Federfarma: “Da Lombardia polemiche sterili e accuse gratuite”

Roma, 30 aprile – Federfarma non ci sta, rigetta punto su punto contestazioni e addebiti e contrattacca: non è il sindacato nazionale, ad aver sbagliato più o meno tutto sulla vicenda mascherine, ma semmai è Federfarma Lombardia a non aver capito granché di quel che è accaduto e di come sia stato affrontato, con il massimo di efficacia, nell’interesse esclusivo di tutte le farmacie che operano sul territorio nazionale.

All’asciutta “requisitoria” di poco più di una pagina indirizzata ieri dal sindacato delle farmacie lombarde ai vertici nazionali, del quale il nostro giornale ha dato conto qui, Federfarma ha risposto con una fluviale replica (qualcosa come 2400 parole per un totale di 17 mila caratteri, al netto di indirizzo, saluti e firma del Consiglio di presidenza, numero di protocollo e sigla dell’ufficio redigente, quello della direzione generale) che – a beneficio di quanti volessero consultarla – riproduciamo in calce all’articolo.

Il consiglio di presidenza del sindacato, senza preoccuparsi di dissimulare la sua evidente  irritazione (comunque mantenuta irreprensibilmente nei limiti della correttezza formale), respinge tutte le accuse, prima tra tutte quella di aver concorso alla “caccia alle streghe dei colleghi che avrebbero lucrato sulla cessione delle mascherine, dando all’opinione pubblica una cattiva immagine della categoria”:  i vertici della Federazione rispondono di avere, al contrario,  “sempre difeso strenuamente la categoria, lodandone in ogni occasione la professionalità, la dedizione al servizio e l’assoluta onestà”, come attestano le innumerevoli interviste e dichiarazioni rilasciate a televisioni,  radio e organi di stampa (ampiamente consultabili sul sito Federfarma)  e le “unanimi attestazioni di stima e riconoscenza espresse ripetutamente da tutte le Istituzioni”.
Se poi il rilievo avanzato da Federfarma Lombardia fosse invece riferito alla manifestata volontà di Federfarma di costituirsi parte civile nei procedimenti penali a carico di coloro i quali dovessero risultare colpevoli dei limitatissimi fenomeni speculativi registrati, il sindacato nazionale non può che rivendicare  “la bontà del proprio operato, volto a stigmatizzare odiosi comportamenti (ci si riferisce, in alcuni casi, a ricarichi dell’800% rispetto al prezzo di acquisto di alcuni beni) che hanno gettato discredito sui farmacisti italiani”.
In maniera altrettanto puntigliosa vengono poi respinte tutte le altre contestazioni riferite a presunti errori in materia di controlli e sanzioni da parte delle forze di polizia e di interpretazione  della possibilità di sconfezionare  le mascherine, rivendicando di avere fornito al riguardo “orientamenti (…) fondati su “oggettive motivazioni, analiticamente illustrate alle amministrazioni competenti, e tutte perfettamente aderenti alla ratio della norma: la tutela della salute dell’individuo”. Argomentazioni che, scrive Federfarma,“sono state immediatamente sposate da parte delle autorità preposte ai controlli che, nell’arco di 24 ore dal ricevimento della nota loro indirizzata, hanno annullato in autotutela i verbali elevati per le attività di sconfezionamento delle mascherine operate in farmacia, accompagnando poi l’attività della Federazione per perorare l’adozione di un apposito provvedimento del Commissario straordinario di Governo, poi tradottosi nell’ordinanza 9/2020”.

In ordine al rilievo che le rigorose procedure per lo sconfezionamento delle mascherine cui sono soggette le farmacie non sono invece previste per altri esercizi (che, sottotesto, fanno un po’ quel che gli pare senza che nessuno dica nulla),  Federfarma risponde che esse, essendo volte a garantire gli indispensabili parametri di igiene a tutela della salute dell’individuo, sono consentite (proprio in ragione del dettato dell’ordinanza) solo ed esclusivamente alle farmacie, “sicché il deconfezionamento operato da edicole, parafarmacie e tanti altri esercizi commerciali è da considerarsi – se riferito alle mascherine chirurgiche o ai Dpi – non lecito, e come tale segnalabile (…)  alle autorità competenti.”
Viene rigettata anche l’accusa di presunte manchevolezze in materia di richiesta alle autorità competenti di poter vendere anche mascherine prive delle indicazioni in italiano (altro motivo di pesanti sanzioni a carico delle farmacie): “Federfarma ha diramato plurime circolari richiamando l’attenzione delle farmacie associate circa la necessità – in caso di vendita di prodotti privi di indicazioni redatte in lingua italiana (…) – di acquisire le dovute autocertificazioni da parte del produttore, importatore o dal soggetto deputato alla messa in commercio, accompagnate dall’asseverazione da parte dell’Iss o dell’Inail, nonché di esporre apposito avviso riportante le indicazioni di base previste dal Codice del Consumo” risponde al riguardo Consiglio di presidenza del sindacato, aggiungendo che “è appena il caso di rivendicare il fatto che l’esibizione di tali certificazioni e la presenza dell’avviso ha evitato, nella maggioranza dei casi, l’elevazione di verbali di illecito amministrativo”. Come dire: abbiamo fatto tutto quel che poteva essere fatto al riguardo, evitando un sacco di ulteriori fastidi e problemi alle farmacie associate.
Quindi la risposta alla “madre di tutte le accuse”, ovvero aver richiesto alle amministrazioni competenti di fissare un prezzo massimo per la dispensazione delle mascherine: ricordato che fin  dal 3 aprile Federfarma ha sempre richiesto alla parte pubblica “la fissazione di un indicatore massimo di acquisto (non di cessione) per le mascherine, accompagnato dal riconoscimento di un congruo margine a favore delle farmacie per le attività di vendita al pubblico”, ritenendola una soluzione che avrebbe finito per calmierare un mercato che ha visto le farmacie “prime vittime di un aumento ingiustificato dei prezzi e come terminale ultimo dei controlli da parte delle autorità preposte”,  il sindacato afferma di aver calibrato la richiesta del prezzo fisso sulla “elementare constatazione” che “le regole di libero mercato mal si conciliano, come la pandemia in atto sta purtroppo dimostrando, con il principio di tutela della salute costituzionalmente garantito”.

