Garattini: “In farmacia 9000 medicinali, ne basterebbero la metà”

Roma, 29 gennaio – “La comunità scientifica italiana ha mancato l’obiettivo di far diventare la ricerca una priorità nell’agenda del Paese. Io me ne assumo, per la mia parte, la responsabilità”.

È una delle affermazioni che Silvio Garattini (nella foto), bergamasco, 90 anni a novembre, farmacologo di consolidata e conclamata fama internazionale, ha rilasciato in occasione dell’interessante intervista pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore a firma di Lello Naso.

Garattini, che annuncia la sua decisione di lasciare la guida del Mario Negri a meta di quest’anno,  passando la mano (aggiungendo anche che “se il consiglio d’amministrazione lo ritiene, potrei rimanere con un incarico di rappresentanza”), spiega perché, a suo giudizio, l’Italia sia ancora in ritardo sul fronte della scienza.

“Stiamo ai fatti, il rapporto tra investimenti in ricerca e Pil oggi non è molto diverso da quello del 1963, il numero di ricercatori in Italia è ancora molto basso” spiega il farmacologo. “In tutti gli indicatori scientifici, l’Italia è sotto la media Ue e molto dietro rispetto ai Paesi concorrenti. L’Airc, l’Associazione per la ricerca contro il cancro, dà più fondi alla ricerca dello stesso Stato”.

Le eccezioni virtuose che pure l’Italia può vantare (come l’Istituto dei tumori, lo Ieo, il San Raffaele, il Besta o lo stesso Istituto Mario Negri, eccellenze riconosciute a livello internazionale) non bastano ad assolvere il Paese dal suo ritardo.

“In Italia la cultura scientifica è rimasta Cenerentola” afferma infatti Garattini. “Se qualcuno dice che Garibaldi è un pittore dell’Ottocento, è un ignorante, ed è vero. Se, invece, confonde l’atomo e la molecola e glielo fai notare, ti dice che sei pignolo e che non siamo tutti scienziati. Non è una banalità, perché questa mentalità arriva ai più alti livelli e tocca anche i processi decisionali della politica“.

Il farmacologo, al riguardo, può fare molti esempi tratti dalla sua lunga esperienza: “Quando ero nel Consiglio superiore di Sanità dovemmo faticare parecchio per impedire che il protocollo Di Bella venisse validato e i farmaci riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale. Lo stesso è successo più di recente per Stamina” afferma Garattini, sottolineando che “l’emotività prende sempre il sopravvento. Perché nel Paese manca la cultura scientifica, lo ripeto. E perché la politica e i partiti sono condizionati dagli interessi elettorali”.

Garattini torna anche su temi che costituiscono suoi storici cavalli di battaglia, come la politica dei farmaci del nostro Paese, della quale si è occupato in prima persona in ruoli importanti,  presiedendo in passato la commissione Cuf che si occupava della revisione del prontuario dei farmaci. “Abbiamo fatto un’opera di cancellazione di prodotti dal prontuario che ha generato quattromila miliardi di vecchie lire di risparmi” ricorda al riguardo il farmacologo. “Sono passati venti anni e non si è più fatta una revisione del prontuario. Ce ne sarebbe proprio bisogno. Nelle farmacie ci sono circa novemila prodotti. Ne basterebbe la metà”.

Per Garattini, la questione non ha solo contenuti politici, scientifici, economici e sociali, ma appartiene anche al novero delle battaglie civili: “Anche in questo caso abbiamo perso la battaglia culturale per fare prevenzione e limitare la somministrazione di medicine. Hanno vinto le case farmaceutiche” spiega il farmacologo. “Oggi si fuma, si beve, si fa uso di stupefacenti perché c’è la convinzione che esiste una cura per tutto. Tanto c’è una medicina. Si guarisce con i farmaci. La pubblicità, quando consentita, internet e l’informazione hanno diffuso questo messaggio distorto ma caro alle case farmaceutiche”.

Una situazione che – a giudizio di Garattini – chiama ancora una volta in causa le responsabilità. della politica: “La Ue dovrebbe limitare l’approvazione di nuovi farmaci e ammettere in commercio solo quelli che portano un valore aggiunto terapeutico rispetto alle medicine che sono già sul mercato. Invece le nuove referenze proliferano” spiega il farmacologo, che torna a stigmatizzare la proliferazione dicure e metodi di dubbia efficacia. “L’omeopatia, per esempio, è inutile. Acqua fresca. Non c’è una sola evidenza scientifica che porti benefici terapeutici. Eppure i prodotti omeopatici, costosissimi, sono ammessi in commercio per il principio che non nuocciono alla salute. Ma i farmaci dovrebbero curare le malattie, altro che non nuocere alla salute…”

Garattini dedica un passaggio anche alla recente vicenda dell’assegnazione della sede Ema ad Amsterdam, per sorteggio, nel ballottaggio con Milano: “Bizzarro, non è un criterio per prendere una decisione di quella importanza. Neanche Inter-Pordenone di Coppa Italia si sarebbe decisa con il lancio della monetina. Milano avrebbe meritato l’assegnazione. Un’occasione persa” afferma, senza però rinunciare a bacchettare, ancora una volta, le insufficienze della politica: “L’Italia doveva partire prima con la campagna pro-Milano” spiega infatti Garattini “lavorare meglio in Europa per convincere i partner della bontà del nostro dossier, che era il migliore”.