Gianfrate: “Concorrenza e farmacie, paradossale liberalizzare con le catene”

Roma, 12 luglio – “Le future ‘catene’ potranno cambiare la farmacia da impresa a punto vendita e il farmacista da titolare a dipendente. Indirizzeranno il mercato verso i prodotti più profittevoli, segnatamente le “private labels” con limitata influenza sulle industrie produttrici soprattutto per l’extra farmaco, e in minore per l’Otc, già trattato dalle gigantesche centrali d’acquisto della Gdo”.

Questa la conclusione di un lungo contributo dell’economista Fabrizio Gianfrate, pubblicato oggi su quotidianosanita.it, al termine di una dettagliata analisi “di scuola” sul possibile impatto del ddl Concorrenza sul sistema farmaceutico italiano.

“Buffo chiamare ‘concorrenza’ una misura che riduce il sistema da 17.000 concorrenti a cinque” annota già in premessa Gianfrate. “Ricorda, nel paradosso semantico, il favoloso yacht oceanico che la contessa radical chic di Fantozzi, moglie del mega industriale, aveva chiamato ‘Poteve Opevaio’. Liberalizzare usando le ‘catene’, insomma, pare un curioso ossimoro, una singolare figura retorica”.
Gianfrate passa in rassegna situazione e tendenze di un settore che vede quasi il 70% del mercato della farmacia per i medicinali a pagamento ed extra farmaco, quindi “dai prezzi influenzabili”, con un  mercato anticiclico dalla domanda anelastica e a crescita bassa ma costante, l’accessibilità al punto-vendita ampiamente saturata dall’elevato numero di farmacie e il farmaco Ssn sempre più gestito con formule di servizio (Dpc) anziché tradizionali (margine), il tutto con una qualità di servizio (assortimento, accesso, distribuzione sul territorio, counselling) già alta. Evidenziando che le dinamiche di mercato dei farmaci con obbligo di prescrizione “non sono ovviamente influenzabili dalla leva prezzo”, la previsione dell’economista è che “i prezzi non si ribasseranno, se non in misura ridotta per i minori costi e la maggiore efficienza ma si tradurranno prevalentemente in profitto. Anzi, al contrario” osserva Gianfrate “l’effetto inflativo del prezzo delle farmacie per aumentata richiesta con numero fisso si scaricherà sui prezzi al pubblico dei prodotti trattati”.

“Riassumendo in conclusione, la legge in arrivo si chiama ‘concorrenza’ ma determina il potenziale passaggio da 17000 concorrenti a cinque” tira le somme Gianfrate “dove con un mercato e punti vendita stabili l’effetto economico sarà fortemente anti redistributivo sia orizzontalmente (tra farmacie) che verticalmente (tra titolare-azienda e dipendente), con prezzi mediamente difficili da aggredire essendo oltre due terzi del mercato già liberalizzato se non per il 10% costituito dalla C con ricetta ma da questa dipendenti, dove il servizio è già di elevata qualità, quindi difficilmente migliorabile, e con effetti occupazionali e di gettito fiscale probabilmente negativo”.

“Il potenziale plusvalore aggiunto delle ‘catene’ per la collettività sarà invece a mio avviso soprattutto per le strategie e gli investimenti futuri, in formazione manageriale del personale e in innovazione tecnologica, specialmente robotica. Che saranno comunque finalizzati, come legittimo, al loro profitto” conclude quindi Gianfrate. Il quale, in cauda venenum, affida alla frase di chiusura del suo contributo quello che suona a tutti gli effetti come un giudizio decisamente negativo sull’opportunità delle misure del ddl Concorrenza: “La nostra speranza è che questo coincida il più possibile con un beneficio per la collettività. Un po’ poco per rivoluzionare un intero sistema che già funziona bene e che basterebbe poco a far funzionare meglio”.