Farmaci on line, Amazon insiste: nel mirino l’acquisto di PillPack

Roma, 2 luglio – Si chiama PillPack ed è una start up fondata da un farmacista oggi 32enne, T.J. Parker (nella foto) e un ingegnere 35enne,  Elliot Cohen, che dal 2013 opera nel settore della distribuzione on line dei farmaci, dove è stata capace di guadagnarsi in pochissimi anni l’attenzione degli operatori del settore anche in ragione dell’innovatività del suo sistema operativo. Esemplificando, funziona più o meno così: il cliente attiva un account, indica i farmaci che assume per le sue terapie e la sua farmacia di riferimento (che detiene le prescrizioni mediche), fornisce i propri dati assicurativi e quelli di pagamento. Avviato il rapporto, PillPack consegna al cliente (in pacco che perviene in forma anonima) una sorta di dispenser che contiene tutti i medicinali necessari per le sue cure, correttamente divisi per giorno e ora in bustine etichettate. In questo modo, il paziente non deve fare altro che  “sfilare” quotidianamente dal dispenser la corretta dose del farmaco da assumere. I nuovi ordini per la ricarica e i nuovi invii di farmaci sono poi gestiti grazie a una app per smartphone e, nel caso di cambiamento di prescrizioni, di scadenze  o avvertenze particolari  da segnalare, il medico del paziente PillPack può direttamente contattare l’azienda.

Un sistema in tutta evidenza “pensato” e costruito per favorire l’aderenza terapeutica dei pazienti anziani e dei cronici, andando incontro alle loro esigenze e a quelle di chi se ne prende cura, che  – negli USA come  in ogni altro Paese avanzato – rappresentano circa i tre quarti della spesa farmaceutica.

La giovane azienda (che ha raggiunto nel 2017 i 100 milioni di dollari di fatturato con nemmeno un migliaio di dipendenti  e ha ottenuto la licenza a operare in tutti gli Stati della federazione nordamericana, con la sola eccezione delle Hawaii) è ora nel mirino di Amazon, che ha avviato una procedura per acquisirla. Anche se non c’è alcuna certezza né sull’entità dell’operazione (la cifra che circola è quella di un miliardo di dollari) né sui tempi della stessa (si parla di una conclusione entro il 2019), l’annuncio ha inevitabilmente prodotto immediati effetti in Borsa, con una pesante battuta d’arresto per i titoli della grandi catene del retail farmaceutico statunitense (WBA, Rite Aid e CVS Pharmacy).  “La squadra visionaria di PillPack ha una combinazione di forte esperienza farmaceutica e un focus sulla tecnologia” sostiene Jeff Wilke, capo del settore consumer di Amazon. “Siamo entusiasti di vedere cosa potremo fare insieme per i clienti nel tempo”.

Un entusiasmo che è certamente originato anche dalla posta in palio, ovvero il mercato dei farmaci su ricetta medica, che negli USA vale 560 miliardi di dollari, il 90% dei quali (secondo dati Iqvia) al momento appannaggio delle farmacie tradizionali. Mercato al quale un eventuale ingresso del colosso di Jeff Bezos potrebbe cambiare gran parte dei connotati, come è ineluttabilmente avvenuto in altri settori. Anche se gli americani hanno spostato le loro abitudini di acquisto online, i farmaci con obbligo di prescrizione medica sono rimasti un acquisto “ostinato”, come testimonia il già ricordato dato Iqvia secondo il quale il 90 percento di tutte le prescrizioni passa dal banco della farmacia, non è davvero priva di fondamento la constatazione al New York Times di Stephen Buck, esperto di distribuzione farmaceutica e co-fondatore di GoodRx:  se l’azienda di Bezos sarà capace di rompere questa abitudine, potrebbe sconvolgere tutti gli assetti oggi conosciuti, “aiutando le persone a eliminare gli spostamenti e comprare ogni cosa di cui hanno bisogno su Amazon”.

Lo sbarco di Amazon nel retail farmaceutico era comunque nell’aria, come peraltro attestano le diverse iniziative e manovre del colosso dell’e-commerce, impegnato da tempo a ottenere le licenze per la vendita di farmaci in molti stati dell’Unione e già presente  nel mercato del farmaco Otc con una propria etichetta, Basic Care, che offre 60 referenze di farmaci da automedicazione  in libera vendita e a larga diffusione prodotte da Perrigo, il più grande produttore USA di farmaci Otc. L’acquisto di PillPack è un’inequivocabile conferma di come il colosso mondiale dell’e-commerce guardi con concreto interesse al mercato farmaceutico, così come peraltro a quello della sanità più in generale: sono noti i piani di Amazon di entrare nel mercato delle forniture ospedaliere, così come il programma (annunciato all’inizio dell’anno) si realizzare insieme a Berkshire Hathaway e JPMorgan una società di assistenza sanitaria indipendente per i suoi impiegati statunitensi.

La concorrenza, ovviamente, guarda con qualche preoccupazione all’attivismo del gigante mondiale dell’e-commerce, pur continuando a ritenere che – in ragione dell’assoluta specificità del bene farmaco –  sarà molto difficile, per la maggioranza dei clienti, rinunciare ad andare in farmacia, dove è possibile avvalersi della relazione diretta e personale di un professionista.
A ribadirlo, parlando con gli investitori, è stato ancora una volta Stefano Pessina, amministratore delegato di Walgreens Boots Alliance, dichiarando di non essere preoccupato della nuova acquisizione di Amazon, convinto del fatto che la farmacia “fisica” rimarrà importante per i clienti in futuro, sia pur riconoscendo di non potersi certo compiacere dell’iniziativa. “Sappiamo che dobbiamo cambiare il livello dei nostri servizi per i clienti, e stiamo lavorando in quella direzione, ma non siamo preoccupati”, ha detto. Pessina, che aveva espresso lo stesso concetto  commentando altre iniziative di Amazon in un’intervista di inizio febbraio al quoatidiano  Il Sole 24 Ore.

Amazon potrebbe essere interessata a entrare nella sanità, ma non entrerà mai nella farmacia” aveva detto allora Pessina. “ È un settore troppo complesso e regolato. Bezos è un genio della tecnologia, ma non capisce di logistica. La sua logica è di entrare nelle case, nelle famiglie per potergli portare tutto. Ma non funzionerà perché le persone vogliono il contatto umano”.

Il pensiero  di Pessina, insomma, è che le persone non vogliono vivere solo e sempre a casa, ma vogliono avere una relazione sociale, uscire, passeggiare fra gli scaffali, provare il piacere di scoprire i prodotti da soli. Ecco perché, a giudizio del manager di WBA, a dispetto di tutte le “diavolerie” che Amazon si è inventato e potrà ancora inventare (come ad esempio Alexa, il sistema sviluppato per interagire con gli utenti “parlando” con loro a voce)  “non potrà avere una funzione sociale. Per un genio della tecnologia come Bezos può sembrare una cosa razionale, ma non funzionerà per almeno quattro generazioni e forse mai”.