Fregolent ammette: “Il Pd non vuole il voto di fiducia sul ddl Concorrenza

Roma, 21 giugno – Il Pd non vuole che il Governo ponga la questione di fiducia sul ddl Concorrenza: “Ne discuteremo. Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, lo aveva escluso. Io mi auguro che alcune correzioni vengano fatte, alcune parti sono una bomba ad orologeria per le famiglie e le piccole imprese che invece vogliamo tutelare”.

Lo ha dichiarato alla Staffetta, il quotidiano del mondo dell’energia, la relatrice Silvia Fregolent (Pd, nella foto), prima dell’inizio della riunione delle Commissioni Attività Produttive e Finanze che ieri ha cominciato l’esame di ammissibilità dei 368 emendamenti presentati per modificare il testo del provvedimento.

In pratica, una vera e propria porta sbattuta in faccia al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che lunedì scorso, durante l’assemblea di Confesercenti (cfr. RIFday di ieri) aveva chiesto ancora una volta il voto di fiducia sul provvedimento e non più tardi di ieri, in Confartigianato, ha ribadito la speranza di vederlo approvato senza modifiche già la prossima settimana.

Ma secondo Fregolent alcune parti del ddl Concorrenza devono essere modificate, soprattutto nel capitolo energia, settore sul quale – ha detto la relatrice –  “non è stato fatto un gran lavoro, c’è il rischio di vedere le bollette delle famiglie costare il 50% in più, sarebbe da rivedere, le aste non sono state una grande scelta. Poi la norma sul telemarketing è allucinante”.

Sulla stessa linea si è schierato il deputato Pd della commissione Attività produttive Tiziano Arlotti, a dimostrazione che quella espressa dalla relatrice è la posizione dell’intero partito, riconducibile dunque al suo segretario.  “Ritengo che siano necessarie alcune modifiche circoscritte al ddl concorrenza, che riguardano determinati aspetti delicati modificati o inseriti ex-nuovo nella trattazione al Senato, come quelli per esempio dell’energia” ha detto Arlotti. “Su questo tema, con l’introduzione di una procedura di asta per chi non sceglie fornitore nel mercato libero, c’e’ addirittura il concerto rischio di un aumento dei costi delle bollette per famiglie e Pmi”.

Va detto che sul punto – e in particolare contro l’assegnazione all’asta dei clienti che non scelgono un fornitore alla scadenza dei prezzi tutelati – sono stati presentati emendamenti non solo dal Pd, ma anche da Fi, Lega, M5S e Mdp.

Il Governo dovrà decidere cosa fare questa settimana: Fregolent ha riferito alla Staffetta di non aver avuto ancora nessuno scambio con l’esecutivo, affermando che qualcosa in ordine ai suoi orientamenti potrebbe forse emergere oggi.

Come è noto, alla scadenza del 13 giugno sono stati presentati 368 emendamenti al testo, che presumibilmente scenderanno a 200: “Gli emendamenti non sono tantissimi, ce ne sono alcuni che sono inammissibili perché sono stati presentati sulle materie che non sono state modificate al Senato, mentre possono essere presentati solo per la parte modificata” ha detto Fregolent, assicurando che in ogni caso “il 26 la legge andrà sicuramente in Aula”.

Né la deputata, relatrice per la Commissione Finanze, né l’altro relatore per la Commissione Attività produttive, Andrea Martella, anch’egli Pd, hanno presentato emendamenti, anche se Fregolent ha tenuto a specificare che il  “il Pd ne ha presentati” e tenerne conto non sarebbe un rischio: “Oggettivamente ci sono dei pezzi molto pesanti. Se si va a votare come tutti dicono nel 2018, la quarta lettura sarebbe solo sui punti modificati e il Senato avrebbe tempo di farli in un amen”.

Il ministro Calenda però tiene il punto e anche ieri  ribadito il suo invito a votare il testo senza modifiche: “Spero si chiuda la prossima settimana. Per me il passaggio del ddl Concorrenza senza ulteriori modifiche è dirimente per una questione di serietà del Paese non ha nulla a che fare con liste, listoni e listini” ha dichiarato il ministro. “Ho già detto quale sarà il mio futuro in maniera chiara e aperta”.

Il “listone” cui fa riferimento Calenda è quello dell’ex premier Matteo Renzi per le prossime elezioni, dal quale – secondo un retroscena del Corriere della Sera del quale il nostro giornale ha riferito ieri – Calenda sarebbe intenzionato a allontanarsi definitivamente, criticando il Pd tra l’altro proprio per l’indecisione sul ddl Concorrenza.

“La questione della concorrenza è una questione che ha a che fare con la serietà di un Paese che si è impegnato a fare una legge” ha insistito il miistro. “Noi dobbiamo chiudere, portare a casa il risultato poi ci sarà spazio per fare delle modifiche. Ci sono degli ulteriori veicoli, ma non possiamo permetterci di riaprirla, non se lo può permettere il Pd in primo luogo che è stato l’animatore di questa legge con questi contenuti”.

Riguardo a Renzi, Calenda ha poi rilevato: “Suggerirei di smetterla di leggere ogni dichiarazione che uno fa di politica economica come una critica al governo di cui io ho fatto parte” e di cui sono “molto contento di aver fatto parte. Ne rivendico l’azione e considero che è stato il governo più vicino al mondo delle imprese che ci sia stato in Italia” ha detto ancora il titolare del MISE.  “Il punto è una linea di politica economica che io ho sempre ritenuto debba lavorare sulla produttività e sulle imprese, perché” ha concluso il ministro “sono le imprese che possono creare lavoro che è il grande problema italiano”.

Le schermaglie registrate anche ieri nello scambio a distanza tra la renziana Fregolent e Calenda confermano l’esistenza di una netta contrapposizione- ma c’è chi parla senza mezzi termini di scontro –  tra il Pd e il ministro dello Sviluppo economico, impegnato in una strategia da battitore libero che per non pochi osservatori preluderebbe a una sua  possibile (ma mai confermata) candidatura come premier alle prossime politiche.

Prospettiva (o ambizione, se si preferisce) che il partito di Renzi intende invece scoraggiare in ogni maniera, anche impedendo a Calenda (e, due piccioni con una fava,  al premier Gentiloni) di intestarsi l’approvazione della prima legge annuale sulla concorrenza del nostro Paese.

Pazienza, poi, se sull’altare di questi calcoli politici il vero agnello sacrificale rischia di essere il merito di una legge che sarà anche scritta male, ma che “balla” in Parlamento da ormai due anni ed è stata oggetto di reiterate sollecitazioni da parte dell’Europa proprio per il deficit di politiche pro-concorrenziali che caratterizza il nostro Paese.

Nelle votazioni di ieri in Commissione, intanto, le proposte di modifica sono state tutte respinte. Sono stati dichiarati inammissibili 112 emendamenti sui 368 presentati. Di questi 22 sono stati presentati dal Pd, 96 dal Movimento 5 Stelle, 71 da Sinistra Italiana, 60 dalla Lega Nord, 39 da Forza Italia e 31 dal Movimento Democratico e Progressista. Le votazioni proseguiranno oggi pomeriggio.