Fse, attuazione non omogenea nelle Regioni, diffusione al 50%

Roma, 22 settembre – “A oggi l’attuazione del Fascicolo sanitario elettronico non è omogenea rispetto allo sviluppo delle soluzioni offerte dalle Regioni, secondo i dati divisi per Regione resi disponibili su un portale specifico gestito da Agid”.

Ad affermarlo, nel corso di un’audizione di rappresentanti della Conferenza delle Regioni sul tema del Fascicolo sanitario elettronico davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni, è stato Antonino Ruggeri, dirigente del settore Controllo di gestione e monitoraggio dei costi per i livelli di assistenza delle agende sanitarie regionali e dei sistemi informativi della Regione Piemonte.

Lo riferisce l’agenzia Public Policy, aggiungendo che, secondo quanto dichiarato dal dirigente piemontese, “se questo è il contesto del Fascicolo sanitario elettronico, è innegabile che siano stati condotti percorsi a livello regionale in questi anni, ma nonostante più o meno tutte le Regioni siano partite intorno al 2012 e alcune, come la Lombardia, anche 10 anni fa, la diffusione si aggira intorno al 50%”.

Un gruppo di tre Regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), intanto, secondo quanto dichiarato da un altro dirigente regionale audito dalla Commissione per la Digitalizzione del Ssn, Gandolfo Miserendino, professional Ict presso l’assessorato Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, è stato incaricato di studiare il modello di interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico “a livello europeo e comunque internazionale”.

“Questo progetto europeo, che prevede uno sviluppo fino al 2020, porterà le nazioni che hanno aderito a standardizzare i contenuti, che verranno scambiati anche fuori dai confini nazionali”, ha spiegato Miserendino, precisando che in Italia “ciò avverrà attraverso l’Ini, l’infrastruttura nazionale per l’interoperabilità predisposta dal Mef con Sogei”.

“La piattaforma risponde all’esigenza di offrire dei servizi di sussidiarietà per le Regioni che a oggi non hanno implementato la piattaforma del Fascicolo sanitario elettronico” ha aggiunto Miserendino. “Rientrano in questa fattispecie, a oggi, tre Regioni – Calabria, Sicilia e Campania – che hanno richiesto al Mef l’attivazione della sussidiarietà, ovvero lo sviluppo di questa piattaforma attraverso la soluzione che Sogei sta implementando per conto del ministero stesso”.

Ma la piattaforma, ha concluso il dirigente emiliano, servirà allo stesso tempo “alle Regioni che a oggi non hanno implementato totalmente i servizi del Fascicolo sanitario elettronico, al fine di evitare che quell’investimento rappresenti una duplicazione dal centro alla periferia, come il Piemonte, che sta approfondendo con Sogei e con Agid la possibilità di avvalersi di uno dei servizi che l’Ini mette a disposizione, ovvero quello dell’infrastruttura di dialogo (interoperabilità tra una Regione e le altre)”.