Fda, sì agli anticorpi monoclonali di Eli Lilly per la terapia di Covid

Roma, 13 novembre- Non solo vaccini, ma anche farmaci: a far da contraltare al preoccupante stillicidio quotidiano di notizie relative all’aumento dei contagi da Sars CoV-2 sono fortunatamente arrivate questa settimana alcune buone notizie sui progressi degli sforzi in corso in tutto il mondo per mettere a punto armi efficaci per contrastare il cammino fin qui senza ostacoli del coronavirus.

A prendersi la scena, nei giorni scorsi, è stata la notizia dell’efficacia al 90% del vaccino Pfizer-BioNTech, le cui prime dosi dovrebbero arrivare già prima della fine dell’anno. Ma non è  meno importante il via libera d’urgenza concesso dall’agenzia regolatoria federale degli USA, la Food and Drug Administration, all’uso del trattamento anti-Covid a base di anticorpi della Eli Lilly, per curare infezioni di limitata entità in adulti e bambini. Il trattamento dovrà essere somministrato nelle strutture ospedaliere o in altre strutture sanitarie.Visualizza immagine di origine

A sottolineare il rilievo della notizia, in una dichiarazione rilasciata ad Adnkronos Salute, è il virologo Fabrizio Pregliasco (nella foto qui a lato): “Oltre alla buona notizia relativa al vaccino Pfizer, sicuramente interessante è l’approccio degli anticorpi monoclonali: lo vedo come uno sviluppo della plasmaterapia, storicamente usata, ma ancor più strutturata ed efficace attraverso una industrializzazione su grandi numeri. Insieme al vaccino, ci permetterà un approccio a tenaglia contro il Covid” ha detto il virologo dell’Università degli Studi di Milano.

Il trattamento, come già anticipato,  è destinato alla cura di infezioni di lieve o moderata entità, ma a rischio di malattia severa, in pazienti adulti o in bambini sopra i 12 anni. Si tratta, come precisa il Washington Post, del primo trattamento a base di anticorpi monoclonali autorizzato per l’uso sui pazienti. Secondo i ricercatori, si tratta di “una classe di farmaci che si rivelerà un potente strumento per cambiare il corso della pandemia e potrà fare da ponte verso un vaccino”. Inoltre “è della stessa famiglia di farmaci del trattamento ricevuto da Donald Trump quando è stato colpito da Covid-19″. Tuttavia “la scarsità iniziale del farmaco e le complessità logistiche della sua somministrazione potrebbero ridurne l’impatto immediato sulla pandemia”.