Spesa farmaci, la ricetta Federfarma: Contro mali antichi, nuovi modelli

Roma, 25 maggio – Gli ultimi dati del monitoraggio Aifa sulla spesa farmaceutica del 2019, con la conferma dell’esplosione per gli acquisti diretti e dell’arretramento della spesa convenzionata territoriale (cfr. RIFday del 20 maggio), sono la prova provata della necessità di un urgente cambio di direzione nella governance farmaceutica, senza il quale si rischia (e molto) di mandare irreversibilmente in crisi il modello di servizio farmaceutico del nostro Paese, costruito sul pilastro della presenza capillare delle farmacie sull’intero territorio nazionale, e quindi sulla loro preziosa identità di presidi sanitari di prossimità, confermata una volta di più (se mai ve ne fosse stato bisogno) dalla drammatica emergenza epidemica che ha colpito il Paese.

Le rileva ancora una volta, in una nota alla stampa, la Federfarma  evidenziando come, a fronte dello scostamento assoluto di oltre 2,6 miliardi di euro rispetto al limite imposto del 6,69% della spesa farmaceutica per acquisti diretti, la spesa farmaceutica convenzionata netta a carico del Ssn del 2019, con i suoi  7,7 miliardi di euro, ha fatto registrare ancora un decremento, pari a  16 milioni rispetto all’anno precedente. “Urge dunque un cambio di direzione, una prospettiva diversa” scrive Federfarma “da concordare necessariamente tra decisori istituzionali e stakeholder del settore”.

Inutile, dunque, secondo Federfarma, continuare a mantenere in piedi “un modello organizzativo, nei fatti fallimentare, che pone quale fulcro del sistema non il paziente ma la centralizzazione amministrativa della spesa quasi fosse la panacea di tutti i mali. Inutile  aggrapparsi all’ormai antica ‘scusa’ che gli sforamenti della spesa farmaceutica diretta siano dovuti all’introduzione dei farmaci innovativi, peraltro finanziati con appositi fondi”, mortificando al contempo “la figura professionale del farmacista svuotando la farmacia dei medicinali e limitando sempre più la dispensazione per conto dei farmaci a vantaggio della distribuzione diretta”. Per il sindacato dei titolari, “per rimediare a mali antichi” è ogni giorno più evidente “l’urgente necessità di strutturare nuovi modelli”.

A partire da un più moderno controllo della spesa  attraverso “un efficace sistema di monitoraggio: solo l’acquisizione e l’apprezzamento puntuale di dati sarà in grado di rappresentare i punti di criticità dell’intero comparto consentendo di intervenire efficacemente”.

Consapevole del fatto che “le critiche aprioristiche a poco servono se non accompagnate da proposte concrete e fattibili”, Federfarma torna a indicare quelle che sono le sue proposte: in primo luogo, il ritorno “alla prescrizione della maggior parte dei farmaci del Pht, non soggetti a particolari controlli clinici, da parte dei medici di medicina generale e alla loro dispensazione in farmacia: meccanismo, questo, che rappresenta lo strumento essenziale per garantire l’appropriatezza delle prescrizioni, dell’aderenza terapeutica e il contenimento dei costi del Ssn, come dimostrato dai dati della spesa farmaceutica convenzionata”.

Il ritorno dei molti farmaci progressivamente sottratti nel tempo alla farmacia territoriale sarebbe peraltro accompagnato, garantisce Federfarma, daella disponibilità delle farmacie “a trasmettere i dati della Dpc – in cui dovranno convergere la maggior parte dei farmaci del Pht – anche attraverso le ricette elettroniche, con le stesse modalità oggi stabilite dall’articolo 50 delle Legge 326/2003: questo il meccanismo essenziale per garantire il monitoraggio della spesa e la puntuale verifica della prescrizione sanitaria e per assicurare l’appropriatezza delle prescrizioni”.

Va però risolta, e il prima possibile,  anche un’altra criticità, sottolinea Federfarma  per “fronteggiare il drastico calo della spesa farmaceutica convenzionata”. E la soluzione non può che essere quella di adottare  “un nuovo sistema di remunerazione basato sull’apprezzamento, anche economico, dell’atto professionale reso dal farmacista nell’attività di controllo dell’aderenza alla terapia, in linea con le recenti modifiche apportate al decreto legislativo 153/2009 in sede di legge di bilancio 2020“.

“L’alternativa a tutto ciò, a fronte del drastico calo della spesa convenzionata” conclude il sindacato dei titolari “sarà per un verso la chiusura di molte farmacie, non più in grado di mantenere il necessario equilibrio economico, e, per altra parte, lo sviluppo di un modello, favorito anche dalla norma sull’ingresso dei capitali, che vedrà la farmacia stessa non più come presidio del SSN sul territorio ma sempre più tarata sul prototipo statunitense del drugstore”.