Farmacisti vaccinatori, la Fnomceo dice no: “Un corso on line non basta”

Roma, 7 settembre – Vaccini in farmacia: all’altolà nei giorni scorsi del segretario del sindacato dei medici di medicina generale Silvestro Scotti è subito seguito quello del rappresentante più prestigioso della professione medica, il presidente della Fnomceo Filippo Anelli (nella foto). Che non solo afferma che l’idea di somministrare i vaccini per l’influenza all’interno delle farmacie, alla luce delle leggi attuali, non può essere messa in pratica, ma che essa  non sarebbe “comunque coerente con le competenze sanitarie che la legge affida, in maniera diversa e peculiare, a medici, infermieri, farmacisti”.

In una nota pubblicata sul portale istituzionale della federazione professionale, la presa di posizione dei medici non lascia davvero spazio a equivoci o fraintendimenti, fin dal titolo: “Farmacisti vaccinatori? La Fnomceo dice no: Competenze che non si acquisiscono con un corso on line”, esprimendo pollice verso non solo alle proposte avanzate da Fofi, Federfarma e Assofarm, ma anche al corso Ecm a cura di Utifar.
“Non basta un corso on line per diventare medici” afferma Anelli. “Le competenze acquisite dal farmacista durante il percorso di studi sono certamente, tra le altre, quelle relative alla composizione, alla farmacologia, alla farmacocinetica e farmacodinamica dei farmaci e dei vaccini. Non sono, in alcun modo, né quelle relative all’inoculazione, né tanto meno quelle dell’anamnesi, della diagnosi, della valutazione dello stato di salute, della prescrizione, dell’individuazione e gestione di eventuali effetti collaterali. E sono, queste, competenze che si acquisiscono in anni di studi, non certo con un certificato al termine di un corso Ecm, per quanto qualificati siano i docenti e gli organizzatori”.

Non trova d’accordo il presidente dei medici neppure la precedente proposta del suo omologo Fofi Andrea Mandelli, quella di far entrare il medico nelle farmacie, per somministrare il vaccino o per supervisionare l’inoculazione da parte di altri professionisti sanitari.

“Rimangono inalterate le perplessità sul fatto che il divieto, previsto dall’articolo 102 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie, dell’esercizio della professione medica in farmacia possa essere superato”  precisa Anelli al riguardo. “La ratio di questa Legge, che ha mostrato nel tempo la sua validità, è quella di prevenire possibili conflitti d’interesse tra il professionista deputato alla prescrizione e quello deputato alla dispensazione. Profili che potrebbero in questo contesto delinearsi”.

“Condividiamo invece con i farmacisti la preoccupazione per una possibile carenza di vaccini a carico degli assistiti”  continua il presidente dei medici. “È un bene che le Regioni abbiano opzionato una quantità maggiore di vaccini da distribuire gratuitamente alle fasce di popolazione, più ampie degli anni scorsi, individuate dal ministero della Salute. Questo però non deve compromettere la possibilità di vaccinarsi anche per i cittadini che non sono ricompresi in tali fasce e che devono poter acquistare, su prescrizione medica, i preparati nei luoghi deputati alla dispensazione dei medicinali, e cioè le farmacie. Le farmacie del territorio” conclude Anelli “rappresentano un presidio sanitario essenziale ed è in questo senso che si potrebbe auspicare anzi un accordo tra i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e le farmacie convenzionate, al fine di rendere ancora più efficiente e capillare la rete di distribuzione e di dispensazione dei vaccini”.