Farmacisti, convegno sull’occupazione a Roma dopo il successo sui tirocini

Roma, 26 giugno – Un ulteriore momento di riflessione sulla situazione occupazionale dei laureati in farmacia, tra le molte forse la principale criticità delle professione, soprattutto alla luce delle dinamiche pesantemente negative del saldo tra il numero dei laureati annui e il fabbisogno di farmacisti espresso dal sistema sanitario italiano. Questo il senso e l’obiettivo del convegno che l’Ordine dei Farmacisti di Roma, in collaborazione con gli altri ordini del Lazio, ha organizzato a Roma il 22 giugno scorso nello stesso luogo  – il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico ai Fori Imperiali –  dove,  giusto un anno fa, era stata lanciata la sfida contro l’uso improprio di strumenti contrattuali (su tutti i tirocini di formazione e aggiornamento) che rischiava di produrre gravi degenerazioni negli stessi rapporti all’interno della farmacia.

Proprio in quell’occasione, gli ordini laziali strinsero un’alleanza con la Regione Lazio finalizzata a un intervento normativo, in sede di accordo Stato-Regioni, che portasse a un chiarimento definitivo sulla questione. Obiettivo che, come è noto, è stato centrato grazie alle nuove linee guida  approvate dalla conferenza delle Regioni nella sua seduta del 25 maggio  scorso, dove trova spazio l’esplicito divieto di attivare tirocini “in favore di professionisti abilitati o qualificati all’esercizio di professioni regolamentate per attività tipiche ovvero riservate alla professione”, che accoglie in pieno la tesi degli ordini dei farmacisti laziali ed elimina in radice la possibilità di  “assumere” in farmacia giovani laureati per un massimo di sei mesi con contratti di “tirocinio di formazione e orientamento” a bassissimo costo (non più di 500 euro al mese, più della metà dei quali a carico della Regione).

“Un risultato che abbiamo cercato e perseguito con determinazione” ha spiegato il presidente dell’Ordine di Roma, Emilio Croce “e che ovviamente accogliamo con soddisfazione, ringraziando la  Regione Lazio e in particolare l’assessore al Lavoro Valente per aver accolto e sostenuto le nostre istanze in seno alla Conferenza delle Regioni, ottenendo nuove linee guida che saranno valide su tutto il territorio nazionale”.

La criticità della situazione occupazionale, però, resta in piedi, ha osservato Croce, e molto ancora resta da fare: “Basta considerare lo scarto numerico che esiste tra il fabbisogno di farmacisti calcolato dal ministero della Salute e i laureati che escono ogni anno dalle nostre università per comprendere come, in assenza di correttivi, anche il nostro settore rischia in una vera e propria emergenza-lavoro” ha affermato il presidente di Roma, riportando gli ultimi dati che attestano un percentuale di disoccupazione intorno al 7,5%: “In pratica, ci sono poco più di settemila  colleghi disoccupati o occupati in maniera ‘ballerina’ su un totale di iscritti che cresce costantemente” ha detto Croce. Per questo, “vanno individuate nuove opportunità professionali, allargando il perimetro delle tradizionali competenze e bisogna trovare soluzioni idonee per affrontare il fenomeno”.

