Federfarma: “Infermieri in farmacia, consentiti già dalle norme attuali”

Roma, 8 novembre – La scelta della Camera dei Deputati di sopprimere la norma del ddl Lorenzin che avrebbe modificato l’art. 102 del Tuls, risalente al 1934, abrogando il divieto a esercitare in farmacia altre professioni o arti sanitarie (mantenendolo solo per chi, come medici e veterinari, è abilitato a prescrivere), è stata ovviamente accolta con grande disappunto dalla professione farmaceutica, come testimoniano le reazioni a caldo di qualche suo autorevole rappresentante, subito intervenuto a sostenere che la mancata introduzione della norma rappresenta un duro colpo alla “farmacia dei servizi”, con la conseguenza che “i cittadini non potranno trovare nelle farmacie un fisioterapista o un infermiere, e non potranno farsi praticare un’iniezione intramuscolare o cambiare una medicazione”.

La questione è stata anche il pretesto polemico che, nei giorni scorsi, Farmacia Indipendente, gruppo di opposizione costituitosi nel perimetro del sindacalismo dei titolari di farmacia, ha utilizzato per sferrare un attacco a Federfarma, accusata di aver mantenuto “un silenzio assordante” sulla infelice scelta di Montecitorio.

Accusa che, però, rimbalza e cade di fronte alla nota circostanziata che il sindacato nazionale dei titolari presieduto da Marco C ossolo (nella foto) ha predisposto e inviato ai suoi associati per fare luce sulla materia e dissipare anche gli eccessi di preoccupazione manifestati da qualcuno.

Le norme ancora vigenti sul divieto di esercizio di altre professioni sanitarie vanno infatti considerare e interpretate alla luce dell’istituzione della farmacia dei servizi, “con la quale” scrive Federfarma “è stata legittimata la presenza in farmacia di altre professioni sanitarie, in particolare infermieri e fisioterapisti. Inoltre, la giurisprudenza (sentenza del Tar dell’Umbria n. 421 del 25 luglio 2014) ha chiarito che l’art. 102 Tuls deve intendersi riferito al ‘cumulo soggettivo’, con contestuale divieto dell’esercizio contemporaneo della professione di farmacista e di altra professione sanitaria esclusivamente da parte dello stesso farmacista. Al contrario, come chiarito dalla citata giurisprudenza, tale divieto non riguarda l’esercizio di professionisti sanitari all’interno dei locali della farmacia, ad eccezione dei medici, in quanto prescrittori e quindi in condizione di conflitto di interessi”.
Nessuna preclusione, dunque – contrariamente a quanto paventato da qualcuno – rispetto alla possibilità di rendere disponibile in farmacia la presenza di un infermiere o un fisioterapista.

Federfarma ricorda al riguardo che “addirittura il Consiglio di Stato, con sentenza n. 3357/2017, pur avendo confermato l’attuale vigenza della norma che prevede che gli ambulatori medico-chirurgici devono sempre avere l’ingresso diverso da quello delle farmacie, ha prospettato, in talune circostanze ben delineate, la liceità della presenza del medico in farmacia, affermando che ‘il divieto di cumulare la professione farmaceutica con l’esercizio di altre professioni o arti sanitarie non impedisce di prevedere, presso le farmacie, giornate di prevenzione, nell’ambito di appositi programmi di educazione sanitaria o di specifiche campagne contro le principali patologie a forte impatto sociale, anche mediante visite mediche, la cui finalità, però, sia quella appunto di favorire il valore essenziale della prevenzione sanitaria e l’anticipato contrasto di patologie a forte impatto sociale’”.

“La mancata approvazione della modifica dell’art. 102 Tuls” conclude Federfarma alla luce dei riferimenti estesamente citati “non può incidere in alcun modo sulla suddetta interpretazione giurisprudenziale e quindi sulla possibilità attuale per le altre professioni sanitarie di esercitare in farmacia“.

Un modo per dire che la decisione della Camera, per quanto negativa, non pregiudica in alcun modo la prospettiva della farmacia dei servizi e ridimensionare l’eccesso di allarmismo sollevato da qualche esponente di categoria.

Il sindacato, a ogni buon conto, “al fine di evitare ogni dubbio applicativo da parte degli organi competenti” si impegna ad attivare comunque,  “d’intesa con il ministero della Salute, le opportune iniziative in sede parlamentare per eliminare, tramite specifici emendamenti, anche il divieto di cumulo soggettivo per il farmacista, per tutte le professioni sanitarie ad eccezione di quella medica”.