Firmato il Patto per la Salute, più certezze nelle risorse per la sanità

Roberto Speranza, in visita alla camera ardente del Senatore a Vita Emilio Colombo allestita nella sua abitazione. Roma 25 giugno 2013 ANSA/ANGELO CARCONI

Roma, 19 dicembre – Governo e Regioni hanno firmato il nuovo Patto per la Salute 2019-21, strumento fondamentale per assicurare le necessarie certezze, anche dal punto di vista economico-finanziario, al sistema sanitario pubblico.

Il Patto sancisce infatti un rilevante incremento delle risorse destinate alla sanità: 114,474 miliardi di euro per l’anno 2019, 116,474 per il 2020 e in 117,974 euro per il 2021. Trovano dunque  tutto ciò va aggiunto quanto previsto dalla Legge di Bilancio con un incremento, dopo i 4 miliardi già previsti per il 2019, di 2 miliardi per gli investimenti per l’edilizia sanitaria e l’aumento di 1,5 miliardi di quelli per l’ammodernamento tecnologico. Una scheda di sintesi dei contenuti del Patto per la Salute 2019-21 è disponibile su questa pagina del sito del ministero della Salute.

“Il Paese è più unito e vuole investire nuovamente, con tutta l’energia possibile, nel comparto salute”  ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza (nella foto), dopo l’approvazione definitiva del documento da parte della Conferenza Stato-Regioni.“Penso che questa sia la scelta giusta, grande unità e grande coesione tra lo Stato, il Governo e le Regioni. Proviamo ad investire con vigore: lo facciamo con 2 miliardi di euro in più quest’anno e 1,5 miliardi il prossimo. Ma abbiamo un obiettivo molto più ambizioso da qui alla fine della legislatura, annunciato insieme al presidente del Consiglio Conte: 10 miliardi per la sanità. Con questo Patto affrontiamo alcuni nodi fondamentali, a partire da quelli del personale, per provare a dare più forza al nostro Servizio sanitario nazionale. Oggi, si è scritta una bella pagina di dialogo tra le istituzioni e di collaborazione istituzionale e il Servizio sanitario è più forte”.

“Proveremo ogni giorno a migliorare il nostro Ssn” ha aggiunto il Ministro. “Dobbiamo investire e mettere ancora più risorse, favorire l’accesso di nuove energie e di capitale umano, dobbiamo investire sulla sanità digitale e sulla ricerca, che va valorizzata. Quando si parla di salute delle persone, non c’è mai un punto di arrivo, ma sempre un nuovo punto di partenza. Questa approvazione del Patto per la Salute è un fatto positivo e rilevante, ma è anch’esso un punto di partenza per costruire una sanità più in grado di rispondere alle domande dei cittadini”.
“Abbiamo iniziato a dare risposta anche all’eccessiva mobilità sanitaria”  ha concluso Speranza “che costringe spesso i cittadini del Sud a recarsi nelle regioni del Nord. Investiremo il più possibile per rafforzare i presidi sanitari e i nostri ospedali nel Mezzogiorno”.

Soddisfatto anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: “Siamo di fronte a un punto di partenza che segna un’inversione di tendenza e che va letto in modo inequivocabile come un rilancio della sanita pubblica e del diritto alla salute definito in modo puntuale dalla Costituzione” il suo commento all’esito della seduta della Conferenza Stato-Regioni di ieri. “Un risultato che dobbiamo anche all’impegno del Governo e in particolare dei ministri della Salute,  dell’Economia e dell’Università, Roberto Speranza, Roberto Gualtieri e Lorenzo Fioramonti.
“Grazie al lavoro portato avanti dalle istituzioni regionali nell’ultimo anno ci troviamo di fronte aun testo che recepisce gran parte delle richieste avanzate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome” ha detto ancora Bonaccini, elencando i risultati più importanti raggiunti grazie all’intesa sancita ieri. Una lista nutrita, che parte dal raggiungimento delle garanzie in merito alla certezza delle risorse per il Ssn per il triennio, con un incremento pari a 3,5 miliardi, passa per lo sblocco di ulteriori risorse per gli investimenti in edilizia sanitaria e l’ammodernamento tecnologico e la semplificazione dell’iter amministrativoe  dispone la revisione dei meccanismi e degli strumenti relativi ai piani di rientro e ai commissariamenti (compresa la definizione dei parametri per l’uscita). La lista prosegue con la rimodulazione, nella direzione di una maggiore flessibilità, del tetto relativo alla spesa del personale dal 5% al 10%, valutando la possibilità di un ulteriore innalzamento al 15%; la rimodulazione del tetto relativo agli acquisti di prestazioni da privato accreditato, che sarà anch’esso più flessibile; la revisione, a quattro anni dalla sua adozione, del Dm 70/2015 che fissava gli standard per l’assistenza ospedaliera; le risposte per superare l’emergenza della carenza dei medici consentendo ai medici iscritti al terzo anno di specializzazione di poter lavorare nelle nostre strutture sanitarie e prevedendo fino al 2022 la possibilità per i medici di permanere in servizio fino al 70° anno di età e, infine, la valorizzazione e sviluppo delle competenze delle professioni sanitarie.

“Insomma”  conclude Bonaccini “abbiamo scritto con il Governo, e le Regioni hanno dato un contributo di idee e proposte determinante, un Patto che contiene diverse ‘leve’, alcune molto innovative, per migliorare il servizio sanitario”.
Molto positivo anche il commento di Luigi Genesio Icardi, assessore regionale del Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni: “Il Patto prevede alcuni importanti strumenti per poter disporre dei medici nei reparti, il superamento dei tetti di spesa sul personale, semplificazioni sugli investimenti, l’estensione delle fasce di età per le prestazioni di screening mammografico, la revisione del Dm 70/2015″ ha commentato Icardi dopo la firma, esprimendo la sua  “personale soddisfazione” sulla formulazione del nuovo Patto e ringraziando “i colleghi assessori di tutte le Regioni ed i tecnici regionali per il lavoro svolto sul testo e  il ministro della Salute Roberto Speranza e tutti i tecnici ministeriali per la disponibilità all’ascolto delle Regioni”.

“In questo lungo dialogo le Regioni hanno dimostrato di sapere individuare e proporre, in modo condiviso, le soluzioni necessarie per migliorare la nostra amata Sanità” ha detto ancora Icardi, entrando nel merito dei contenuti del Patto. “La scheda 17, ‘Impegni reciproci’, dà un nuovo volto al Patto: non più un mero accordo programmatico e finanziario, statico, ma un percorso fra Regioni e Governo per affrontare e risolvere i problemi ancora aperti. Si tratta di un nuovo inizio e, auspico, un sempre maggior coinvolgimento delle Regioni nel percorso, comune, di miglioramento della nostra sanità”.
Soddisfazione anche da parte dei rappresentanti della Regione Lazio: “Nel nuovo Patto sono presenti anche i temi del personale, in riferimento all’uso degli specializzandi al terzo anno, alla possibilità su base volontaria di mantenere in servizio il personale con 40 anni di attività. Due richieste fatte dalle Regioni, e per noi importante che siano state condivise” ha detto l’assessore alla sanità Alessio D’Amato, mentre il presidente Nicola Zingaretti parla di un’ottima notizia, con particolare riferimento alle maggiori dotazioni finanziarie, che si tradurranno  in  “nuove assunzioni, investimenti e servizi migliori per la sanità. Apriamo una nuova stagione di giustizia sociale”.