Federfarma, Cossolo: “Mascherine, necessario fare chiarezza”

Roma, 8 maggio – Nuova sortita di Federfarma sull’affaire mascherine,  ancora al centro di discussioni e polemiche (non sempre serene né rispettose della verità dei fatti), nel tentativo di portare chiarezza – anche e soprattutto sotto il profilo delle responsabilità – in una questione la cui narrazione da parte del sistema mediale, negli ultimi giorni, ha quasi sempre affibbiato alle farmacie il ruolo del cattivo di turno.

Federfarma, ovviamente, non ci sta e cerca in ogni modo e in ogni possibile occasione (l’altro ieri sera, ad esempio, il presidente Marco Cossolo, nella foto, è intervenuto da Bruno Vespa a Porta a Porta)  di spiegare agli italiani, ricostruendo la catena degli eventi, quali siano i veri i problemi e dove vadano cercate le responsabilità di una situazione diventata difficile proprio nel momento meno adatto, quello della ripartenza dopo il picco epidemico e del ritorno al lavoro di milioni di italiani, con un accresciuto fabbisogno degli indispensabili dispositivi di protezione individuale.

I fatti, dunque: a seguito dell’accordo siglato il 1° maggio con il commissario straordinario, Domenico Arcuri, da Federfarma e le altre sigle della filiera distributiva del farmaco, le mascherine avrebbero dovuto essere disponibili sul mercato (affidate anche ad altri soggetti: Arcuri ha infatti stretto intese anche con le organizzazioni della Gdo, dei supermercati e dei tabaccai) al costo “calmierato” d’imperio di 0,61 euro (cioè 0,50 + Iva 22%, almeno fino al momento in cui, come già annunciato dal Governo, l’Iva non sarà azzerata).
Ma, come riferiscono con cadenza quotidiana i notiziari, sul mercato le “mascherine di Stato” attualmente latitano, e la stessa Federfarma è la prima a  esserne consapevole: “Al momento le mascherine sono ancora disponibili presso alcune farmacie, mentre la stragrande maggioranza le ha già vendute proprio in previsione della fase 2″ scrive il sindacato dei titolari nel comunicato diffuso ieri, aggiungendo che le carenze “sono dovute a vari motivi: quelle con regolare marchio CE sono introvabili sul mercato; quelle importate con autocertificazione del produttore/importatore, assimilabili alle chirurgiche, che quindi potrebbero andare in vendita a 61 centesimi (talora anche già in giacenza presso i distributori che riforniscono le farmacie) non possono essere vendute senza la conformità da parte dell’Istituto superiore di sanità”.

“Quelle che le farmacie attendono dalla pubblica amministrazione (al costo di acquisto di 40 centesimi)” continua Federfarma “non sono ancora state consegnate dai distributori intermedi: peraltro l’accordo è stato siglato solo il  1° maggio e vanno considerati i necessari tempi tecnici. Per questo motivo ieri il Commissario Straordinario, alla presenza di Federfarma, ha convocato i rappresentanti della distribuzione intermedia per favorire la conclusione di un accordo commerciale con un qualificato fornitore nazionale, che renderà disponibili 5 milioni di mascherine chirurgiche per i prossimi 7 giorni e 10 milioni settimanali, a regime, dalla seconda metà di maggio”.

Questa la situazione, che esclude in tutta evidenza responsabilità delle farmacie per le attuali criticità del mercato, farmacie che anzi “in questi mesi hanno lavorato con passione e professionalità al servizio dei cittadini, in condizioni difficili e mettendo a rischio la propria salute, specie nelle zone  più martoriate del Paese”.

In un momento di ripartenza come l’attuale, Federfarma  vuole porre l’attenzione “sulle esigenze dei cittadini più fragili, immunodepressi, malati cronici e pazienti in cure chemioterapiche, confermando la propria disponibilità a distribuire gratuitamente ai soggetti aventi diritto le mascherine che perverranno dalla pubblica amministrazione”  e ribadisce che le farmacie si sono sempre poste “al servizio delle istituzioni e del cittadino per rendere disponibile le mascherine al prezzo stabilito dal Commissario Straordinario”,  per poi concludere  sottolineando che il farmacista “non è mai venuto meno alla sua mission di distribuire il farmaco e di dispensare consigli professionali a tutela  della  salute pubblica anche in un contesto emergenziale  unico nella sua portata”.