Federfarma Servizi, lo statuto apre a nuove forme societarie

Roma, 6 settembre – La legge sulla concorrenza, vera e propria linea di faglia tra ciò che era e ciò che sarà, comincia a produrre effetti concreti anche nella rappresentanza del settore della distribuzione farmaceutica, inevitabilmente costretta ad adeguarsi alla nuova realtà.

La questione, come si ricorderà, emerse già in occasione della campagna elettorale per il rinnovo dei vertici Federfarma, quando l’ipotesi di modificare lo statuto in previsione dell’ingresso delle società di capitale nella proprietà delle farmacie fu occasione di accese polemiche che indussero a rinviare la questione.

Ad affrontare in concreto la questione è ora Federfarma Servizi, che ieri ha  riunito il suo direttivo a Roma. La sigla che riunisce le aziende di distribuzione e di servizi di proprietà delle farmacie private ha infatti proceduto a modificare il suo statuto, per una necessaria revisione dei requisiti per aderire all’associazione.

In particolare, cade il paletto della proprietà esclusiva delle società aderenti da parte di farmacisti titolari: d’ora in avanti, potranno iscriversi anche aziende (siano esse cooperative, società o consorzi) la cui compagine societaria veda la presenza di farmacisti titolari come componente maggioritaria o paritaria, e non più esclusiva.

Un adeguamento inevitabile, alla luce della legge sulla concorrenza, che accelererà i processi (peraltro in corso da tempo) di collaborazione e partnership tra distributori intermedi e farmacie, e che si rende necessario – spiega il presidente Antonello Mirone (nella foto) “per salvaguardare il servizio farmaceutico, la sua capillarità e quindi il cittadino. L’obiettivo è difendere l’autonomia e l’indipendenza della farmacia, unica garante di un servizio di qualità per la collettività, favorendo modelli societari ibridi in cui il titolare dell’esercizio mantenga un ruolo attivo e autonomia decisionale e gestionale”.

Da qui l’apertura statutaria che permetterà l’ingresso in Federfarma Servizi anche di società di distribuzione e servizi la cui proprietà non sia al 100% in mano a farmacisti, ma dove comunque la presenza e la partnership di altri soci (a partire da un distributore intermedio) non pregiudichi la farmacia e la sua autonomia, che deve in ogni caso essere garantita.
L’intento, spiega Mirone, è quello di “favorire un modello in cui la farmacia conservi un ruolo decisionale e gestionale, anche in presenza di uno sviluppo di meccanismi di partnership con il distributore privato, con il giusto equilibrio e con il riconoscimento di ruolo e funzioni di tutti i soggetti in campo. Ciò anche per il fatto che le modifiche innescate vedranno, ma in parte già vedono, un cambiamento dello stesso ruolo del distributore intermedio, che non sarà più un mero fornitore di prodotti ma evolverà verso un servizio di natura più complessa”.

L’obiettivo perseguito dalla modifica statutaria di Federfarma Servizi, insieme a quello di permettere alla farmacia di rimanere sul mercato continuando a essere autonoma e indipendente, è però anche quello di “evitare il processo di acquisizione delle farmacie che potrebbe generarsi a seguito delle norme introdotte dalla legge sulla concorrenza”, spiega Mirone.  Per il presidente di Federfarma Servizi la revisione della “carta delle regole” associativa è infatti anche un modo per tutelare il servizio farmaceutico e il cittadino: “Vorremmo evitare ogni forma di svilimento della rete territoriale”  chiarisce Mirone “che potrebbe verificarsi se si realizzasse una situazione di oligopolio e si affermasse la logica di una esclusiva ricerca di redditività, concentrata prevedibilmente su alcuni territori ed esercizi, in luogo di quella che invece è la fondamentale ragione d’essere delle farmacie di comunità: essere al servizio di ogni cittadino, garantendo a tutti, comunque e dovunque, l’assistenza farmaceutica”.