Farmacie senza vaccini antiflu, Federfarma: Centralizzare gli acquisti

Roma, 1 dicembre – Avrebbe dovuto essere, nelle premesse e nelle dichiarazioni, una campagna vaccinale di portata mai vista prima, quella per la stagione influenzale 2020-21. Non si contano nemmeno le esortazioni, gli inviti e le iniziative di comunicazione delle autorità sanitarie di ogni ordine e grado  rivolte alla comunità nazionale tutta per proteggersi contro il rischio influenza, anche (se non soprattutto) al fine di evitare “incroci” con l’emergenza Covid potenzialmente forieri di  impatti drammatici sul sistema sanitario del Paese. E c’è di che rimanere molto perplessi nel ricordare gli annunci rassicuranti sull’acquisto da parte delle Regioni di 18 milioni di dosi di vaccino contro gli 11 milioni dell’anno scorso. a fronte di quello che si apprende dalle cronache quotidiane: medici che lamentano il mancato arrivo dei vaccini, farmacie che in molti casi non li hanno nemmeno mai visti, le stesse Regioni non riescono a garantire la copertura vaccinale di tutte le categorie a rischio e cercano disperatamente il modo di riuscirsi.

Se non proprio un flop, insomma, qualcosa che gli assomiglia molto: a oggi, secondo quanto riferisce la stampa, sarebbero state state somministrate in totale meno di tre milioni di dosi.  Qualche numero dalle cronache di questi giorni:  nel Lazio, per una popolazione di 5,8 milioni di abitanti sono state acquistate 2,4 milioni di dosi e  ne sarebbero state somministrate tra le 700 e 800 mila; in Piemonte (4,3 milioni di abitanti)  sono stati fatti circa 380mila vaccina su 1,1 milioni di dosi acquistate. Anche in Veneto, Sicilia, Toscana e Sardegna si starebbe procedendo a vaccinare buona parte della popolazione, ma le Regioni che mancano all’appello sono ancora decisamente ancora troppe.

Accade così che a campagna vaccinale inoltrata, le farmacie – alle quali, in ragione di un accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni, sarebbero dovute arrivare 1,3 milioni di dosi da destinare alla popolazione attiva tra i 6 e i 60 che non rientra nella fascia a rischio –  le dosi di vaccino antinfluenzale devono ancora vederle, fatta eccezione per pochi esempi virtuosi come Lazio ed Emilia Romagna, dove qualcosa in farmacia è riuscito ad arrivare. Ma nel resto d’Italia – come conferma un comunicato stampa diffuso ieri –  i vaccini in farmacia non sono arrivati o sono arrivati in quantità talmente esigue da risultare insufficienti a soddisfare la domanda dei cittadini.

E in più alcune organizzazioni territoriali di Federfarma, con grande senso di responsabilità sociale, hanno ceduto le poche dosi ricevute per la popolazione attiva alle strutture pubbliche, che non ne avevano a sufficienza per vaccinare le persone appartenenti alle categorie a rischio.

https://www.bing.com/th?id=OIP.hDYEjanw0exHrekMAXsZlQAAAA&w=120&h=160&c=8&rs=1&qlt=90&pid=3.1&rm=2Ringrazio le Unioni regionali delle farmacie di Piemonte, Veneto e Umbria che hanno devoluto le proprie quote di vaccino antinfluenzale alle fasce più fragili della popolazione. Un gesto di sensibilità civica riconosciuto e apprezzato pubblicamente dalle autorità locali” sottolinea il presidente di Federfarma nazionale Marco Cossolo (a sinistra).

“È evidente che nel meccanismo di approvvigionamento dei vaccini qualcosa non ha funzionato” commenta Cossolo. “In quasi tutte le Regioni mancano le dosi di vaccino destinate alla popolazione attiva, comunque inferiori al fabbisogno indicato da Federfarma già nel mese di luglio. Bisogna correre ai ripari per evitare di ritrovarsi in questa incresciosa situazione anche il prossimo anno. Le soluzioni potrebbero venire dagli acquisti centralizzati a livello nazionale, in modo da superare la frammentarietà imposta dal Titolo V della Costituzione, e dalla distribuzione per conto effettuata attraverso la rete delle 19.000 farmacie sul territorio”.

“Superare le criticità legate al modello attuale di approvvigionamento e distribuzione dei vaccini è urgente”  conclude il presidente di Federfarma “perché il diritto alla salute deve essere garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e non può dipendere dalla capacità della singola amministrazione regionale”.

Le amministrazioni regionali, peraltro, invocano altre responsabilità. Paradigmatico quanto sta avvenendo in Puglia: delle 2,1 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale acquistate dalla Regione, le aziende produttrici ne hanno consegnato soltanto  1,05 milioni, ovvero appena la metà, come comunicato ieri dal direttore del Dipartimento Salute della Regione, Vito Montanaro. Ne riferiamo più diffusamente, sempre oggi, in altra parte del giornale (qui l’articolo).