Rispetto alla scelta finale del governo, non in linea con le prime istanze della sigla dei titolari,  Federfarma ricorda di aver tuttavia “immediatamente intrapreso  ogni utile iniziativa a tutela delle farmacie”,  evidenziando che “le attività e le interlocuzioni stabilite con la Struttura del Commissario (che ad oggi risultano ancora in corso) hanno fatto sì che si ottenesse piena garanzia circa l’integrale ristoro, a favore delle farmacie, degli oneri affrontati per approvvigionarsi di mascherine chirurgiche a un prezzo superiore a € 0,50, risultando ora in corso di definitiva stesura un accordo per calibrare opportunamente gli aspetti fiscali e operativi, che non risulteranno certo “inattuabili” (come asserito dal Comitato esecutivo di Federfarma Lombardia, NdR) “e che anzi consentiranno a Federfarma di continuare a dispensare professionalmente e con margini equi quei beni di cui la popolazione ha bisogno per preservare la propria salute“.  Niente da rimproverarsi, dunque, ma semmai un esempio del “senso di leale collaborazione”  con cui bisogna agire  “nelle drammatiche vicende che ci si trova a dover affrontare in tempo di pandemia”.

Non meno minuziose le risposte riferite ad altri addebiti avanzati da Federfarma Lombardia, relativi  al malfunzionamento del numero verde della Croce rossa italiana sulla consegna di farmaci a domicilio e sulla  distribuzione del farmaco Plaquenil in dpc, argomenti sul quale la risposta del sindacato nazionale si diffonde con grande dovizia di spiegazioni, meticolose fin quasi ai limiti della pedanteria.
Altrettanta minuziosa accuratezza caratterizza gli ultimi passaggi della lettera, relativi alla “costante attività di informazione che viene quotidianamente assicurata dalla Federazione pur a fronte di una incessante produzione normativa da parte della pubblica amministrazione”e sui quali tiriamo dritti per necessità di sintesi, rimandando al testo della lettera, riprodotto integralmente a fine articolo.

Resta lo spazio per la confutazione dell’ultima accusa del sindacato lombardo, secondo il quale “Federfarma sta dimostrando in questi giorni, una volta di più, che non ha nessuna interlocuzione fattiva con il Governo e altre istituzioni centrali e fa subire alle farmacie tutti questi provvedimenti farraginosi e poco chiari”.  Accusa che la risposta di Federfarma nazionale inquadra ad sensum nel novero delle critiche aprioristiche, pretestuose e sterili e dello spreco di energie che potrebbero invece essere impiegate per contribuire alla risoluzione di problemi reali:  un accertamento puntuale proprio presso le forze parlamentari e governative e le istituzioni basterebbe e avanzerebbe, questa la tesi del Consiglio di presidenza Federfarma, “per avere esatta cognizione delle quotidiane perorazioni a favore delle farmacie che Federfarma svolge”.
Argomento, quello delle quotidiane, inesauste “perorazioni  a favore delle farmacie” del sindacato titolari, del quale nessuno si permette di dubitare ma che rischia di essere scivoloso. Perché è del tutto evidente e incontestabile l’esistenza di qualche problema, in materia di mascherine ma non solo, e di un malcontento all’interno della categoria che (mettiamola così) ha superato ormai da un pezzo la soglia della percepibilità, per quanto vi sia chi si affanni, se non proprio a denegarne l’esistenza, a minimizzarne la portata. E dunque, se i problemi ancora ci sono e il malcontento pure, sottolineare il proprio indefesso lavoro di “perorazione a favore delle farmacie” rischia di essere non una prova a discarico o un’esimente, ma un’aggravante.

 

♦ Mascherine – Risposta Federfarma a Federfarma-Lombardia