FarmacieUnite: “Troppi farmacisti senza vaccino e senza data certa di vaccinazione”

Roma, 16 febbraio – La domanda, in fondo, è semplice: è legittimo che una categoria di professionisti della salute che ormai da un anno si trova sul fronte della lotta a Covid, in un presidio della sanità territoriale costretto a rimanere sempre aperto (contrariamente ad altre strutture), esposta quotidianamente al rischio di un potenziale contagio, avanzi la richiesta – nel suo interesse ma soprattutto in quello dei cittadini che entrano quotidianamente in farmacia – di essere considerata un soggetto prioritario per la vaccinazione anti-Covid? E, visto che la risposta non Visualizza immagine di originepuò che essere affermativa, perché questo non avviene? Perché ancora troppi farmacisti, in troppe zone del Paese, non sanno ancora nulla su quando (e se) saranno vaccinati?

Torna a chiederlo pubblicamente, in un comunicato stampa diramato ieri, FarmacieUnite, il sindacato dei titolari di farmacia presieduto da Franco Gariboldi Muschietti (nella foto), osservando che di fronte a  “troppi vaccini effettuati a persone che non hanno motivo ad una priorità, che probabilmente fanno smart working o non incontrano quotidianamente cittadini potenzialmente infetti”, la mancata vaccinazione dei farmacisti qualche cattivo pensiero sulla reale considerazione in cui è tenuta la categoria lo suggerisce.

Il sito info.vaccinocovid.gov.it recita così: “Il Piano di vaccinazione Covid -19 è partito il 27 dicembre 2020 e si articola in più fasi: Abbiamo iniziato proteggendo gli operatori sanitari e sociosanitari, il personale e gli ospiti dei presidi residenziali per anziani e gli anziani over 80. Nelle fasi successive vaccineremo le persone estremamente vulnerabili, intese come affette da patologie o disabilità che comportano un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di Covid-19. A seguire le persone dai 70 ai 79 anni e la popolazione con almeno una comorbidità cronica e con l’arrivo di nuovi vaccini e l’aumento delle dosi attualmente disponibili abbiamo iniziato a proteggere anche altre categorie di popolazione tra i 18 e i 55 anni, tra le quali, anzitutto, gli insegnanti ed il personale scolastico, le forze armate e di polizia, il personale e i detenuti delle carceri, i luoghi di comunità e gli altri servizi essenziali”.

“Non si sa bene in quale categoria rientrino i circa 70.000 farmacisti” commenta al riguardo FarmacieUnite “ma pare che per alcune Regioni o Asl o Usl che dir si voglia, siano fantasmi e a oggi non sono stati inseriti nell’elenco di chi a breve si debba vaccinare. Passati dalla fase 1 alla fase 2 senza colpo ferire. Eppure” continua il sindacato “le farmacie sono tra i pochissimi esercizi pubblici che sono stati e devono rimanere sempre aperti, non c’è lockdown, colorazione di Regione o malattia che valga; i farmacisti sono a contatto quotidiano con oltre tre milioni di cittadini e non esiste, ovviamente, lo smart working. I farmacisti effettuano servizio al banco e consegne a domicilio ai malati Covid-19 che non possono uscire di casa. Oggi si è aperta la prenotazione per la vaccinazione degli ultraottantenni in molte Regioni e in alcune di queste si potrà prenotare anche in farmacia, dai farmacisti non ancora vaccinati. E forse anche vaccinarsi dai farmacisti non vaccinati”.

Una situazione paradossale, sottolinea FarmacieUnite, che afferma di raccogliere ogni giorno testimonianze di colleghi che non sanno quando saranno vaccinati e di chiedere alle autorità preposte una data per il loro vaccino,  ottenendo al più risposte evasive. Eppure la domanda – oltre che responsabile, doverosa e legittima – è molto, molto semplice: “Chiediamo di pianificare una data, comunicarla agli interessati e mantenere la promessa” ribadisce il sindacato. “Ma forse è chiedere troppo”.