Quello dell’occupazione è un problema davanti al quale nessuno può chiamarsi fuori, ha spiegato Croce. A partire dall’università. “L’Ordine di Roma, insieme agli altri Ordini provinciali del Lazio e in collaborazione con le università di Roma Sapienza e Tor Vergata, si sta impegnando al fine di rendere gli anni di studi più adeguati possibili alle istanze di salute che provengono dai cittadini” ha detto il presidente dei farmacisti romani, ricordando come la Sapienza abbia già “adottato un nuovo ordinamento, anche sulla base delle richieste che l’Ordine ha fatto pervenire in sede, con l’inserimento e l’ampliamento di insegnamenti innovativi nel cursus studiorum, come la fitoterapia, il management sanitario, la scienza dell’alimentazione, la farmaco-vigilanza, gli elementi di omeopatia, i concetti di veterinaria, le nozioni di primo soccorso, la patologia clinica, la psicologia del lavoro e della comunicazione”.
Il tema è stato discusso nel convegno romano da Rossana Ugenti, della Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del ministero della Salute, che ha illustrato con molta chiarezza le metodologie utilizzate per determinare il fabbisogno di cinque professioni della salute (medici, infermieri, farmacisti, odontoiatri e ostetriche), rilevando le criticità presenti e soprattutto future che pesano sui laureati in farmacia, tradotte nel numero esiguo (448) espresso dal ministero per il fabbisogno 2017-18. “Una possibile soluzione per contrastare il problema è inserire l’accesso programmato ai corsi di laurea in farmacia” ha detto Ugenti, che ha però evidenziato come la misura non sarebbe del tutto risolutiva: “Immaginando di chiudere ora tutti gli accessi al corso di laurea in Farmacia, nel 2035 risulterebbero ancora in esubero ottomila farmacisti”.

Contrario all’ipotesi del numero chiuso, invece, Bruno Botta, direttore del Dipartimento di Chimica e Tecnologie della “Sapienza” di Roma: “Personalmente, non negherei  il diritto allo studio a chi abbia voglia e motivazioni per seguire una determinata carriera” ha detto Botta. “Prima di ricorrere a misure di questo tipo, bisognerebbe verificare se è stato fatto tutto il necessario per offrire ai futuri laureati farmacisti tutte le opportunità, soprattutto dal punto di vista della formazione. Che deve essere di assoluta qualità, perché da una formazione di qualità discendono inevitabilmente più possibilità occupazionali”.

Sulla stessa falsariga Vincenzo Panella, DG della Direzione Salute e Politiche Sociali della Regione Lazio, per il quale le problematiche occupazionali sono in stretta relazione con almeno un paio di questioni che meriterebbero una “manutenzione” straordinaria: il concorsone a sedi farmaceutiche, avversato (per una formulazione non felice della legge che lo ha istituito) da un percorso tormentato, che ne ha notevolmente ritardato l’iter. Ma molto c’è da chiarire anche a proposito della farmacia dei servizi, avviando in particolare una riflessione e una “misurazione” del gradimento e dell’efficacia delle sperimentazioni già avviate, a partire da quelle sui cosiddetti “servizi di sportello”, molto apprezzati dall’utenza. “Serve uno sforzo congiunto di approfondimento con le rappresentanze della professione” ha detto Panella “che potrebbe utilmente avvenire in sede di Commissione Salute della Regioni, dove costruire modelli e progetti guardando anche agli strumenti convenzionali”.

Panella ha anche fatto riferimento ai servizi farmaceutici regionali, che in alcune Regioni (come il Lazio) hanno risentito del blocco dei turnover, che però si stanno ora progressivamente “sbloccando”, grazie al miglioramento dei conti prodotto dall’assoggettamento ai piani di rientro.

“nella nostra Regione abbiamo già riaperto le procedure per il 95% dei posti per il 2017 e arriveremo al 98% nel 2018” ha detto Panella. “Dopo 10 anni di blocco delle assunzioni, qualche effetto si comincerà a vederlo”.

L’assessore al lavoro del Lazio Lucia Valente, nella foto, giuslavorista di vaglia e molto apprezzata oltre che importante esponente del governo regionale, è tornata sul risultato portato a caso con le nuove linee guida sui tirocini grazie all’accordo tra Stato e Regioni. “Un risultato al quale, come Regione Lazio, abbiamo lavorato con determinazione” ha affermato Valente. “Lo scorso anno avevamo raccolto le istanze degli Ordini dei Farmacisti della nostra Regione, e avevamo da subito condiviso l’inadeguatezza di far svolgere i tirocini a persone già laureate e abilitate all’esercizio della professione, scongiurando il rischio di utilizzare lo strumento in modo improprio come forma di lavoro a basso costo, quando invece è un istituto di politica attiva del lavoro finalizzato alla formazione, all’orientamento e all’inserimento lavorativo e, come tale e solo come tale, da sostenere con convinzione”.

