Federsalus: “Integratori, sicurezza ed efficacia garantite dalle leggi”

 

Roma, 14 marzo – Che li si voglia chiamare integratori alimentari o nutraceutici (ricorrendo a un neologismo certamente coniato per evocare, attraverso un up grading lessicale,  suggestioni di dignità terapeutica), una cosa deve essere chiara: non si tratta di specialità medicinali, ma di alimenti, ai sensi della direttiva 2002/46.  Sono quindi destinati a integrare una dieta normale e costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive o di altre sostanze con effetto nutritivo e/o fisiologico, e si tratta in ogni caso di prodotti  per la cui  immissione in commercio “è obbligatorio notificare l’etichetta del prodotto al ministero della Salute, che svolge un’attività di controllo e può richiedere documentazione a supporto della sicurezza d’uso del prodotto, delle indicazioni salutistiche attribuite e di qualunque altra informazione o dato ritenuto necessario per una adeguata valutazione”.

Questo il senso della precisazione che FederSalus, l’Associazione nazionale dei produttori di prodotti salutistici e Sinut, la Società italiana di Nutraceutica, hanno diffuso ieri, in risposta alla recente sortita del gruppo di lavoro “Salute e qualità della vita” della Federazione italiana Scienze della vita (Fisv).

Gli esperti Fisv, riprendendo un viewpoint  pubblicato dall’autorevole Jama, avevano in buona sostanza espresso dubbi e perplessità sulla sicurezza ed efficacia degli integratori alimentari e i supplementi alimentari, evidenziando la necessità di aumentare la formazione e di introdurre un cambiamento nelle attitudini di chi si occupa di promuoverne l’uso per la salute e la nutrizione, partendo dalle evidenze emerse dagli studi scientifici su questi prodotti. Evidenze che, nella maggioranza dei casi, dimostrerebbero che il loro uso non solo è spesso improprio – in quanto una buona dieta sarebbe molto più efficiente per “sanare” eventuali carenze di oligoelementi o vitamine – ma può anche esporre  al rischio di effetti indesiderati, sia per la concomitanza di patologie o di trattamenti farmacologici con cui possono interferire, sia per la potenziale tossicità che oligoelementi e vitamine possono esercitare sull’organismo qualora il loro livello di assunzione sia superiore rispetto alle necessità del momento.

Un warning, quello della Fisv, che, formulato in questi termini, a giudizio di FederSalus e Sinut rischia però di ingenerare un eccesso di allarmismo e di confusione nei consumatori . Da qui la decisione di intervenire per provare a fare chiarezza, ristabilendo una serie di punti fermi.

Il primo riguarda la natura di questa tipologia di prodotti, che non sono appunto  farmaci ma alimenti, soggetti a una notifica al ministero della Salute e in qualche modo sottoposti al suo controllo. Si tratta di prodotti realizzati con ingredienti – siano essi vitamine, minerali o altre sostanze con attività nutrizionale o fisiologica – “elencati nella normativa europea e nazionale che ne definisce frequentemente i dosaggi utilizzabili. In tutti i casi, le sostanze impiegate devono comunque aver fatto maturare una storia sicura di utilizzo e consumo almeno dal 1997”.

La loro sicurezza, scrivono ancora FederSalus e Sinut, “è garantita da precise regole comunitarie e nazionali differenti da quelle statunitensi, cui si riferisce l’articolo pubblicato sulla rivista americana. La produzione di integratori in Italia avviene in stabilimenti specificatamente autorizzati dalle Regione e sotto il controllo di un Responsabile della Qualità. La sicurezza è la premessa ineludibile per commercializzare qualsiasi integratore che, altrimenti, non potrebbe essere immesso sul mercato né proposto in alcun modo al consumatore”.

Le stesse indicazioni sulla salute riportate sulle etichette degli integratori, osservano FederSalus e Sinut, “devono essere autorizzate a livello comunitario, dopo essere state scientificamente vagliate da Efsa (l’Agenzia europea di sicurezza alimentare). Le indicazioni sulla salute relative agli estratti vegetali sono autorizzate dal Ministero della Salute italiano”.

Sulle etichette degli integratori alimentari, infine, “è sempre riportata l’avvertenza a non eccede la dose consigliata in riferimento alla quale gli apporti degli ingredienti sono specificati numericamente”.

Precisato tutto ciò, l’associazione dei produttori di integratori e gli esperti di Sinut concordano sulla  “necessità di informare e sensibilizzare il consumatore sull’importanza di assumere gli integratori alimentari nel rispetto delle indicazioni riportate in etichetta e di rivolgersi agli specialisti della salute (medici e farmacisti) per ricevere consigli e informazioni sui possibili effetti derivanti dall’assunzione concomitante di farmaci“.

Al riguardo, le due sigle ricordano il loro costante impegno “nel divulgare un’informazione equilibrata e corretta sul piano scientifico sia agli operatori del settore (compresi medici e farmacisti), sia alla pubblica opinione sull’utilizzo razionale e appropriato degli integratori alimentari”.

Federsalus  sottolinea, in particolare, il suo impegno nella pubblicazione di position paper rivolti ai farmacisti e ai medici di medicina generale, patrocinati da Sinut e “finalizzati a rispondere alle esigenze informative dei professionisti della salute”. Il tutto in una cornice di iniziative volte a migliorare le conoscenze scientifiche sul tema degli integratori alimentari, in particolare della figura del medico, “per favorirne la centralità in termini di riferimento informativo al consumatore”.

Il comunicato cita ad esempio il progetto formativo/informativo “IntegrINforma”, promosso da FederSalus e Integratori Italia,  “che ha l’obiettivo di fornire al medico di medicina informazioni consolidate, aggiornate e strutturate sugli integratori alimentari”.

FederSalus e Sinut sono quindi in prima linea nell’affermare che gli integratori alimentari non sono una necessità assoluta e tantomeno che possono sostituire una corretta alimentazione” conclude il comunicato, che – in cauda venenum – non rinuncia a un’osservazione che suona inevitabilmente polemica, laddove sottolinea che “alcune considerazioni non perfettamente espresse nel comunicato stampa diffuso dal Gruppo di Lavoro Salute e qualità della vita della Federazione italiana Scienze della Vita (Fisv) potrebbero far desistere i soggetti da integrazioni alimentari di comprovata rilevanza per il mantenimento della salute come quelli a base di vitamina D per la preservazione della salute ossea, degli acidi grassi omega 3 per la preservazione della salute cardiovascolare, o dell’acido folico in gravidanza per prevenire la spina bifida nel nascituro, con conseguenti danni che potrebbero ripercuotersi sulla salute pubblica”.