Gentile (MISE): “Concorrenza, al momento il Governo non ha autorizzato la fiducia”

Roma, 22 giugno – Da una parte un auspicio dichiarato, quello della rapida approvazione del ddl Concorrenza. Dall’altra una precisazione che conferma la situazione di incertezza sull’iter del provvedimento della quale il nostro giornale riferisce ormai quotidianamente: “al momento il Consiglio dei Ministri non ha autorizzato la questione di fiducia”.

Così Antonio Gentile, sottosegretario dello Sviluppo economico (nella foto), interpellato prima della seduta di ieri delle Commissioni Finanze e Attività produttive, impegnate nell’esame degli emendamenti al provvedimento, ha riassunto la situazione del ddl Concorrenza.

La tempistica di approvazione dipende essenzialmente dalle dinamiche politiche e parlamentari, che ne hanno più volte rallentato l’iter” ha dichiarato il sottosegretario del MISE al quotidiano del mondo dell’energia Staffetta, affermando che  “per quanto riguarda il Governo, questo è un pilastro della nostra strategia di riforme. Il ddl offre risposte concrete alle esigenze dei cittadini e delle imprese e rappresenta un contributo importante per rilanciare la produttività, la crescita e l’occupazione nel nostro Paese.

“Come abbiamo messo nero su bianco nel programma nazionale di riforma” ha quindi aggiunto Gentile “per il Governo la rapida approvazione del provvedimento è un punto irrinunciabile: tanto più che il testo è uscito dalla Commissione Industria del Senato il 2 agosto 2016 e da allora non ha più subito cambiamenti. Spero che il Parlamento, pur nella sua autonomia e nel rispetto delle sue prerogative, capisca che l’Italia sta attraversando una fase cruciale nella quale non possiamo permetterci il lusso di rallentare ulteriormente le riforme”.

Nessun cenno al fatto che in Parlamento siedono (appunto) parlamentari che rispondono a precisi ordini di scuderia. E quegli ordini, nel caso di specie, vengono dal partito di maggioranza che determina in larghissima misura decisioni (e sorti) del Governo (si veda al riguardo la sortita della relatrice Silvia Fregolent di cui ha riferito ieri il nostro giornale).

Gentile può anche continuare ad libitum in quello che appare un tentativo di far rimbalzare la responsabilità dello stallo del provvedimento sulle spalle dei deputati, ma sa bene che la realtà è ben altra e che all’origine e sullo sfondo  delle impreviste (si fa ovviamente per dire…) difficoltà che il ddl 3012 B sta incontrando alla Camera ci sono ben altre ragioni. Non ultimo il braccio di ferro (o la partita a scacchi, se si preferisce una metafora meno muscolare) in corso tra il titolare del MISE Carlo Calenda, che si trova nella singolare condizione di giocare molte delle sue fiches su una legge che, come ha più volte ricordato, non è la sua, ma che va immediatamente approvata “per serietà”, e il segretario del Pd ed ex premier Matteo Renzi, azionista di maggioranza del governo Gentiloni, che secondo i retroscena dell’informazione politica sarebbe impegnato a stroncare sul nascere le (eventuali) ambizioni di quello che, in futuro, potrebbe essere uno scomodo e temibile competitore politico.

Proprio ieri, Calenda ha incontrato a Bologna Romano Prodi, tornato negli ultimi tempi protagonista delle dinamiche politiche interne al centrosinistra. Oggetto dell’incontro (secondo quanto riferisce l’Huffington Post) l’ipotesi della costituzione di un’area di centro, aggregata appunto intorno a Calenda, alleata di una coalizione di centrosinistra largo. Ma avere il titolare del MISE alla guida di una forza di centro in un’ipotetica alleanza di centrosinistra non è ovviamente una prospettiva che faccia fare salti di gioia a Renzi, come attesta peraltro il gelo assoluto che il Pd ha opposto all’incontro bolognese di ieri.

Tornando al ddl Concorrenza, sempre ieri la relatrice in Commissione Finanze Fregolent ha dichiarato che, considerato il numero limitato di emendamenti da esaminare (per alcuni dei quali lo stesso sottosegretario Gentile ha però annunciato, senza però formalizzarla, la richiesta di accantonamento da parte del Mise),  le Commissioni contano di completare l’esame oggi.

Ma, appunto, è rimasta ancora aperta la questione della richiesta di accantonamento, che potrebbe essere risolta oggi ma che al momento non esclude un rinvio della conclusione dell’esame in Commissione. Questo, almeno, è quanto ipotizza l’agenzia askanews, sottolineando anche che l’eventuale prolungamento dell’esame in Commissione (la cui conclusione era attesa per oggi) ritarderebbe inevitabilmente anche l’approdo in Aula, fissato in calendario per lunedì 26 giugno.