Gelli, la mancata candidatura fa discutere dentro e fuori il Pd

Roma, 30 gennaio – Si è servito di Facebook, Federico Gelli (nella foto), per confermare la notizia (ormai di dominio e sorprendente per molti, se non tutti) della sua esclusione dalle liste dei candidati del Pd alle elezioni del sempre più prossimo 4 marzo.

Come molti di voi sapranno, non sono stato candidato alle prossime elezioni politiche. Volevo ringraziare quanti mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto in questi anni in cui ho lavorato duramente, dando il mio contributo al raggiungimento di grandi risultati per la sanità italiana e non solo” scrive il responsabile nazionale Sanità del Pd, che poi ricorda brevemente i risultati prodotti nel corso del suo mandato a Montecitorio, a partire dalla legge sulla sicurezza delle cure e la responsabilità del personale sanitario che porta il suo nome: dalla legge sul riordino delle professioni sanitarie a quella sull’obbligatorietà dei vaccini, passando per la legge sul biotestamento, l’entrata in vigore dei nuovi Lea e l’istituzione dei Fondi per i farmaci innovativi oncologici e contro l’epatite C, Gelli fa un breve riepilogo dei provvedimenti approvati grazie anche al suo impegno diretto, ai quali aggiunge “il contributo dato alla Riforma del Terzo settore, alla Legge sul Dopo di noi e l’importante lavoro svolto dalla Commissione Inchiesta sui migranti che ho presieduto negli ultimi due anni”.

“Sono consapevole che molto resta ancora da fare” aggiunge il parlamentare toscano. “Nella prossima legislatura dovranno essere compiute scelte importanti, e anche se non potrò contribuire direttamente dal Parlamento, non verranno meno la passione e l’impegno civile e sociale che ho sempre avuto unite alla mia esperienza di medico e professionista della sanità che certo mi ha permesso e sempre mi permetterà di avere un osservatorio privilegiato su come dobbiamo immaginare il sistema sanitario del futuro“.

Nessun riferimento diretto, meno che meno polemico, alla scelta che lo ha estromesso dalle candidature per la prossima legislatura, nella quale – è del tutto evidente anche dal suo intervento su Facebook – Gelli riteneva di poter dare ancora un importante contributo personale e diretto per affrontare il “molto che resta ancora da fare” a livello legislativo in ambito sanitario.

Ma qualche voce su quella che, per molti (anche all’interno dello stesso partito: un’ottantina di personalità del Dipartimento sanità del Pd hanno indirizzato al segretario Matteo Renzi una lettera con la quale gli chiedono espressamente “di rivedere le liste della Toscana e di dare tramite anche Federico la possibilità di provare a continuare il suo progetto, il nostro progetto, per garantire la tutela della Salute del nostro Paese”)  appare una scelta del tutto inspiegabile comincia in ogni caso a filtrare.

Secondo una di queste, particolarmente accreditata, la scelta di Renzi di non candidare Gelli in Parlamento sarebbe frutto della sua intenzione di puntare su di lui come prossimo sindaco di Pisa, incarico al quale – peraltro – il responsabile Sanità del Pd non ha mai pensato e non è detto sia disponibile.

Vera o no che sia la motivazione addotta da Renzi (estremamente attendibile, per quanto risulta a RIFday) è del tutto evidente che quella del segretario del partito è una scelta passata sulla testa del diretto interessato, e non solo, alla luce delle reazioni suscitate all’interno ma anche all’esterno del partito: parole dure contro la mancata ricandidatura di Gelli sono infatti arrivate da parlamentari di altre formazioni come Giovanni Monchiero di Civici e innovatori, che si dice “incredulo e risentito” per la decisione, e da esponenti del mondo della sanità come Costantino Troise, segretario nazionale del sindacato dei medici Anaao Assomed, secondo il quale la decisione di giubilare Gelli chiarisce tutti i dubbi sul fatto che la sanità pubblica, e quindi la salute degli italiani, “non è stata nell’agenda del governo in carica perché non era nell’agenda del partito di maggioranza. Che, forse, nemmeno si è accorto che il suo Ggoverno ha preferito scommettere contro se stesso investendo i soldi dei libretti postali nella sanità privata e dare spazio a secondi e terzi pilastri, piuttosto che finanziare il Ssn. Il Pd ha perso la salute. E la prognosi resta riservata”.