Fnopi: Per il futuro del Ssn, basta con gli scontri interprofessioniali

BARBARA MANGIACAVALLI IPASVI

Roma, 14 ottobre –  Patto per la salute e Legge di bilancio, in primo luogo, ma anche i diversi provvedimenti legislativi e i vari accordi e intese  tra Governo e amministrazioni regionali in corso di esame e di definizione in Parlamento e in Conferenza Stato-Regioni: sono questi i passaggi obbligati ai quali i 450 mila infermieri italiani (270mila dei quali dipendenti del Ssn) aspetteranno le istituzioni politiche per verificare se e quanto intendando davvero portare avanti i percorsi necessari per assicurare  “il diritto al futuro della professione  infermieristica e il diritto al futuro di un’assistenza accessibile, equa, sicura, universale e solidale, senza accettare più prese di posizione, deroghe o tempi di attesa con l’unico effetto di rimanere ancorati a un immobilismo pericoloso per l’assistenza e i diritti dei cittadini”.

È quanto si legge nella mozione approvata sabato scorso dal Consiglio nazionale della Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri, dove si precisa che solo risposte concrete daranno “la vera misura della volontà di tutelare il nostro Servizio sanitario pubblico e di sostenere i diritti dei pazienti. Solo questo darà la misura della capacità di Governo e di attenzione al tema dell’effettività dei diritti dei pazienti”.

Per ottenere il risultato, “il Consiglio nazionale Fnopi chiede ufficialmente ai ministri competenti, quello della Salute in prima battuta e alle Regioni, che si affronti in tempi brevi questo tema in modo strutturato, attingendo alle evidenze e sottraendolo alla strumentalizzazione politica. I presidenti danno inoltre mandato alla presidenza della Federazione di rappresentarli ai tavoli di analisi e discussione, multi-istituzionali e anche multi-professionali, per giungere a un’organizzazione condivisa e reale dei servizi e dell’assistenza che non sia la facciata di un palazzo vuoto di contenuti innovativi e solo pieno di vecchi ricordi di un’attività ormai lontana dai bisogni reali, ma la base per costruzione di un nuovo e più efficiente modello di Servizio sanitario nazionale”.

Il documento della Federazoine presieduta da Barbara Mangicavalli (nella foto) vuole anche essere una presa di posizione anche nei confronti dello stato di tensione interprofessionale che si è venuto a creare negli ultimi tempi, con diverse  “scaramucce” tra le varie figure professionali del Ssn: una condizione  che, invece di far avanzare il servizio sanitario pubblica e i diritti dei pazienti,  rischia di riportare indietro i rapporti tra le professioni e e riflettersi negativamente sulle politiche sanitarie pubbliche: “O si cambia, con coraggio e responsabilità, o si danneggia inesorabilmente il Servizio sanitario nazionale e non si va incontro ai reali bisogni dei cittadini” scrive al riguardo la Fnopi, precisando che  l’obiettivo di tutte le professioni sanitarie,  deve essere quello di dare ai cittadini ciò di cui hanno veramente bisogno, disegnando i nuovi modelli basati su ciò che deve necessariamente venire anche dopo la diagnosi e la terapia: l’assistenza continua e la continuità tra ospedale e territorio, fino al domicilio del paziente. E il presupposto di tutto è e deve essere che i processi vanno costruiti insieme mettendo a disposizione il proprio sapere, quello di ogni disciplina.

In questo senso, sostengono i rappresentanti degli infermieri, mettere in dubbio modelli ormai internazionalmente riconosciuti in tutto il mondo, a partire dai principali Paesi europei, “utilizzando e confondendo definizioni come task shifting, che riguardano tutte le professioni, crea confusione e destabilizzazione nel prezioso rapporto con i cittadini e con gli assistiti che tutte le professioni devono avere secondo le proprie caratteristiche”.

“L’obiettivo della professione infermieristica” si legge ancora nella mozione sottoscritta dai 102 presidenti degli Ordini e il Comitato centrale della Fnopi “non è altro che quello di rendere coerente l’esercizio professionale con le competenze acquisite costantemente nel corso degli anni, grazie ad uno specifico percorso di studi molto rigoroso e robusto, e in continua evoluzione. Non c’è alcun esproprio di professionalità o invasione di competenze altruiatti questi che non devono essere nel pensiero di nessuno: nessun professionista vuole fare il lavoro di altri, nessun professionista che ha scelto una disciplina intende confonderla con quelle di altri”.  

Secondo la mozione Fnopi, non sostenere questo percorso vuol dire sprecare risorse e competenze enegare lo sviluppo, l’innovazione e il cambiamento di cui ha bisogno il Ssn per allinearlo e metterlo in grado di rispondere di più e meglio alle nuove sfide, ai nuovi bisogni delle comunità. Vuol dire anche negare lo sviluppo che da oltre 25 anni ha caratterizzato la professione infermieristica nel settore dell’assistenza: dalle lauree ai master di primo e secondo livello, dai dottorati di ricerca alla docenza universitaria, dalla dirigenza alla responsabilità assistenziale dei pazienti, a partire dai servizi di emergenza-urgenza fino all’assistenza domiciliare e terminale.

L’iniziativa della Fnopi è stata subito favoerevolmente commentata da Filippo Anelli, presidente della Fnomceo. Proprio con i medici, come è noto, si sono registrate anche nel recente passato le “frizioni” e i segnali di nervosismo cui fa riferimento il documento diffuso sabato dagli infermieri. Anelli afferma di apprezzare “il fatto che gli infermieri vogliano evitare il trasferimento di competenze da una professione a un’altra, e che riaffermino come i processi vadano costruiti insieme, mettendo a disposizione i saperi di ogni disciplina. Il nostro Ssn, per essere moderno ed efficiente, ha bisogno di tutte queste competenze, sempre più avanzate, che si esprimono mediante modelli multiprofessionali e si fondano sul lavoro in equipe. Ne ha bisogno, ad esempio, nei microteam dell’assistenza territoriale, che comprendano, oltre al medico, l’infermiere di famiglia. Ne ha bisogno sulle ambulanze per il soccorso avanzato, che devono portare a bordo microequipe con medico, infermiere, autista soccorritore”.

“La conflittualità tra le professioni è un’eredità pesante del passato che vogliamo lasciarci alle spalle per camminare verso il futuro in un’ottica di confronto che esalti le rispettive competenze, sostenendo percorsi formativi che qualifichino sempre più il nostro operato” ha detto ancora Anelli, affermando di credere in una sanità fatta dagli infermieri, dai medici, da tutte le figure professionali di antica o nuova istituzione. “Noi immaginiamo un servizio sanitario che sia nazionale, equo, universalistico, solidale, fondato sul lavoro e sulle specifiche e sinergiche competenze di tutti professionisti sanitari e sociali” ha quindi concluso il presidente Fnomceo.  “Perché quel futuro che, insieme agli infermieri, reclamiamo a gran voce per la nostra sanità dipende dal lavoro dei professionisti, un lavoro di squadra dove ognuno gioca nel suo ruolo e tutti sono fondamentali per vincere la parti”.