Federfarma, domani il d-day per il rinnovo delle cariche

Roma, 29 maggio – Il giorno del giudizio è dunque arrivato: domani, 30 maggio, i 238 “grandi elettori” di Federfarma decideranno chi guiderà il  sindacato nel prossimo triennio, che sarà con ogni probabilità cruciale per le sorti future delle farmacie di comunità italiane, impegnate in un problematico passaggio di fase.

La scelta quest’anno dovrà essere effettuata tra due squadre fieramente contrapposte: quella dei vertici uscenti, capitanata da Annarosa Racca, innervata da tre nuovi ingressi (Dante Baldini, presidente di Federfarma Reggio Emilia, Francesco Danero, presidente dell’Associazione titolari di Cagliari e Francesco Pascolini, presidente di Udine) e quella degli agguerriti competitor, il gruppo di Farmacia Futura, guidato da Marco Cossolo (Federfarma Torino) e Silvia Pagliacci (Federfarma Perugia), candidati alla presidenza di Federfarma e del sindacato rurali.

La lista Racca ripropone il ticket con Alfredo Orlandi (L’Aquila) candidato alla presidenza Sunifar e i nomi di dirigenti di lungo corso come il segretario uscente Alfonso Misasi (Federfarma Cosenza), Gioacchino Nicolosi (Federfarma Catania), Michele Di Iorio (Federfarma Napoli), Roberto Grubissa (Federfarma Belluno), Luigi Sauro (Federfarma Molise) e Riccardo Froli (Federfarma Pisa).

Nella squadra degli sfidanti (presentata anche sulle piattaforme social) oltre a quelli di Cossolo e Pagliacci,  spiccano i nomi dei presidenti di Federfarma Roma e Federfarma Lazio, Vittorio Contarina e Osvaldo Moltedo, candidati al Consiglio di presidenza come consiglieri urbani, insieme a Roberto Tobia (Federfarma Palermo), Marco Bacchini (Federfarma Verona), Achille Gallina Toschi (Federfarma Emilia Romagna) e  Michele Pellegrini Calace (Federfarma Bat). Come componenti rurali si candidano invece Pasquale D’Avella (Federfarma Marche), Daniele Dani (Federfarma Firenze) e Renato Usai (Sunifar Sardegna).

Le previsioni (che non si sbagliano solo quando non vengono fatte) sono concordi nel presagire una competizione serrata, fino all’ultimo voto, e ciò rappresenta già in qualche modo una grande novità, soprattutto se messa in relazione alle precedenti tornate elettorali, di fatto “orfane” di alternative organizzate (come nel caso, quest’anno, di Farmacia Futura) e quindi dagli esiti scontati in partenza. Resta da vedere se il confronto di questi mesi – che non ha mancato di registrare polemiche molto accese, su tutte quella della legittimità di una nuova candidatura di Racca, contestata in radice alla luce delle previsioni statutarie sul limite massimo dei mandati, che la presidente uscente ha già raggiunto – rientra in una fisiologica e positiva (ancorché “vivace”) dialettica o sia piuttosto la spia di spaccature interne che, quale che sia l’esito delle elezioni di domani, potrebbe essere piuttosto faticoso e problematico ricomporre.

Anche perché non è affatto detto né scritto che l’esito del voto sia l’ultimo atto della competizione elettorale: i presidenti dei sindacati regionali di Liguria, Basilicata e Marche, Elisabetta Borachia, Antonio Guerricchio e Pasquale D’Avella, che il 24 marzo scorso avevano avanzato a Racca la proposta di un arbitraggio, affidato a un’autorevole figura scelta congiuntamente, alla quale affidare il compito di verificare l’eventuale sussistenza della condizione di ineleggibilità della presidente  (proposta poi reiterata in una successiva lettera datata 28 aprile, rimasta senza risposta), hanno infatti indirizzato alla Commissione Verifica poteri di Federfarma (composta da Giorgio Congiu, Roberto Grubissa, Alfonso Misasi e Giancarlo Visini) un invito formale ad intervenire affinché “venga inibito alla dr. Annarosa Racca di presentare la propria candidatura alla carica di Presidente, anche attraverso la cancellazione del di lei nominativo dall’elenco dei candidati all’organo di Presidente, provvedendo altresì alle necessarie comunicazioni all’Assemblea di voto del prossimo 30 maggio, al fine di eliminare incertezze su una situazione di non rieleggibilità della medesima dr. Racca”.  Situazione che, per i tre firmatari della richiesta, “è di palmare evidenza e che viene così sfrontatamente e ingiustificatamente da costei superata in aperta violazione della citata norma di quello Statuto che noi stessi abbiamo approvato ed il cui contenuto abbiamo partecipato a scrivere”.

La richiesta (datata 24 maggio) non ha fin qui avuto alcuna risposta, come peraltro si attendevano e presagivano i suoi stessi firmatari: “Poiché riteniamo che la chiarezza e trasparenza sia essenziale, corre l’obbligo di evidenziare che in denegata ipotesi di mancanze da parte vostra nell’esercizio del compito a voi demandato di una corretta verifica delle candidature” scrivono infatti Borachia, D’Avella e Guerricchio “l’operato sarà oggetto di segnalazione e valutazione nelle competenti sedi anche sotto il profilo della responsabilità conseguente, in uno con coloro che hanno concorso a determinare situazioni di illegittimità”.

Frase che prefigura e praticamente annuncia strascichi futuri a colpi di codici e pandette (con tutte le conseguenze del caso sulla operatività del sindacato, ma anche sulla sua immagine pubblica), laddove il voto di domani dovesse premiare ancora una volta una candidatura che una buona metà del sindacato ritiene illegittima, a termini di statuto. Resta ora da vedere se e quanto questa spada di Damocle peserà sul voto di domani.