Farmaci, il Cnb contro le confezioni non ottimali: “Sono fonte di sprechi”

Roma, 20 luglio – Basta con le confezioni maxi o mini di farmaci, con un numero di compresse isuperiore (o inferiore) a quello previste dal ciclo di terapia, che si traduce in una fonte di sprechi per il Ssn e per i cittadini.

A prendere posizione – come già riferito da RIFday lo scorso 4 luglioè stato il Consiglio nazionale di bioetica, con una mozione approvata nella seduta plenaria del 23 giugno e pubblicata ieri sul sito della Presidenza del Consiglio.

“Alcune normative hanno attivato un percorso per la realizzazione di confezioni ottimali di prodotti farmaceutici, anche in forma monodose, proporzionate rispetto alle necessità imposte dal ciclo di terapia” ricorda il testo della mozione. “Malgrado ciò, a tutt’oggi nessun intervento sistematico è stato realizzato e sono ancora molte le confezioni in cui non vi è corrispondenza fra i giorni di trattamento e il numero di unità terapeutiche (pillole, compresse, capsule o altro) in conformità alle prescrizioni mediche”.
Gli esperti del Cnb (la mozione è stata redatta dal presidente vicario Lorenzo d’Avack, dal farmacologo dell’Istituto Mario Negri Silvio Garattini, nella foto, e dal responsabile dell’Unità di Bioetica dell’Iss Carlo Petrini) evidenziano come la maggioranza dei farmaci confezionati in blister spesso contenga un numero di compresse superiore o inferiore del 30%, in media, rispetto al normale ciclo terapeutico per cui viene impiegato.

“Così si costringono i medici a prescrivere e i consumatori ad acquistare una seconda confezione del farmaco o a mantenere in giacenza la confezione, spesso fino alla scadenza del prodotto” si legge nel documento. “Discorso simile per i medicinali in gocce, dato che frequentemente una frazione del contenuto rimane in boccetta inutilizzato”.

Notazioni confermate dall’Aifa, che rileva come finiscano per andare sprecati soprattutto gli antibiotici e a seguire analgesici, sciroppi, farmaci per l’ipertensione e per lo scompenso cardiaco, antiaggreganti e anticoagulanti. Uno sperpero delle risorse pubbliche – denuncia il Cnb – “che potrebbero essere altrimenti utilizzate, ma anche un inutile aggravio per la spesa dei cittadini”.
Il Cnb raccomanda quindi alle istituzioni di “continuare a svolgere una puntuale informazione ai medici e ai consumatori per un uso responsabile e consapevole dei prodotti farmaceutici, proprio a difesa dei consumatori stessi” e di “implementare interventi atti a diminuire lo spreco ingiustificato di farmaci, dato dalle maxi o mini confezioni immesse sul mercato dall’industria farmaceutica”.
Tra le possibili soluzioni individuate dal Comitato, in analogia con quanto avviene in Paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti, la possibilità che “per alcuni prodotti con prescrizione medica, in particolare gli antibiotici, sia il farmacista a preparare confezioni personalizzate, con il numero preciso di compresse o di flaconcini monodose necessari al completamento del ciclo, senza manipolazione del prodotto”.

La mozione – che subito dopo la sua approvazione aveva incassato l’endorsement del presidente della Regione Veneto Luca Zaia –  raccomanda, inoltre, “di estendere al territorio quanto già previsto, in fase sperimentale, per le strutture ospedaliere”.

Per il Comitato nazionale di bioetica serve in ogni caso un cambio di rotta, perché “non è comprensibile che il consumatore sia stato orientato dalle istituzioni all’uso di farmaci generici, nell’intento di contenere la spesa delle famiglie e dello Stato stesso, per poi riscontrare un atteggiamento di indifferenza rispetto ad uno spreco di tali proporzioni”.

 

● Il comunicato stampa con il testo integrale della mozione