Farmacisti vaccinatori, Snami: “Assurdo, come se noi chiedessimo di vendere farmaci”

Roma, 6 ottobre – Non accenna a diminuire il fuoco di sbarramento dei medici contro l’ipotesi di consentire la somministrazione dei vaccini in farmacia, peraltro già “sdoganata” dalla recente ordinanza della Regione Lazio di cui tanto si discute in questi giorni. L’ultima bordata arriva da un comunicato stampa diramato ieri dallo Snami, il sindacato nazionale dei medici ambulatoriali. “A questo punto proponiamo che siano i medici ad essere autorizzati alla vendita dei farmaci” afferma  provocatoriamente il presidente nazionale Angelo Testa (nella foto) per far comprendere l’irrazionalità normativa rappresentata, almeno a suo giudizio,  dal consentire ai farmacisti di somministrare i vaccini antinfluenzali.

“Sia le organizzazioni di categoria sia una parte della politica nazionale insistono per voler aprire le porte ai ‘farmacisti vaccinatori’, espropriando i medici di un’attività fondamentale, con scarsa garanzia dei pazienti, solo per avvantaggiare chi verrà certificato con un semplice corso da vaccinatore” si legge nel comunicato. “Lo Snami è assolutamente contrario e si opporrà in ogni sede, istituzionale e sindacale, a un’ipotesi in cui c’è dimezzo la dignità dei medici di medicina generale e la sicurezza dei pazienti. Cosa faranno i farmacisti se un paziente avrà una reazione da vaccino, chiameranno il medico con urgenza?”

Il comunicato punta l’indice anche sulle criticità che, in non poche Regioni, rischiano di pregiudicare la campagna vaccinale antinfluenzale 2020-21. “Abbiamo notizia di come molte Regioni la stiano affrontando praticamente solo a parole, tra omissioni e colpevoli ritardi, con annunci altisonanti sulla stampa e spot in Tv, ma in maniera del tutto insufficiente nei fatti” afferma il vicepresidente nazionale Snami Domenico Salvago, che parla di  “una ‘disorganizzazione organizzata’ tra carenze di fondi e l’indisponibilità dell’igiene pubblica a farsi carico di una parte delle vaccinazioni”.

“Eppure” conclude il presidente  Testa “il nostro impegno dovrà essere massimo, ma oggettivamente risulta difficile ragionare con quella parte pubblica che non vuole finanziare lo straordinario che dovremo lavorare, o come si possono firmare accordi in cui, quando si affronta il discorso economico nello specifico, la controparte diventa vaga sulle cifre e al più si limita a dire  che i fondi si impegnerà a reperirli…”

Visualizza immagine di origineSceglie invece la strada del confronto e del dialogo il vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma Pierluigi Bartoletti (nella foto qui a lato), per il quale la vendita del vaccino antinfluenzale in farmacia  non è ovviamente in discussione, dal momento che c’è sempre stato, “ma la pratica della vaccinazione resta un atto medico che per norma non si può fare con un medico in farmacia”.

Per questo, pur condividendo “la necessità che tutte le componenti del territorio concorrano per loro parte al raggiungimento della quota vaccinale prevista, garantendo a tutti la vaccinazione”, Bartoletti sostiene che ogni soluzione regionale che intenda esprimere la necessità di compartecipare il sistema territoriale “deve essere normata nell’ambito delle norme vigenti e sotto il controllo degli Ordini che sono enti dello Stato a tutela del cittadino. Bene che la Regione si attivi per incontrare le parti coinvolte, dal dialogo emergeranno soluzioni praticabili senza forzature  e polemiche. I medici sono pronti”.
La Regione Lazio, inoltre,  “ha tutti gli strumenti creati nei mesi scorsi per far fronte a un eventuale carenza di punti vaccinali a oggi non nota” conclude Bartoletti, facendo riferimento in particolare alle Uscar, le unità speciali di continuità assistenziale regionali che, durante l’emergenza pandemica, si sono mosse sul territorio della Regione effettuando decine di migliaia di visite e test e che, “se coinvolte,  possono procedere alla vaccinazione in collaborazione con i farmacisti. Abbiamo bisogno di collaborazione non di veleni, chi rema contro va isolato”.

