Federfarma Molise: “Basta sindacato unico, serve confederazione”

Roma, 28 maggio – Ha ancora senso un sindacato unitario nella forma attuale, un’unica sigla dove confluiscono soggetti economico-professionali con caratteristiche, dimensioni e problemi del tutto diversi? Come si può pensare che essa possa affrontare “unilateralmente” e con successo le  problematiche assolutamente diversificate delle mega farmacie, delle farmacie di dimensioni normali e delle “farmacie lillipuziane”, che hanno necessità che in tutta evidenza possono anche non coincidere? Non sarebbe meglio – in un momento in cui i problemi da affrontare sono la riforma della remunerazione, la distribuzione diretta e quella per conto e il rinnovo della convenzione –  che le tre diverse anime della farmacia italiana, “giudicata come eccellenza dalle Associazioni di Consumatori”, vengano rappresentate all’interno non di un contenitore unico ma di  “un sindacato uno e trino”, ovvero una confederazione sindacale di tre distinte entità rappresentative delle tre anime della farmacia italiana (“grande, media e piccola”), dove i rappresentanti di ciascuna possano  “alloggiare nella stessa casa con la possibilità di esprimere, presentare, risolvere le problematiche di quella fetta di farmacie che rappresentano”?

A mettere nero su bianco la proposta – con il corredo della considerazione che “questo sarebbe realmente un sindacato rappresentativo di tutti” e che senza possibilità di  confronto reale, comprensione, solidarietà e professionalità la Federfarma non serve, è il Consiglio direttivo di Federfarma Molise, in una nota indirizzata a tutte le associazioni territoriali del sindacato dei titolari che – di fatto – accende un riflettore e forse anche una miccia sul fin qui inesistente (almeno a livello pubblico) dibattito elettorale prima delle elezioni che tra due settimane  – la data di cui si parla è infatti quella dell’11 giugno – porteranno Federfarma nazionale a rinnovare i suoi vertici.

Una scadenza cruciale e che – in un sana, fisiologica e democratica vita sindacale – dovrebbe appunto essere occasione di un confronto largo, coinvolgente e trasparente del quale, almeno fin qui,  non c’è invece stata praticamente traccia. Da qui la decisione di Federfarma Molise (Regione della quale, peraltro, un noto clichè nazionale mette ironicamente in dubbio la stessa esistenza) di provare a portarla alla luce, innescando un dibattito che la vicenda Covid, con i suoi problemi, le sue polemiche e le sue mascherine – ha di fatto fin qui mantenuto sotto traccia.

La lettera inviata dal consiglio direttivo di Federfarma Molise a tutti i colleghi presidenti di Unioni regionali e Associazioni provinciali dei titolari offre – oltre alla proposta di trasformare l’assetto del sindacato unitario in una confederazione – offre altri due elementi di riflessione: uno è la necessità, ulteriormente evidenziata proprio dall’emergenza epidemica e dalla sua gestione nelle diverse parti del Paese, di muoversi in direzione di un rafforzamento del sindacato a livello regionale, vero teatro della gestione della sanità e quindi della interlocuzione con le autorità. Federfarma Molise, al riguardo, avanza il suggerimento, ardito, di prendere a modello proprio la Conferenza delle Regioni, sede di un confronto di  problematiche ed esperienze che poi sono portate a sintesi.
“Crediamo che questo dovrebbe essere anche per noi” si legge nel documento molisano, che parte dalla realtà della crescente autonomia regionale in materia di  salute, anche per quanto riguarda la  farmaceutica (bastino gli esempi delle direttive su dpc, distribuzione diretta, disagiata residenza e Fse) per guardare alla prospettiva di una  “farmacia inglobata nel sistema sanitario regionale. Questa secondo noi dovrebbe essere la strada da seguire, non avendo più in considerazione una centrale sindacale, ma sindacati regionali che dovrebbero acquistare importanza e tutelare le farmacie del proprio territorio“.

L’ultimo spunto offerto alla riflessione dei presidenti delle articolazioni  territoriali del sindacato è di respiro più immediato e riguarda l’ormai molto prossima data delle elezioni dei vertici Federfarma. “Noi siamo convinti che il momento elettorale è momento di grande democrazia, con il confronto delle idee, con la presentazione dei programmi, con la conoscenza e la consapevolezza di portare il giusto sale della democrazia” scrive al riguardo il direttivo di Federfarma Molise. “Per tutti questi motivi, aspettando anche l’esito delle numerose elezioni provinciali, per consentire di farle svolgere nella più completa sicurezza e trasparenza, chiediamo che il momento elettorale tutto, nazionale e provinciale, slitti almeno a settembre, come è stato già richiesto al presidente  Cossolo precedentemente”.

“Diamo immagine di serietà, limpidezza e trasparenza senza dare adito a voci di inciuci e sotterfugi con scappatoie che non fanno bene alla categoria in questi momenti di grande attenzione sulla sopravvivenza stessa della professione” conclude il documento di Federfarma Molise, che – non fosse altro che per la sua pubblica diffusione – è sicuramente un sasso gettato in uno stagno, o – se si preferisce una metafora forse più aderente  alla realtà – in un lago sotterraneo. Resta da vedere se e quali effetti produrrà la sortita nel milieu sindacale della farmacia privata, che (più ancora che sul merito delle considerazioni e delle proposte avanzate) potrebbe concentrarsi su due elementi che di merito non sono: il primo è la notoria “militanza” del presidente di Federfarma Molise, Luigi Sauro, nelle file degli oppositori all’attuale dirigenza del sindacato nazionale (è uno degli animatori di Farmacie Rurali d’Italia, sigla che raggruppa una decina di delegati dell’Assemblea nazionale del sindacato). Il secondo elemento è che qualcuno crede davvero (o fa finta di credere, che è peggio) che il Molise è una Regione che non esiste.