Federfarma, le modifiche sullo statuto finiscono in tribunale

Roma, 11 giugno – Nullità della convocazione e della composizione in seduta ordinaria della assemblea nazionale Federfarma del 13 dicembre 2017, in quanto il tema delle modifiche statutarie avrebbe richiesta l’indizione di una assemblea straordinaria; annullabilità delle deliberazioni assembleari relative alle modifiche statutarie, sottoposte a voto per alzata di mano e non a voto nominale; annullabilità delle deliberazioni assembleari per il mancato rispetto dell’art. 33 dello statuto federale, secondo il quale qualunque revisione apportata allo stesso necessita, per la sua esecuzione e attuazione, di apposito regolamento da approvarsi entro tre mesi; illegittimità e annullabilità delle deliberazioni assembleari impugnate per evidente contrasto con le previsioni statutarie all’epoca vigenti.

Queste, in sintesi estrema, le principali  motivazioni contenute nell’atto di citazione davanti al Tribunale Civile di Roma che Vincenzo Defilippo, presidente di Federfarma Catanzaro e di Federfarma Calabria, Alfonso Misasi, presidente di Federfarma Cosenza,  Dante Baldini, presidente di Federfarma Reggio Emilia e Alfredo Orlandi, presidente di Federfarma L’Aquila,  tutti rappresentati e difesi dall’avv. Caterina Celestino, hanno presentato qualche giorno fa, richiedendo, in via cautelare, di sospendere  l’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea del 13 dicembre sullo statuto e, quindi, di accertare e dichiarare la nullità delle stesse “per nullità della convocazione e della composizione in seduta ordinaria”.

L’atto cita Federfarma, e per essa il suo presidente Marco Cossolo, a comparire dinanzi al Tribunale Civile di Roma all’udienza fissata in data 25 ottobre 2018.

Copia della citazione (qui il documento) è stata inviata giovedì scorso da Federfarma tramite circolare a tutte le associazioni e unioni regionali associate per opportuna conoscenza.

L’iniziativa dei ricorrenti è la “prosecuzione con altre armi” del contenzioso sulle modifiche statutarie avviato già prima dell’assemblea dello scorso 13 dicembre (cfr. RIFday del 14 dicembre 2017), allorché gli stessi Orlandi e Misasi, con una nota pubblica, avevano duramente criticato la decisione di pronunciarsi su un tema di rilievo fondamentale ricorrendo a una convocazione “repentina e instantanea” dell’Assemblea, senza lasciare agli associati “il tempo di studiare e far sedimentare le ipotesi formulate dal Consiglio di presidenza per poi proporre eventuali modifiche, integrazioni, ripensamenti delle  modifiche proposte e rese note soltanto pochi giorni fa attraverso la diffusione di una sintetica circolare”.

Nel corso della stessa Assemblea del 13 dicembre, poi, i ricorrenti erano intervenuti con rilievi di metodo e di merito, tutti puntualmente ricordati nell’atto di citazione, a partire dall’incongruenza  registrata tra l’accelerazione del voto sulle modifiche statutarie proposte dal consiglio di presidenza e il successivo punto in discussione dell’ordine del giorno, ovvero la costituzione di una commissione ad hoc per approntare un progetto organico di riscrittura dello Statuto, dove quelle stesse modifiche avrebbero potuto essere opportunamente sviscerate, discusse e quindi eventualmente approvate.

Nessuno dei rilievi, però, ebbe buona sorte: l’Assemblea approvò infatti a larghissima maggioranza le modifiche allo statuto, rese necessarie dall’approvazione della Legge concorrenza, che ha allargato gli assetti proprietari delle farmacie, estendendoli anche a società di capitale e soci non farmacisti.

Una previsione legislativa certamente non neutra, alla quale Federfarma ha dovuto adeguarsi, trasformandosi di fatto da sindacato dei titolari di farmacia in  “sindacato delle farmacie”, pur senza tradire la sua natura ontologica, che è quella dell’indissolubile ancoraggio alla dimensione e ai contenuti professionali dell’attività: a rappresentare le farmacie in assemblee e organi direttivi, a ogni livello (provinciale, regionale e nazionale) potranno infatti essere soltanto delegati farmacisti.

Gli esiti di quel voto, però, non sono evidentemente stati sufficienti a chiudere la partita, almeno per Misasi, Orlandi, Defilippo e Baldini, che hanno deciso di continuare a giocarla passando alle carte bollate, nella convinzione che le modifiche statutarie intervenute (che a loro giudizio “conducono inevitabilmente la vita associativa nella direzione di una partecipazione sempre più importante del capitale, con compromissione della categoria professionale che fino a oggi ne ha rappresentato l’esclusività”) rischiano di snaturare e alterare definitivamente gli scopi di Federfarma, che “vede da sempre nella categoria dei farmacisti e nei loro interessi generali il fine ultimo dell’attività sindacale e giammai lo strumento per il perseguimento di logiche che vi sono completamente estranee”.

Ma Federfarma, nell’informare i suoi associati dell’iniziativa giudiziaria dei ricorrenti, manifesta la massima serenità, dicendosi “profondamente convinta sia della correttezza delle operazioni assembleari compiute sia della congruità dei relativi deliberati, peraltro adottati in presenza e con l’assistenza di un notaio, che provvederemo, pertanto, a tutelare nei modi più opportuni dando mandato ad un legale di rappresentarci presso l’adito Tribunale” e ovviamente riservandosi di tornare sull’argomento, in caso di novità.