Farmaci, interrogazione Ue su carenze, ieri incontro del tavolo Aifa

Empty plastic pill bottle on wooden table. Selective focus.

Roma, 9 gennaio – Il fenomeno delle ricorrenti carenze di referenze farmaceutiche nei paesi della Ue è tornato a rimbalzare nell’Europarlamento. A riproporlo all’attenzione dell’Assemblea è stata un’interrogazione di Kateřina  Konečná (nella foto), eurodeputata ceca del Gruppo della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, presentata alla Commissione europea lo scorso 5 gennaio.

Konečná parte dal fatto che in Germania le compagnie di assicurazione sanitaria stanno incoraggiando le farmacie a sostituire i medicinali prescritti con le importazioni dello stesso prodotto da altri Paesi a un prezzo inferiore. “Il risultato è che questi farmaci insostituibili non sono quindi disponibili per i pazienti nel Paese esportatore” osserva l’eurodeputata. “Ai sensi della legge tedesca, la federazione di compagnie di assicurazione sanitaria nazionale stipula un accordo quadro con la federazione di farmacie tedesche. Questo accordo impone alle farmacie di risparmiare sui costi dei medicinali insostituibili dando la preferenza ai medicinali più economici acquistati attraverso importazioni parallele. Il sistema si basa su un incentivo finanziario negativo per le farmacie (malus)”. Per contro,  continua Konečná, se la farmacia risparmia più dell’importo richiesto “riceve quell’eccedenza come bonus. Le farmacie stanno quindi cercando di vendere i medicinali più economici di importazione parallela nella massima misura possibile”

“A luglio 2019” si legge ancora nell’interrogazione dell’europarlamentare ceca, “è entrato in vigore un nuovo contratto che aumenta i livelli di risparmio richiesti dallo 0,5% al 2% del prezzo dei medicinali prescritti. Ciò ha raddoppiato il volume delle importazioni parallele. Grazie a questa legislazione nazionale, la Germania ha iniziato a impoverire le scorte di medicinali nei Paesi che hanno i prezzi più bassi a causa di standard di vita più bassi”.

Da qui gli interrogativi rivolti alla Commissione da Konečná : l’appena ricordata legge nazionale tedesca è in linea con le regole del mercato interno dell’Unione europea? E la Commissione europea intende trovare una soluzione legislativa alla situazione o fornirà agli Stati membri uno strumento giuridico che potranno utilizzare per proteggersi da questa pratica?

Sarà interessante conoscere la risposta dell’esecutivo europeo, atteso che il nostro Paese è tra quelli che più soffrono i “side effects” negativi prodotti dal parallel trade e che le indisponibilità di farmaci generate da distorsioni distributive continuano a riproporsi (con tutte le loro conseguenze negative), senza che si profilino all’orizzonte nuove misure contrarie in grado di stroncare il fenomeno.

Contro il quale – è opportuno ricordarlo – in sede Aifa ha operato fattivamente già dal 2015 un tavolo intercategoriale che ha sicuramente prodotto risultati positivi, anche in termini di sensibilizzazione e informazione finalizzate a far raggiungere una consapevolezza sul problema a lungo deficitaria. Tavolo che, peraltro, si è  riunito proprio ieri nella sede dell’Agenzia per avviare a conclusione gli ultimi progetti rimasti in sospeso. Lo strumento tecnico, coordinato dal responsabile dell’Ufficio Qualità dei prodotti di Aifa Domenico Di Giorgio era stato infatti reso pleonastico, quanto meno nella sostanza e nel significato, da uno degli ultimi atti della ex ministra della Salute Giulia Grillo, ovvero la costituzione, la scorsa estate, di un tavolo istituzionale sull’irreperibilità dei farmaci costituito dai rappresentanti del ministero e dell’Agenzia e da quelli  “tutti impegnati”  secondo quanto riferiva all’epoca un comunicato del ministero, “nel comune intento di debellare le cause che ciclicamente concretizzano casi di assenza di taluni farmaci di particolare importanza terapeutica per i cittadini”.

Un’iniziativa che, al di là dell’iniziale effetto mediatico, non sembrerebbe aver prodotto alcun esito, se non quello – appunto – di “disattivare” il tavolo tecnico già postivamente operante in Agenzia. A dimostrazione che nel nostro Paese le carenze non riguardano solo i farmaci, ma anche il buon senso.