La mossa delle Regioni: “Sperimentazione farmacia dei servizi, apriamo a tutte”

Roma, 19 aprile – Sperimentazione della farmacia dei servizi: alla fine, todos caballeros.  A questo sembra preludere l’esito della seduta di ieri della Commissione Salute delle Regioni, presieduta dall’assessore piemontese Antonio Saitta (nella foto) e convocata per esprimere il parere sullo schema di decreto di individuazione delle nove Regioni in cui avviare la sperimentazione della farmacia dei servizi. Il parere in questione viene infatti subordinato alla condizione che “le Regioni escluse siano ugualmente inserite nella sperimentazione, attivando apposite risorse dagli obiettivi di Piano previste nel Fondo sanitario nazionale. Ciò, al fine di garante pari opportunità a tutte le Regioni”. 

Una soluzione che, se trovasse conferma, farebbe rientrare in gioco anche quelle Regioni che – come la Toscana con il suo progetto Adere, avviato con la collaborazione di Federfarma, Assofarm e Fofi – si sono già mosse sul terreno della sperimentazione della farmacia dei servizi ed erano però rimaste escluse dal novero delle nove Regioni individuate dallo schema di decreto ministeriale.

A dare la notizia è stato un comunicato stampa diramato dalla Regione Calabria (rappresentata nella seduta di ieri da Franco Pacenza, delegato del presidente Mario Oliverio per le politiche sanitarie), dove si legge appunto che la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, “dopo diversi rinvii e discussioni animate”,  è riuscita a trovare  nella seduta di ieri “una sintesi unanime sulla sperimentazione per la remunerazione delle prestazioni e delle funzioni assistenziali previste dall’art.1 del DL del 3 ottobre 2009 n° 153, erogate dalla farmacie con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale”.

La legge 205 del 27 dicembre 2017 – ricorda diligentemente il comunicato di Regione Calabria – autorizza la sperimentazione di tali servizi aggiuntivi alla normale attività delle farmacie  in nove Regioni negli anni 2018/ 2020, con la gradualità di tre Regioni per ogni anno.

“La bozza di decreto predisposta dal Ministero, senza indicare alcun criterio, individua le nove Regioni, ma tra queste non figura, come accade per diverse altre, la Calabria” si legge nella nota alla stampa diffusa dalla giunta regionale calabrese. “Da questa circostanza è iniziato un lavoro di approfondimento e di confronto durato per più sedute, che oggi  (ieri per chi legge, NdR) ha trovato una sintesi”.

Sintesi che, appunto, è consistita nel subordinare il parere sullo schema di decreto all’inserimento nella sperimentazione anche delle altre Regioni oltre le nove individuate (così come indicato dalla Legge di bilancio 2018), attivando allo scopo apposite risorse dagli obiettivi di Piano previste nel Fsn.

Pacenza ha salutato positivamente il risultato raggiunto, ritenendolo  “importante anche al fine di contrastare un approccio sempre più odioso e di alimentare processi che vedono sempre più territori a due velocità. Vanno garantite pari opportunità a tutti i cittadini, a partire dai territori che dispongono di minori servizi e territori frammentati”.

Resta ora da vedere più in dettaglio come la Conferenza delle Regioni, nella seduta di oggi, recepirà il parere della Commissione Salute, pronunciandosi sullo schema di decreto. Aiuterà a capire verso quali direzioni muova una sperimentazione che era stata salutata molto positivamente (anche in ragione delle risorse correlate per il suo svolgimento, 36 milioni complessivi per il triennio 2018-20), anche se con molti e comprensibili mal di pancia tra le Regioni escluse,  che ieri hanno inevitabilmente finito per trovare espressione in Commissione Salute. Non è scontato nè pacifico che l’indicazione degli assessori regionali alla sanità venga accolta senza colpo ferire, perchè comporterebbe una riscrittura (e sarebbe la terza) dello schema di decreto da parte del ministero della Salute, ma anche – ed è l’aspetto più problematico – un aggiustamente  delle norme sulla materia previste dalla Legge di bilancio 2018. Che, non trattandosi di un’urgenza, potrà essere eventualmente affrontato solo a crisi politica risolta da un nuovo governo insediato con pienezza di poteri.

La strada della sperimentazione della farmacia dei servizi, insomma, sembra destinata ad allungarsi e complicarsi ancora una volta, e proprio nel momento in cui la farmacia sottolinea  giustamente un’accelerazione (cfr. le dichiarazioni di Marco Cossolo a Sanità24). A dimostrazione che, tra tutte le leggi, l’unica a funzionare sempre e implacabilmente sembra essere quella di Murphy: “Se qualcosa può andar male, andrà male”.