Federfarma, confronto a Palermo sulle farmacie in rete (di protezione)

Roma, 23 ottobre – Calma e gesso, prima di cadere nella tentazione di cedere alle lusinghe di chi – da ancora prima che la legge sulla concorrenza venisse approvata, nello scorso mese di agosto – blandisce le farmacie con offerte di acquisizione di vario tipo.
A chiedere di resistere ai diversi soggetti che (a nome di società di capitali e fondi di investimento di non sempre chiara né certificata identità) che stanno tempestando le farmacie italiane con la richiesta di valutare una “vantaggiosa” cessione dell’esercizio è stato il presidente di Federfarma Palermo Roberto Tobia, in occasione dell’assemblea del sindacato provinciale dei titolari svoltasi venerdì scorso nel capoluogo siciliano e convocata per esaminare le criticità prodotte dall’approvazione della legge 124/17, che ha sancito il via libera all’ingresso delle società di capitale nella proprietà delle farmacie. Un mercato che vale 25 miliardi di euro e che, inevitabilmente, fa gola a molti.
“Rassicuro tutti i colleghi” ha detto Tobia, che è anche tesoriere nazionale di Federfarma, rivolto ai 329 titolari di farmacia palermitani, una buona metà dei quali presenti in sala (molti altri collegati in diretta Facebook). “Il sindacato c’è e sta rapidamente costruendo una soluzione efficace per mantenere l’indipendenza delle farmacie e per consentire ancora al cittadino di scegliere un servizio professionale, di qualità e attento solo alla sua salute, in contrapposizione a un’offerta commerciale e speculativa che tratta il farmaco alla stessa stregua di un detersivo. Infatti, lo scenario peggiore che apre la legge 124 è una farmacia posseduta al 100% da non farmacisti e, come lavoratore dipendente, un farmacista con l’incarico di direttore, verosimilmente costretto, esattamente come avviene nei punti vendita delle catene, a eseguire le indicazioni della proprietà sul sostenere un farmaco rispetto ad un altro”.

“So che siete tempestati da telefonate, pressioni e offerte da parte di presunti rappresentanti di fondi d’investimento e società di capitali” ha detto ancora Tobia. “Per questo vi lancio un appello: aspettate questi quattro mesi necessari a costruire la ‘Rete di protezione’, resistete alla tentazione di vendere, significherebbe svendere la farmacia e la vostra professionalità”.

La strategia organizzativa e di marketing della “Rete di protezione”, affidata a una primaria società di consulenza internazionale, si basa su quattro pilastri: ridurre e spalmare nel tempo l’indebitamento delle farmacie grazie a un check-up finanziario e al nuovo ruolo della controllata di categoria Credifarma; impiego delle risorse della controllata Promofarma per finanziare un sistema omogeneo di gestione aziendale e di digitalizzazione di tutte le farmacie del Paese; inclusione di tutti i soggetti della filiera, compresi gli operatori della distribuzione del farmaco; attivazione di nuovi servizi a standard omogenei che garantiscano la competitività e la sostenibilità economica delle farmacie, come elettrocardiogrammi, Holter cardiaci e pressori, diagnosi in tempo reale, screening di massa, controllo sull’aderenza dei pazienti ai piani terapeutici per limitare gli sprechi del Servizio sanitario nazionale.

Su quest’ultimo punto il presidente nazionale di Federfarma, Marco Cossolo, presente ai lavori, ha osservato che “è fondamentale dimostrare alle istituzioni la reale capacità delle farmacie di fornire servizi utili per il Servizio sanitario nazionale. Ad esempio, in Italia su una spesa di 19 miliardi di euro per farmaci distribuiti in convenzione, il 60% è usato male dai pazienti, in difformità dalla prescrizione del medico: questo è uno spreco enorme e solo il controllo del farmacista in sinergia col medico curante può fermarlo”.

Per Cossolo serve dunque, una nuova cultura: “Noi ci opponiamo ai capitali che creeranno concentrazioni di farmacie” ha detto il presidente del sindacato. “Il farmacista che vuole restare indipendente ha una sola via: aderire alla ‘Rete nazionale di protezione’. Ciò gli consentirà di tornare al banco per seguire esclusivamente il rapporto col cliente sapendo che alle questioni organizzative e burocratiche ci pensa alle sue spalle un sistema nazionale capace di farlo bene in una logica manageriale che garantisca il posizionamento strategico della farmacia nel mercato senza svilirne la libertà, i valori e la centralità della salute del paziente”.

Silvia Pagliacci, presidente nazionale di Sunifar, il sindacato delle 6.500 farmacie rurali, ha ovviamente dedicato il suo intervento a questi presidi, dei quali la politica non manca di riconoscere la vitale importanza, rappresentando spesso  l’ultimo presidio dello Stato rimasto nei piccolissimi centri, ma senza poi sostenerli come invece sarebbe assolutamente necessario.  “A causa della legge 124, le farmacie rurali, se da un lato non saranno oggetto d’attenzione dei capitali speculativi perché non redditizie, dall’altro vedranno i propri clienti attratti e fagocitati dalla concorrenza delle promozioni lanciate dalle concentrazioni di farmacie nei grandi centri abitati. Di questo passo saremo costretti a consegnare le chiavi ai sindaci” ha affermato Pagliacci, reclamano poi più attenzione dalle istituzioni e dai decisori politici. “La legge sui piccoli borghi è una buona base di partenza. Ma occorre anche aumentare l’indennità, fare arrivare i farmaci due volte al giorno, non fare andare via i medici dai paesini, integrarci con i presìdi sanitari più lontani perché i nostri servizi possono anche salvare vite umane” ha detto la presidente Sunifar. “Come Federfarma e Sunifar abbiamo messo a disposizione una polizza che, in caso di farmacista solo che si ammala, eroga una diaria giornaliera per pagare la sostituzione. Governo e Parlamento facciano il resto”.