 

Roma, 6 ottobre – Non accenna a diminuire il fuoco di sbarramento dei medici contro l’ipotesi di consentire la somministrazione dei vaccini in farmacia, peraltro già “sdoganata” dalla recente ordinanza della Regione Lazio di cui tanto si discute in questi giorni. L’ultima bordata arriva da un comunicato stampa diramato ieri dallo Snami, il sindacato nazionale dei medici ambulatoriali. “A questo punto proponiamo che siano i medici ad essere autorizzati alla vendita dei farmaci” afferma  provocatoriamente il presidente nazionale Angelo Testa (nella foto) per far comprendere l’irrazionalità normativa rappresentata, almeno a suo giudizio,  dal consentire ai farmacisti di somministrare i vaccini antinfluenzali.

“Sia le organizzazioni di categoria sia una parte della politica nazionale insistono per voler aprire le porte ai ‘farmacisti vaccinatori’, espropriando i medici di un’attività fondamentale, con scarsa garanzia dei pazienti, solo per avvantaggiare chi verrà certificato con un semplice corso da vaccinatore” si legge nel comunicato. “Lo Snami è assolutamente contrario e si opporrà in ogni sede, istituzionale e sindacale, a un’ipotesi in cui c’è dimezzo la dignità dei medici di medicina generale e la sicurezza dei pazienti. Cosa faranno i farmacisti se un paziente avrà una reazione da vaccino, chiameranno il medico con urgenza?”

Il comunicato punta l’indice anche sulle criticità che, in non poche Regioni, rischiano di pregiudicare la campagna vaccinale antinfluenzale 2020-21. “Abbiamo notizia di come molte Regioni la stiano affrontando praticamente solo a parole, tra omissioni e colpevoli ritardi, con annunci altisonanti sulla stampa e spot in Tv, ma in maniera del tutto insufficiente nei fatti” afferma il vicepresidente nazionale Snami Domenico Salvago, che parla di  “una ‘disorganizzazione organizzata’ tra carenze di fondi e l’indisponibilità dell’igiene pubblica a farsi carico di una parte delle vaccinazioni”.

“Eppure” conclude il presidente  Testa “il nostro impegno dovrà essere massimo, ma oggettivamente risulta difficile ragionare con quella parte pubblica che non vuole finanziare lo straordinario che dovremo lavorare, o come si possono firmare accordi in cui, quando si affronta il discorso economico nello specifico, la controparte diventa vaga sulle cifre e al più si limita a dire  che i fondi si impegnerà a reperirli…”

Visualizza immagine di origineSceglie invece la strada del confronto e del dialogo il vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma Pierluigi Bartoletti (nella foto qui a lato), per il quale la vendita del vaccino antinfluenzale in farmacia  non è ovviamente in discussione, dal momento che c’è sempre stato, “ma la pratica della vaccinazione resta un atto medico che per norma non si può fare con un medico in farmacia”.

Per questo, pur condividendo “la necessità che tutte le componenti del territorio concorrano per loro parte al raggiungimento della quota vaccinale prevista, garantendo a tutti la vaccinazione”, Bartoletti sostiene che ogni soluzione regionale che intenda esprimere la necessità di compartecipare il sistema territoriale “deve essere normata nell’ambito delle norme vigenti e sotto il controllo degli Ordini che sono enti dello Stato a tutela del cittadino. Bene che la Regione si attivi per incontrare le parti coinvolte, dal dialogo emergeranno soluzioni praticabili senza forzature  e polemiche. I medici sono pronti”.
La Regione Lazio, inoltre,  “ha tutti gli strumenti creati nei mesi scorsi per far fronte a un eventuale carenza di punti vaccinali a oggi non nota” conclude Bartoletti, facendo riferimento in particolare alle Uscar, le unità speciali di continuità assistenziale regionali che, durante l’emergenza pandemica, si sono mosse sul territorio della Regione effettuando decine di migliaia di visite e test e che, “se coinvolte,  possono procedere alla vaccinazione in collaborazione con i farmacisti. Abbiamo bisogno di collaborazione non di veleni, chi rema contro va isolato”.