Fenagifar: “Nostra petizione? Specchio delle criticità dell’Enpaf”

Roma, 9 febbraio – Terzo atto del botta e risposta tra Enpaf e Fenagifar : la sigla dei giovani farmacisti, con un comunicato stampa diffuso ieri, ha infatti voluto rispondere alla puntuale replica (pubblicata in esclusiva da RIFday martedì 6 febbraio) con la quale il presidente dell’Enpaf  Emilio Croce ha evidenziato tutti i limiti tecnici delle proposte finalizzate a un riordino dell’ente di previdenza di categoria contenute nella petizione diffusa sul web (ma non solo) dalla federazione presieduta da Davide Petrosillo, sottolineandone la sostanziale impraticabilità e ricordando a beneficio di quanti non se ne fossero ancora accorti che l’Enpaf ha già intrapreso il percorso che dovrà portare a una sua riforma, anche attraverso un costante confronto con i vari segmenti della professione.

Definendo la petizione Fenagifar  come il “frutto di una ricognizione condotta con esperti settore delle criticità percepite dai nostri iscritti, i giovani farmacisti, ma non solo da loro“, Petrosillo ricorda “le numerosissime comunicazioni che ci sono pervenute, anche sui canali social (…) a sostegno di una riforma dell’ente previdenziale, condivise anche dalla Fofi e da Federfarma. Anche lo stesso presidente  di Enpaf ci ricorda questa necessità” e ringrazia lo stesso Croce “per la lunga risposta che ha dedicato all’annuncio della petizione, che merita senz’altro dei chiarimenti da parte nostra”.

Il contenuto della replica di Croce, in verità, non era certamente la pacifica, condivisa necessità di procedere a un ammodernamento e adeguamento della previdenza di categoria, rispetto alla quale Enpaf è già al lavoro, apertissimo a tutte le istanze e i contributi della professione, e nemmeno l’annuncio della petizione, bensì i contenuti delle proposte in essa avanzate,  delle quali la disamina del presidente della cassa di categoria ha evidenziato tutti i limiti non solo sotto il profilo della praticabilità tecnica e legislativa, ma anche della coerenza e della logica.

Croce, in altre parole, ha ritenuto necessario – di fronte al “contributo” al dibattito sull’Enpaf che Fenagifar ha voluto diffondere, senza alcun preventivo confronto e/o verifica, a tutta la categoria, sollecitando una firma a sostegno delle sue proposte –  di dover procedere a quello che oggi va di moda chiamare “fact check“, al solo scopo di impedire che il cammino verso il riordino della previdenza di categoria, già molto lungo e difficile di suo, venga ulteriormente complicato e rallentato dai massi erratici di affermazioni e iniziative che potranno anche risolversi in un successo di visibilità e fors’anche di consenso per chi le pronuncia e le promuove (e se questo era l’intento, chapeau: il risultato è stato raggiunto), ma certamente sono d’ostacolo alla definizione di un confronto consapevole e responsabile finalizzato a una  soluzione perseguibile dei problemi della previdenza professionale.

Petrosillo, nel comunicato diffuso ieri, prova a fornire qualche chiarimento anche in ordine al contenuto tecnico delle proposte, spiegando che i giovani di  Fenagifar non hanno “la pretesa di sciogliere i nodi indicati”, ma rivendicano “il diritto-dovere di far presente che dal 1995 a oggi è cambiato, letteralmente, tutto: il mondo del lavoro, le dinamiche del comparto del farmaco , la stessa leadership e la linea politica delle rappresentanze professionali.”

“L’occupazione che coincide con la vita lavorativa è ormai un sogno” continua Petrosillo “così come la possibilità di un rapido inserimento dopo la laurea e l’abilitazione e anche per noi farmacisti quello che in Francia è stato battezzato lavoro intermittente è pressoché una regola”.

Alla luce di ciò, spiega Petrosillo, entrando nel merito delle proposte Fenagifar, “l’obbligo di 20 anni di attività su 30 di iscrizione può essere un traguardo difficilmente raggiungibile. In concreto, chi tra sostituzioni, prestazioni professionali, interruzioni di rapporti di lavoro subordinati totalizza 19 anni e 8 mesi deve rassegnarsi alla ‘dolorosa perdita’?”

Petrosillo torna anche sul tema del contributo dell’0,90%, insistendo sulla proposta di “mettere mano a questo istituto per dargli una finalità immediatamente percepibile da chi lo versa”, qualunque cosa significhi l’affermazione, che di fatto ignora i consistenti rilievi (anche in termini di rischi) evidenziati al riguardo da Croce.

“Respingiamo con forza l’accusa di voler favorire gli inadempienti, quando lamentiamo una difficoltà di rapporti con l’ente e una rigidità nell’applicazione delle sanzioni per eventuali inadempienze” continua ancora Petrosillo, chiedendo quale proporzionalità vi sia “nella scelta di esigere il raddoppio  dell’importo per un ritardo del versamento anche solo di un giorno” e ribadendo i limiti di comunicazione dell’ente di previdenza: “È mai possibile che per fornire risposte a quesiti individuali ci si affidi a un centralino automatico con lunghi tempi di attesa, spesso vana?”  chiede al riguardo il presidente di Fenagifar.

Che poi conclude il suo comunicato, scegliendo di non dilungarsi ulteriormente, confidando “in un incontro con Enpaf insieme a tutte le componenti rappresentative della categoria che ci permetterà di dare e ottenere chiarimenti su tutti quei punti che abbiano sollevato soprattutto a vantaggio di chi ha richiesto un nuovo intervento in questa  materia. La previdenza è e resta al centro delle preoccupazioni dei farmacisti giovani e meno giovani, e questo è il momento di cambiare le cose”.

Interpellato sulla nuova sortita di Fenagifar, Croce afferma di aver già dato la più ampia disponibilità al confronto auspicato da Petrosillo, e di averlo fatto personalmente nel corso di un incontro con il giovane collega tenutosi due giorni fa nella sede della Fofi, alla presenza del segretario della federazione professionale Maurizio Pace.

“Un incontro positivo e al quale ho partecipato con grandissimo piacere” commenta il presidente dell’Enpaf  “nel corso del quale avrei volentieri discusso nel dettaglio anche le questioni che Petrosillo affronta nel suo comunicato, a partire dalle lamentate carenze informative e dalla vexata quaestio del contributo dello 0,90%, se solo il presidente dei giovani farmacisti lo avesse chiesto”.

“Sulla prima questione, l’informazione, l’Enpaf  cerca di fare del suo meglio, che evidentemente non basta, e c’è quindi da migliorare” continua Croce. “Qualche suggerimento concreto anche da Fenagifar, dunque, in luogo della semplice e generica indicazione del problema, potrebbe risultare prezioso”.

“Sulla seconda questione, lo 0,90%, Petrosillo non aggiunge nulla né corregge il tiro rispetto alla proposta contenuta nella petizione. Ancora più laconico, peraltro, si era dimostrato al riguardo nell’incontro dell’altro ieri, nel corso del quale il presidente dei giovani farmacisti ha detto meno di quanto ha poi preferito affidare a un comunicato stampa. Ma certamente non mancheranno altre occasioni per discutere i problemi con concretezza nelle sedi e in circostanze più appropriate. Quello che conta, torno a ripeterlo, è arrivare a definire un percorso di riordino sostenibile e lungimirante della nostra previdenza, della quale dobbiamo salvaguardare la solidità e l’autonomia, a garanzia dell’indipendenza e dell’autonomia della nostra stessa professione”.