Farmacie e rischio infiltrazioni mafiose, torna l’allarme in provincia di Milano

Risk Blocks

Roma, 18 luglio – A distanza di più di un anno, i riflettori dell’informazione tornano ad accendersi sul rischio delle infiltrazioni della criminalità organizzata in farmacia, già denunciato quasi un anno e mezzo fa dal capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano Ilda Boccassini (cfr. RIFday del 2 marzo 2016)  a commento di un’inchiesta nei confronti di un imprenditore sospettato di appartenenza alla ‘ndrangheta, Giuseppe Strangio, accusato di aver riciclato i soldi della droga del potentissimo clan Romeo di San Luca con l’acquisto della farmacia di piazza Caiazzo a Milano.

“Le colpe dei padri non ricadano sui figli” aveva denunciato in quell’occasione Biccassini ” ma ci ha stupito constatare come diversi giovani appartenenti alle famiglie mafiose scelgano di laurearsi in Farmacia”.

A tornare sulla questione è ora un’inchiesta del Corriere della Sera, che in un articolo pubblicato sabato scorso sulle pagine dell’edizione milanese, riparte esattamente da quell’allarme: la ’ndrangheta punterebbe al mercato farmaceutico. L’ipotesi investigativa (ancora labile, scrive il quotidiano milanese, ma tale da far “sobbalzare sulla sedia gli investigatori che da anni si occupano di cosche”) è nata proprio dagli sviluppi delle indagini su Strangio e sulla fitta ragnatela di relazioni nella quale sarebbero implicate due farmacie dell’hinterland milanese, una a Corbetta e un’altra a Corsico, acquistata un paio di settimane fa dai fratelli Rosario e Francesco Perre, anche essi imparentati con i Romeo di San Luca.

Il Corriere della Sera non lesina dettagli sulla complessa rete di legami parentali dei fratelli Perre, richiamando matrimoni e unioni degli interessati e ricordando che è attraverso questi “che i clan delle cosche calabresi celebrano il loro potere”.

Un riferimento preciso è riservato al legame tra uno dei fratelli Perre, Rosario, e Anna Barbaro di Platì, 29enne estetista nella farmacia di Corbetta ma “oggi spesso dietro al bancone di Corsico. Il suo cognome è uno dei più importanti della storia della mafia calabrese. È la figlia di Francesco Barbaro, (…) arrestato pochi giorni fa nell’operazione Mandamento Jonico della Dda di Reggio Calabria” registra il quotidiano.

Il giornale, in ogni caso, precisa che “i due fratelli Perre sono praticamente incensurati: Rosario in passato aveva lavorato nella farmacia Pasubio di Cesano Boscone. Nello stesso negozio ha lavorato il dottor Pietro Ietto, che ha sposato l’altra figlia di Antonio Romeo, la 30enne Caterina. La farmacia di Corbetta era già finita nelle carte dell’indagine Grillo parlante che nel 2012 aveva portato in cella l’assessore regionale Zambetti”.

Al riguardo, il quotidiano ricorda che nel maggio 2011 venne intercettata una telefonata del boss di Corbetta Vincenzo Evolo (condannato a 14 anni e 8 mesi) alla farmacia Perre. Parlando con Rosario, il boss “chiede se è possibile avere dei farmaci per due amici «che domani hanno l’aereo». Il farmacista risponde immediatamente: «Per te questo ed altro…»”.

Fin qui le notizie di stampa, che ovviamente riferiamo per quelle che sono, limitandoci a osservare che si riferiscono a scenari che non possono sorprendere più di tanto. Che la sanità, settore a fortissima circolazione di investimenti pubblici, sia da sempre oggetto di interesse da parte del malaffare e di gruppi affaristici, è un dato di fatto e non può dunque meravigliare che anche le farmacie finiscano nel mirino delle organizzazioni criminali e diventino terreno di infiltrazioni di capitali di provenienza malavitosa,  come peraltro ebbe modo di affermare – in un’audizione resa lo scorso anno davanti alla Commissione Igiene e sanità del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Ssn –  lo stesso presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone (cfr. RIFday del 4 marzo 2016). Il quale – anche facendo riferimento alle sue pregresse esperienze di giudice – concordò sulla diffusione del fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore delle farmacie, in particolare al Sud e “soprattutto nei periodi d’oro delle farmacie“. Ma il presidente dell’Anac precisò anche che – prima e più ancora che a eventuali liberalizzazioni – esso è legato alla questione decisiva dei controlli.

La riflessione, dunque, va fatta su questo punto” affermò Cantone.”Che non riguarda le liberalizzazioni ma, appunto, i controlli.”