Gimbe: “Covid ormai fuori controllo, servirà un mese di lockdown”

Roma, 30 ottobre – Il virus si propaga ormai troppo velocemente, come attesta l’impennata dei nuovi casi e dei ricoveri in terapia intensiva registrati nell’ultima settimana, e dunque non resta che passare all’adozione di misure drastiche per limitare i contagi. Questo il senso del messaggio diffuso ieri dalla Fondazione Gimbe con il suo report indipendente settimanale sull’andamento

“I dati dell’ultima settimana” spiega Nino Cartabellotta, presidente della fondazione (nella foto)documentano il crollo definitivo dell’argine territoriale del testing & tracing, confermano un incremento di oltre il 60% dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e fanno registrare un raddoppio dei decessi. In alcune aree del Paese non è più procrastinabile il lockdown totale per arginare il contagio diffuso e ridurre la pressione sugli ospedali”.

Queste, in dettaglio, le variazioni registrate rispetto alla settimana precedente  dalle rilevazioni e analisi di Gimbe:  decessi, 955 (+108,1%);  terapia intensiva, +541 (+62,2%);  ricoverati con sintomi, +5.501 (+65,1%); nuovi casi, 130.329 (+88,9%); casi attualmente positivi, +112.351 (+78,7%); casi testati, +91.641 (+14,5%); tamponi totali, +147.423 (+14,4%).

“Al di là dei numeri assoluti”  spiega Cartabellotta “preoccupano i trend esponenziali con cui aumentano i pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva, con un tempo di raddoppiamento di circa dieci giorni da tre settimane consecutive”.

Secondo Enrico Bucci, professore aggiunto alla Temple University “mantenendo questi trend di crescita, all’8 novembre si stimano 31.400 (Ic 95%: 30.000-33.000) ricoverati con sintomi e 3.310 (Ic 95%: 3.200-3.400) in terapia intensiva; numeri che potrebbero ridursi per l’eccesso di letalità da sovraccarico ospedaliero”. Infatti, superando il limite del 30% dei posti letto occupati da pazienti Covid-19, dopo la cancellazione di interventi chirurgici programmati e prestazioni sanitarie differibili, si assisterà inevitabilmente all’incremento della mortalità, non solo Covid-19 correlata.

“Vero è che sono state introdotte progressive restrizioni da parte di Governo e Regioni” continua Cartabellotta “ma il loro effetto sulla flessione della curva dei contagi sarà minimo, sia perché le misure non sono state “tarate” su modelli predittivi a due settimane, sia perché le blande misure dei primi due Dpcm sono già state neutralizzate dalla crescita esponenziale della curva epidemica”.

L’impatto dell’introduzione di differenti misure di contenimento sul valore di Rt è oggetto di un recente studio pubblicato sulla rivista Lancet Infectious Diseases da ricercatori dell’Università di Edimburgo che ha analizzato dati da 131 Paesi. “In relazione ai risultati ottenuti dall’introduzione di ciascuna misura di contenimento” spiega Renata Gili, responsabile di Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe “è stata stimata l’efficacia sul valore di Rt di quattro possibili gruppi di interventi a 7, 14 e 28 giorni. Se da un lato gli effetti dipendono dal numero e dalla tipologia di restrizioni, dall’altro non sono affatto immediati. Infatti, per dimezzare il valore di Rt servono 28 giorni di lockdown totale, tempi che in Italia potrebbero dilatarsi ulteriormente per il ritardo sempre maggiore nella notifica dei casi”.

Considerato che le misure introdotte con il Dpcm del 24 ottobre includono divieto di eventi pubblici e assembramenti, invito allo smart working e didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado per almeno al 75% delle attività, è possibile stimare a 14 giorni una riduzione del valore di Rt di circa il 20-25%, totalmente insufficiente per piegare la curva dei contagi e arginare il sovraccarico degli ospedali. “Peraltro l’indice Rt oggi sottostima ampiamente la velocità di diffusione del virus” spiega Cartabellotta “perché, oltre ad essere calcolato solo sui casi sintomatici (circa 1/3 del totale dei contagiati), si basa su dati relativi a due settimane prima e pubblicati dopo circa 10 giorni. In altri termini, le decisioni vengono prese sulla base di un Rt che riflette contagi di circa un mese fa”.

Secondo l’aggiornamento nazionale  pubblicato dall’Istituto superiore di sanità il 23 ottobre, infatti, l’indice Rt medio di 1,50 (Ic 95%: 1,09-1,75) è calcolato al 20 ottobre su dati riferiti al periodo 1-14 ottobre. “L’epidemia già fuori controllo in diverse aree del Paese da oltre tre settimane”  conclude Cartabellotta “insieme al continuo tentennamento di sindaci e presidenti di Regioni nell’attuare lockdown locali stanno spingendo l’Italia verso la chiusura totale. Senza immediate chiusure in tutte le zone più a rischio, serviranno a breve almeno quattro settimane di lockdown nazionale per abbattere la curva dei contagi e permettere di assistere i pazienti in ospedale, al fine di evitare una catastrofe sanitaria peggiore della prima ondata. Perché questa volta, oltre al dilagare dei contagi anche nelle regioni del Sud, meno attrezzate dal punto di vista sanitario, abbiamo davanti quasi cinque mesi di stagione invernale con l’influenza in arrivo”.