Farmaci, la svolta Toscana: nel mirino la spesa delle Asl

Roma, 15 marzo – La deliberazione della giunta regionale toscana presieduta da Enrico Rossi porta il n. 191 e la data del 26 febbraio 2018, ma è stata pubblicata sul BUR (pagg. 12 e seguenti) e diventata dunque di pubblico dominio soltanto ieri, sotto un titolo quanto mai eloquente:  Interventi per il governo dell’appropriatezza farmaceutica della Regione Toscana.  parole che da sole, in altri tempi, sarebbero bastate a far venire i sudori freddi ai rappresentanti delle farmacie private della Regione, che da anni lamentano un approccio dell’amministrazione regionale al servizio farmaceutico piuttosto penalizzante nei confronti delle farmacie del territorio e tutto orientato, invece,  a garantire alle strutture pubbliche una primazia assoluta e (a loro giudizio) decisamente eccessiva nella distribuzione dei farmaci.

Questa volta, però, più che le salviette per detergersi il sudore, sarà il caso di procurarsi una bottiglia di buon cordiale: potrebbe servire per riaversi dalla sorpresa di un provvedimento che persegue dichiaratamente l’obiettivo di avviare “una revisione organica”  di tutto il sistema di governo dell’assistenza farmaceutica mettendo le mani non sulla spesa territoriale convenzionata, ma su quella che passa attraverso la distribuzione diretta di Asl e ospedali.

Anche la Toscana, dunque, ha deciso di fare i conti con una tendenza che è ormai chiara su tutto il territorio nazionale:  a sfondare (e di molto) il tetto di spesa farmaceutica non è la convenzionata territoriale, che anzi risulta in diminuzione, ma quella sostanzialmente senza controllo di Asl e ospedali.

E proprio il controllo, finalizzato a una maggiore appropriatezza terapeutica, è uno dei cardini della deliberazione n.191/2018, che prevede una serie di interventi stringenti per razionalizzare acquisti e consumi di farmaci in Asl e ospedali.  A fungere a un tempo da elemento di efficientamento e da “cane da guardia” sarà una nuova piattaforma informatica regionale, attraverso la quale sarà monitorata l’attività delle strutture amministrative della sanità toscana, Asl e Aree vaste, alle quali saranno assegnati precisi obiettivi di gestione economica che dovranno preoccuparsi di raggiungere  attraverso “tetti di spesa per le singole molecole nell’ambito della negoziazione aziendale” e l’impiego di strumenti informatici da utilizzare in fase di prescrizione, così da consentire ai medici di avere sempre presenti le alternative terapeutiche a costo minore  (e sarà interessante, al riguardo, registrare le reazioni dei camici bianchi, molto sensibili a tutte le misure che possano risolversi in una qualche limitazione della loro libertà prescrittiva).

Asl e Aree vaste, al riguardo, riceveranno report mensili – a significare che la loro attività è sotto occhiuta osservazione, al contrario di quanto avvenuto finora – attraverso i quali potranno verificare i progressi e/o i ritardi della loro attività rispetto agli obiettivi di spesa assegnati. Ma è anche prevista la  programmazione, sempre con cadenza mensile, di focus group con le direzioni aziendali e i responsabili dei servizi farmaceutici “per il monitoraggio del percorso intrapreso”.

La chiave di volta del monitoraggio della distribuzione diretta sarà l’utilizzo dei dati relativi alla ricetta dematerializzata, ai sistemi di lettura ricette e/o altri sistemi prescrittivi (Piani terapeutici), in modo da avere  report dedicati e tempestivi dalle ‘farmacie di continuità’ (leggiadra definizione con la quale nella terra che ha dato i natali alla lingua italiana si indicano le strutture pubbliche  del servizio sanitario regionale preposte alla distribuzione diretta), sia per  dimissioni che per Piani terapeutici, per ogni punto distributivo e un monitoraggio anche per singolo utente e per singola categoria/patologia (Hcv, Hiv, Sclerosi multipla)

Ma il nuovo corso della politica farmaceutica toscana passa anche attraverso  un controllo altrettanto stretto dell’aderenza terapeutica, non meno necessario per evitare gli sprechi e le onerose conseguenze sanitarie ed economiche prodotte dal mancato rispetto delle terapie. L’obiettivo è quello di “marcare a uomo” – come prima accennato – ogni singolo paziente, tracciandone tutti i consumi terapeutici: non solo tutti i farmaci, dunque, ma anche i dispositivi utilizzati, almeno negli ambiti e per quelle prestazioni “a maggior assorbimento di risorse”.

Anche in questo caso, gli obiettivi sono dichiarati: la Regione si prefigge di migliorare il controllo della spesa per farmaci e dispositivi e di ottenere una riduzione delle scorte e delle giacenze, sempre allo scopo di “promuovere l’aderenza terapeutica (…) per migliorare l’appropriatezza terapeutica e disincentivare l’utilizzo di farmaci non appropriati”, risultati che si vogliono centrare promuovendo opportune soluzioni tecnologiche e organizzative.

Il nuovo piano di interventi sulla farmaceutica regionale punta dichiaratamente a sollevare le ‘farmacie di continuità’  da una serie di incombenze e compiti, con l’intento di recuperare risorse professionali ed economiche da reinvestire “nella governance dei farmaci con esclusiva erogazione ospedaliera”.

Uno dei punti-chiave per centrare l’obiettivo è raggiungere un accordo con le farmacie convenzionate “sulla distribuzione di tutti i prodotti non classificati come farmaci (integratori alimentari, medicazioni varie, ausili) che gravano sulla distribuzione delle farmacie ospedaliere territoriali e sugli acquisti diretti“, un altro non meno importante quello di rinegoziare il fresco accordo sulla distribuzione per conto, che Regione e farmacie territoriali hanno siglato nello scorso mese di dicembre.

Questa volta, però, in ballo non c’è una revisione dei compensi e dei volumi, ma un allargamento dei contenuti dell’intesa, con l’affidamento alle farmacie di comunità della distribuzione di altre referenze, come i farmaci orfani, e con il preciso intento di “alleggerire il carico di lavoro del personale nella gestione degli ordini, nel controllo delle giacenze periferiche e nella gestione delle scadenze”.