Federfarma, indicazioni operative su mascherine a prezzo fisso

Roma, 29 aprile – L’ormai celebre ordinanza n.11 con la quale il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha disposto la vendita delle mascherine chirurgiche al prezzo fisso di 50 centesimi (al netto dell’Iva), entrata in vigore lunedì 27, è stata subito oggetto di una circolare esplicativa diramata da Federfarma ai suoi associati, tra i quali – nella ridda di comunicazioni, parziali e spesso contraddittorie succedutesi negli ultimi due giorni – non sono certamente mancati dubbi e perplessità.

Che il sindacato dei titolari prova a chiarire a partire dal prezzo, che non potrà essere superiore a 61 centesimi di euro (ovvero il tetto di 0,50 euro fissato dall’ordinanza Arcuri più l’aliquota Iva del 22%, almeno fino a quando questa non verrà sospesa per l’anno scorso, come annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri).   Il prezzo fisso, spiega Federfarma,  “trova applicazione esclusivamente alle tipologie di mascherine facciali definite dall’allegato 1 dell’ordinanza”, ovvero quelle con standard Uni En 14683 del Tipo I, II, IIR.  Il suggerimento pratico agli associati, a questo riguardo, è quello di verificare se “le mascherine in giacenza rientrano tra quelle a cui si applica il provvedimento, anche considerando che alcune mascherine (per esempio quelle lavabili) vi potrebbero rientrare”.
Federfarma, nella prospettiva di quel “ristoro” che dovrebbe essere assicurato alle farmacie che hanno acquistato negli ultimi giorni mascherine a un prezzo superiore ai 50 centesimi per riportare la spesa sostenuta al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo, suggerisce “di redigere un inventario delle mascherine chirurgiche in giacenza, alla data del 27 aprile alle ore 00:00, facilmente estrapolabile dal sistema gestionale e che dovrà essere stampato e conservato. Tale inventario, unitamente alle relative fatture d’acquisto e alla documentazione fiscale e amministrativa relativa alla vendita dei beni (scontrini, fatture, etc.), rappresenteranno gli strumenti operativi che consentiranno di agire al fine di ottenere il riconoscimento ed il rimborso del differenziale del prezzo di acquisto con le modalità che saranno individuate”.
La circolare annuncia quindi, in merito all’approvvigionamento delle mascherine (che, secondo le loro stesse dichiarazioni, non sarà assicurato dalle cinque aziende italiane che hanno concluso l’accordo di fornitura con il governo), che la questione sarà opportunamente affrontata e risolta nel protocollo d’intesa che dovrà essere stipulato, dove  potrebbe essere definita “una Centrale di acquisto che consenta alle farmacie di approvvigionarsi del materiale presso fornitori che garantiscono un costo di acquisto congruente con il prezzo imposto di vendita all’utenza”.