“Farmacie turistiche” in crisi per Covid: “Subito aiuti o sarà il tracollo”

Roma, 17 aprile – In sede di conversione parlamentare dei decreti legge governativi o nella formulazione di nuovi decreti per trovare adeguate soluzioni ai problemi causati dall’epidemia di Covid 19, è assolutamente necessario e urgente inserire anche emendamenti dedicati specificamente alle farmacie, e segnatamente a quelle che – per la loro particolare collocazione – hanno subito crolli del fatturato anche dell’ordine dell’80%.

A chiederlo è un gruppo di titolari (cui fa al momento da portavoce Filippo Mencarelli della Farmacia Piazza di Spagna a Roma) di quelle che, per comodità, vengono definite “farmacie turistiche”, ovvero gli esercizi ubicati in aree interessate abitualmente da notevoli flussi turistici che vivono essenzialmente del fatturato che dal turismo deriva, così come accade ad alberghi, ristoranti, bar, agenzie di viaggio, linee aeree, treni eccetera. Farmacie che – lamentano i loro titolari,  affermando di aver interessato del problema anche i presidenti di Fofi e Federfarma – si trovano in una situazione “comparabile a quella altrettanto drammatica provocata dai terremoti o da calamità naturali,  con la differenza che quest’ultimo caso riguarda la distruzione di immobili- che non è poco – mentre nel nostro caso riguarda la sopravvivenza di imprese, con un danno economico e sociale, anche per i dipendenti che perdono il lavoro, non inferiore al primo”. Ciò, spiega la nota, anche per un’altra oggettiva situazione di difficoltà, quella che deriva dal dover sostenere costi di gestione generalmente più elevati (affitti a livelli insostenibili, costo di personale plurilingue eccetera).

Il primo e più necessario degli interventi richiesti è quello di “un congruo contributo a fondo perduto, come avvenuto nelle diverse aree terremotate o colpite da calamità naturali; ovviamente graduato caso per caso in base al danno subito, valutato attraverso un controllo della contabilità aziendale”.
Ma è solo una delle istanze avanzate dalle farmacie turistiche, che ricordano come altri strumenti possano subito essere messi in campo, come i vantaggi fiscali relativi agli affitti:  nei decreti governativi emergenziali,  per le attività costrette a chiudere è stato infatti previsto il diritto al credito di imposta del 60% sul canone di locazione. Ma le farmacie, pur rientrando tra le attività obbligatoriamente aperte, non ne hanno diritto. “Il meno che si possa dire è: chi ha decretato non ha previsto il problema o non ha consultato le categorie” scrive la nota della farmacie turistiche, annotando sconsolatamente che “al danno si aggiunge la beffa”.
Le iniziative suggerite a  salvaguardia delle farmacie ubicate in zone ad alto afflusso turistico (molto spesso se non sempre con pochi residenti) sono però  anche altre, dai benefici fiscali alla sospensione delle rate dei mutui, passando per crediti bancari garantiti dallo Stato, che sembrerebbero già previsti nel Dcpm. A proposito degli affitti, oltre al credito d’imposta, sarebbe da considerare l’opportunità di riservare anche alle farmacie con categoria catastale C1 il regime “Cedolare secca” come per le locazioni abitative. E nel bouquet dei possibili interventi a sostegno ci sono anche la concessione di utenze a tariffe agevolate, una drastica riduzione del costo del lavoro, la cassa integrazione per i dipendenti da utilizzare per tutto il periodo di crisi e un
piano di comunicazione straordinario a livello nazionale e internazionale per il rilancio del turismo nel nostro Paese.
“Se non si interviene con immediatezza il collasso sarà inevitabile e si tratta di un servizio pubblico  essenziale a disposizione dei cittadini” conclude la nota alla stampa delle farmacie turistiche. “Spesso, ad esempio, il solo in tanti centri storici e/o località turistiche rimasti privi di altri presidi sanitari. In questo caso fungono da ‘pronto soccorso improprio’, tenendo presente che in gran parte dispongono anche di defibrillatori e di personale preparato a utilizzarli oltre che di altri servizi: autoanalisi varie, telemedicina (Ecg, Holter), pressione eccetera.  Si pensi al Centro di Roma dopo la chiusura del San Giacomo!”.