Gentiloni: Ema, Milano ha buone carte ma tutto è ancora in gioco

Roma, 23 ottobre – Dita incrociate e un incessante lavoro diplomatico. Queste, in buona sostanza, le armi che restano all’Italia per giocarsi fino in fondo tutte le chances per vincere la gara dell’assegnazione della sede Ema a Milano. È quanto emerge dalle dichiarazioni del premier Paolo Gentiloni (nella foto), reduce dal Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles il 19 e 20 ottobre, nel corso del quale si è inevitabilmente molto parlato anche delle sedi delle agenzie europee costrette a lasciare Londra per effetto della Brexit.

Il tema, in verità, più che nei tavoli ufficiali dell’incontro, ha tenuto banco negli incontri ravvicinati dei rappresentanti dei vari Paesi, molti dei quali – come è noto – hanno avanzato (proprio come l’Italia per Milano) la propria candidatura ufficiale a ospitare l’Ema. Ciascun Paese ha inevitabilmente promosso le proprie buone ragioni, per guadagnare quanti più consensi possibile, Italia compresa. Che – ha affermato Gentiloni – sta giocando ormai da mesi con molta determinazione tutte le sue carte, grazie anche a un gioco di squadra che ha coinvolto tutti: governo, istituzioni locali, Agenzia italiana del farmaco, sistema economico, produttivo e culturale.

Un lavoro che ha prodotto esiti positivi, secondo il premier, attestati dalle valutazioni ufficiali rese note dalla Commissione europea e dalla stessa Ema, che includono Milano – come ha ricordato il premier – nella ristretta rosa delle candidate favorite.

Gentiloni non ha rivelato dettagli sui contenuti e i risultati degli incontri “informali” con i suoi colleghi degli altri Paesi, mantenendo un atteggiamento improntato a grande realismo: da una parte, non ha mancato di ribadire i punti di forza della candidatura di Milano, che oltre alle  buone valutazioni ricevute su location, strutture, servizi eccetera, sono rappresentati anche dalla forza dell’industria farmaceutica nazionale (seconda solo alla Germania nello scenario europeo) e dall’autorevolezza riconosciuta sul piano internazionale all’Aifa. Dall’altra, però, il premier ha anche ricordato che l’assegnazione delle sedi delle agenzie, a novembre, sarà decisa da “una votazione segreta, tipo quella che si fa per le Olimpiadi, dove ogni Paese ha un suo pacchetto di voti”. E che, alla fine, quella per ottenere la sede dell’Ema “resta una competizione e sappiamo che tra i 19 candidati, oltre a Milano ce ne sono altri altrettanto forti”. Come dire, insomma, che la partita è ancora aperta e tutta da giocare, senza fare  troppo affidamento, ha concluso Gentiloni,  “sulle voci di corridoio che circolano in questi giorni. Nulla è ancora deciso”.
I giochi sono tutt’altro che fatti, insomma, e il loro esito (per quanto forti e legittime siano le chances italiane) è tutt’altro che scontato.