Farmacia dei servizi, le Regioni: “Aprire a tutte la sperimentazione”

Roma, 20 aprile – Farmacia dei servizi: alla fine, come il nostro giornale aveva anticipato già lunedì scorso, pubblicando in anteprima il nuovo schema di decreto, le nove Regioni scelte per avviare la sperimentazione sono quelle già indicate nella prima versione del decreto (altra anteprima nazionale di RIFday, il 5 marzo scorso):  Piemonte, Lazio e Puglia per gli anni 2018, 2019 e 202; Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia per gli anni 2019 e 2020; Veneto, Umbria e Campania per il 2020. Saranno loro le destinatarie dei 36 milioni complessivi destinati dalla Legge di bilancio 2018 (n. 205/17), sei dei quali assegnati nel 2018, 12 nel 2019 e i rimanenti 18 nel 2020.

La Conferenza delle Regioni, riunitasi ieri, si è espressa favorevolmente sul nuovo schema di decreto predisposto dal ministero della Salute in accordo con il Mef, ma – accogliendo il parere espresso dalla sua Commissione Salute – ha posto una condizione: aprire a tutte le altre Regioni che lo vogliano la possibilità di accedere alla sperimentazione. I “governatori” hanno infatti chiesto che quote capitarie di finanziamento analoghe a quelle assegnate nel cronoprogramma triennale alle nove Regioni della sperimentazione siano rese disponibili,  “a valere sulle risorse per gli obiettivi di piano”,  anche alle altre Regioni a statuto ordinario che vogliano avviare, sempre nel triennio 2018-20, le stesse iniziative in materia di farmacia dei servizi.

Per spiegare meglio, il parere delle Regioni (con il riferimento alla assegnazione per quote capitarie d’accesso, ovvero il criterio che le Regioni utilizzano per dividere il Fondo sanitario nazionale) chiede di ripartire alla nove prescelte  i 36 milioni di euro stanziati dalla Legge di bilancio 2017 “indipendentemente dall’anno previsto per l’avvio delle attività”, e dunque con modalità significativamente diverse da quelle previste dalla stessa legge 205/17, senza più la previsione di differenze determinate dall’anno previsto per l’avvio.  E chiedono altresì che “analoga quota capitaria” venga resa disponibile – come già detto –  anche alle altre Regioni a statuto ordinario che vogliano avviare nel triennio 2018-20 vogliano avviare la sperimentazione.

Trova dunque piena conferma la sintesi scaturita l’altro ieri in Commissione Salute dal serrato confronto tra gli assessori alla Sanità presenti (per la cronaca e a memoria futura si trattava di Sergio Venturi dell’Emilia Romagna, proprio ieri nominato nuovo presidente del Comitato di settore Sanità delle Regioni al posto di Massimo Garavaglia, “salito” in Parlamento; Luca Coletto del Veneto;  Giulio Gallera della Lombardia;  Flavia Franconi della Basilicata e Luca Barberini dell’Umbria). Una sintesi che si è  tradotta nella decisione illustrata dalla sintesi ufficiale che segue,  riportata testualmente: “La Commissione ha espresso all’unanimità avviso favorevole condizionato al recepimento delle seguenti indicazioni:- che le risorse complessivamente previste dall’articolo 1, comma 404, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 nei tre anni (36 milioni) siano assegnate alle 9 Regioni individuate sulla base del criterio della quota capitaria di accesso, indipendentemente dall’anno previsto per l’avvio delle attività. La materiale erogazione seguirà invece il cronoprogramma (di durata massima di tre anni) delle attività sperimentali di ogni Regione, nel rispetto dello stanziamento previsto dalla norma; che, oltre a quanto previsto dalla legge, analoga quota capitaria di accesso sia resa disponibile, a valere sulle risorse per gli obiettivi di piano, anche alle altre regioni a statuto ordinario che vogliano avviare, sempre nel triennio, tali iniziative”.

Una decisione pienamente accolta dalla Conferenza, che ha espresso l’intesa sullo schema di decreto condizionandola all’accoglimento della richiesta formulata dalla Commissione Salute. Resta ora da vedere quali effetti e conseguenze produrrà questa sorta di “mossa del cavallo” scaturita dal “parlamentino” degli assessori alla Sanità e confermata dai governatori, con il fine dichiarato di “garantire pari opportunità a tutte le Regioni”. 

Al riguardo, esprime ottimismo il presidente di Federfarma Marco Cossolo,  che – in una dichiarazione pubblicata sulla newsletter del sindacato sul numero di oggi – afferma che “al di là delle polemiche, un elemento incontrovertibile è che la Conferenza Stato Regioni ritiene la Farmacia dei Servizi un elemento strategico perché, diversamente, non avrebbe chiesto di estendere la possibilità a tutte le Regioni che ne fanno richiesta. Bisognerà vedere come si traduce questa volontà negli atti ufficiali“.

E proprio questo è l’elemento di criticità sul quale si innestano le preoccupazioni di chi ritiene che la condizione posta dalle Regioni (non esattamente in linea con le previsioni della legge 205/17…)  finisca invece per  rendere più accidentata e per allungare la strada della sperimentazione della farmacia dei servizi,  anche alla luce della complicata situazione politica del Paese, ancora privo di Governo.

Cossolo, al riguardo, garantisce l’impegno del suo sindacato: “Federfarma si attiverà presso gli organi competenti per verificare come rendere più veloce possibile l’attuazione di quanto previsto” afferma il presidente del sindacato, per poi sottolineare gli aspetti positivi della decisione assunta ieri dalle Regioni. “In questo frangente per la prima volta si parla di risorse concrete per la farmacia dei servizi. Un grande risultato per le farmacie e per il farmacista ottenuto grazie al grande lavoro di tutte le componenti del mondo farmacia” conclude Cossolo, sottolineando che “gli organi dello Stato sono stati celerissimi per quelli che sono i tempi della macchina pubblica: altro riconoscimento di quanto sia caldo il tema”.