Valente, a proposito delle criticità occupazionali, ha voluto ribadire la massima disponibilità della Regione a svolgere un ruolo  attivo, per quelle che sono la sua parte e le sue responsabilità, e ha lanciato a Croce e agli Ordini dei farmacisti del Lazio una suggestione e una sfida, quella degli apprendistati di alto livello  finanziati dalla Regione: “Niente a che vedere con i tirocini” ha spiegato l’assessore. “Si tratta infatti di un contratto di lavoro subordinato, che costa poco alle aziende e gode anche del supporto dello Stato. Prevede una serie di regole e paletti, e quindi bisogna verificarne l’utilizzo, ma lancio al presidente Croce e agli Ordini del Lazio la proposta di avviare un protocollo con la Regione e l’università per esplorare le possibilità che offre per i laureati in farmacia e dare così un segnale importante ai giovani. Anziché finti contratti, utilizziamo gli strumenti che ci sono” ha concluso Valente. “E pensiamo anche che altri possiamo attivarne”.

Tra gli altri interventi, va sicuramente registrato quello di Alberto Civica, segretario regionale di Uil Lazio, che a proposito delle “distorsioni” occupazionali dei laureati in farmacia, ha voluto ricordare la partita ancora in corso del rinnovo del Ccnl dei dipendenti in farmacia, da chiudere al più presto e con il riconoscimento pieno – economico e normativo – della professionalità dei farmacisti collaboratori. Netta la chiusura espressa dal sindacalista riguardo all’ipotesi di introduzione del numero chiuso o programmato che dir si voglia.

Ipotesi in favore della quale si è invece schierato Maurizio Cini, presidente di Asfi e titolare di cattedra alla facoltà di Farmacia di Bologna, uno dei primi, con la sua associazione, a denunciare l’uso improprio dei tirocini extracurriculari in farmacia che a suo giudizio (applicati a giovani laureati in farmacia indicati con la qualifica di addetti al magazzino, che però andavano in camice e caduceo a lavorare dietro il bancone) esponevano i titolari che se ne avvalevano anche al rischio penale di falso ideologico. “Ritengo che sia doveroso complimentarsi con gli Ordini di Roma e del Lazio, che si sono impegnati su un fronte sul quale altri hanno invece latitato” ha detto Cini. “Anche se magari ci sarà qualcuno che non sarà per nulla contento del risultato raggiunto, che è invece importantissimo”.

Analoghe espressioni di apprezzamento sono arrivate da Franco Caprino, a lungo segretario nazionale di Federfarma e presidente dell’associazione dei titolari di Roma, che ha salutato con soddisfazione la non applicabilità dei tirocini extracurriculari in farmacia disposta dalle nuove linee guida: “L’uso improprio dei tirocini in farmacia si traduceva, di fatto, nello sfruttamento di giovani colleghi e nel tradimento dei più elementari principi etici e deontologici della nostra professione” ha detto Caprino “e benissimo hanno fatto gli Ordini di Roma e del Lazio a combattere questa battaglia che, per fortuna, si è conclusa positivamente”.

A suggellare l’incontro, le conclusioni del presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Latina Roberto Pennacchio, che dalla revisione delle linee guida in materia di tirocini ha voluto distillare due lezioni: “La prima è che quando si è convinti della bontà delle proprie convinzioni e si persegue con determinazione l’obiettivo che ci si è posti, i risultati prima o poi arrivano” ha detto Pennacchio, riferendosi ovviamente alla battaglia condotta dagli Ordini laziali. “Quello che abbiamo ottenuto è un successo evidente: abbiamo posto le premesse per eliminare comportamenti  che, uso un eufemismo, non danno certamente lustro alla nostra professione e ai valori che la sottendono”.

“La seconda lezione riguarda più in generale il ruolo degli Ordini come enti di rappresentanza professionale, ruolo che viene messo in dubbio da molte parti” ha concluso Pennacchio. “Magari qualcuno, dopo il risultato scaturito dall’impegno degli Ordini dei farmacisti laziali in  collaborazione con la Regione Lazio avrà occasione di rivedere le sue opinioni al riguardo, e magari ricredersi”.