Farmacia ospedaliera, la questione specializzandi rimbalza su Repubblica

Roma, 30 maggio – Grazie alla testimonianza di due farmaciste,  Giannina Sanna e Mariassunta Miscio (nella foto, tratta dalla pagina web di Invece Concita de la Repubblica), entrambe impegnate nel percorso di specializzazione in Farmacista ospedaliera, il problema dei farmacisti specializzandi – protagonisti loro malgrado di una discriminazione, rispetto ai laureati che accedono alle molto più numerose scuole di specializzazione nelle varie branche della medicina – ha messo il naso fuori dall’angusta trincea del dibattito tra addetti ai lavori, raggiungendo una platea più ampia.

La seguitissima rubrica quotidiana della giornalista Concita De Gregorio (nota firma del quotidiano, molto nota anche come autrice e conduttrice di trasmissioni Rai) ha infatti ospitato una lettera nella quale le due specializzande, con il linguaggio diretto ed efficace di chi vive un’esperienza sulla sua pelle, raccontano una situazione della quale non si riesce ancora a venire a capo, nonostante gli sforzi condotti al riguardo, anche sul terreno legislativo. Basterà ricordare, al riguardo, l’ordine del giorno presentato nel novembre del 2015, in sede di esame della Legge di stabilità 2016, con il quale gli allora senatori Luigi D’Ambrosio Lettieri Andrea Mandelli impegnavano il Governo a equiparare gli specializzandi di Farmacia a quelli di medicina, “applicando il trattamento contrattuale di formazione specialistica di cui all’articolo 37 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni”. L’ordine del giorno, però, ancorché accolto dal Governo, non ebbe seguito, così come altre iniziative assunte in seguito.

Siamo due giovani farmaciste che hanno deciso di intraprendere il percorso della specializzazione in Farmacia ospedaliera” scrivono Giannina e Mariassunta sulle pagine del quotidiano romano.  “Percorso non scontato né facile considerando le poche scuole di specializzazione italiane, l’investimento necessario per raggiungerle, l’esiguo numero di posti disponibili, il test di ammissione e i sacrifici fatti per superarlo”. “Superare il test, in un primo momento, è sembrato un sogno, nonostante il dover lasciare la famiglia e gli affetti a chilometri di distanza, ma la realtà che si è palesata davanti ci fa pagare la scelta di non esserci accontentate” proseguono quindi  le due specializzande. “Perché ci siamo trovate di fronte all’assenza totale di contratti di formazione e qualsiasi tutela derivante da essi (ferie, maternità, contributi previdenziali) con la consapevolezza di dover ancora, alla soglia dei 30 anni, dipendere dalle nostre famiglie, dover aspettare mesi per un ‘rimborso’ sotto forma di borsa di studio (per i pochi fortunati che riescono ad ottenerlo), o essere costrette a fare turni notturni o fine settimana nelle farmacie private, lavorando così sette giorni su sette”.

“A titolo gratuito, lavoriamo otto ore al giorno per soddisfare i requisiti formativi richiesti dallo Stato e imprescindibili per garantire un sistema sanitario efficiente e di qualità” aggiungono le due giovani farmaciste. “Stato che, inspiegabilmente, continua a non equiparare dal punto di vista economico la scuola di specializzazione in Farmacia ospedaliera alle specializzazioni mediche, nonostante siano normate dallo stesso decreto ministeriale (il 68/2015) e condividano stessi obiettivi e stessi impegni orari”.
Evidenziato il punto, Mariassunta e Giannina fanno partire una raffica di  interrogativi: “In che modo è giusto, per lo Stato, richiedere una determinata figura e non tutelarla durante il delicato e fondamentale percorso di formazione? In che modo è giusto essere ancora a carico delle nostre famiglie? In che modo è giusto, per quelli che non riescono a farcela, dover abbandonare la loro ambizione solo perché non hanno la forza economica?”.

Quesiti che attendono  da tempo una risposta che, purtroppo, ancora non si intravvede sulla linea dell’orizzonte, anche a scrutarlo con la massima attenzione e la più ottimistica disposizione d’animo.

“Vorremmo essere autonome, fare progetti, sentirci parte di un investimento e non mera forza lavoro, ma soprattutto, non vorremmo sentirci in colpa per ambire a un ruolo professionale indispensabile per l’assistenza ai pazienti e la corretta gestione del farmaco all’interno delle nostre strutture sanitarie” confessano Giannina e Mariassunta, precisando che la loro lettera

“vuole essere una denuncia, perché non accettiamo che in Italia, nel 2018, gli specializzandi farmacisti siano tra i pochi in Europa a vivere per quattro anni in un limbo. Ma allo stesso tempo è rivolta a tutti i ragazzi che come noi affrontano nuove sfide e si mettono in discussione quotidianamente, anche se con mille difficoltà”.

Ragazzi ai quali non rimane altro che “resistere, resistere, resistere”, provando a sostenersi a vicenda, come cercano di fare gli specializzandi farmacisti di tutta Italia che, ricordano in chiusura della loro lettera Giannina e Mariassunta, hanno dato vita a  una loro associazione, la ReNaSFO, acronimo per Rete nazionale specializzandi in Farmacia ospedaliera (cfr. RIFday del 19 febbraio scorso).

Il sodalizio, scrivono le due specializzande farmacisti di tutta Italia, è nato appunto per collegare “in un’unica rete di relazioni personali e professionali, persone che dedicano ore del loro tempo libero per lavorare insieme, lottare per i propri diritti e arricchirsi grazie all’esperienza che ognuno condivide. I giovani farmacisti ospedalieri rispondono, anche se questa Italia non li ha ancora chiamati“.