Farmaci, primi 9 mesi del 2017 positivi per farmaci generici e biosimilari

Roma, 20 dicembre Prosegue il trend positivo dei farmaci equivalenti, che nei primi nove mesi del 2017 hanno rappresentato il 21,14% del totale dei farmaci venduti in numero di confezioni e l’11,87% in termini di valore, con una crescita dello 0,5%, sia a volumi sia a valori, rispetto al 2016.

Questo il dato di sintesi che emerge dal Report sui trend del mercato italiano di settore da gennaio a settembre 2017, realizzato dal Centro studi di Assogenerici, la sigla dei produttori di farmaci equivalenti.

A fronte dell’arretramento registrato dal totale del mercato farmaceutico retail (Classi A-C) (-0,4% a unità; -1,4% a valori) e dai brand a brevetto scaduto (-1,4% a unità; -2,6% a valori), il segmento degli equivalenti non solo tiene botta ma cresce sensibilmente,  con performance del 3,7% a volumi e del 6,5% a valori.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i consumi di classe A nel periodo gennaio-settembre 2017 le confezioni rimborsate dal Ssn  sono diminuite dello 0,9% rispetto al periodo corrispondente del 2016. Molto più marcata la flessione dei prodotti ancora coperti da brevetto, che hanno registrato un diminuzione del 7,5%. Tiene e cresce, invece,  il segmento  dei farmaci a brevetto scaduto, che  hanno registrano un aumento  pari all’1,9%.

Il Report Assogenerici continua a registrare le sensibili differenze nei consumi legate al territorio: l’analisi dei consumi per aree geografiche  conferma infatti che sono soprattutto le Regioni del Nord del paese quelle che manifestano più attenzione e gradimento per i farmaci equivalenti, che hanno rappresentato, nei primi nove mesi 2017, il 35,2% del mercato a unità e il 24,5% a valori, percentuali notevolmente superiori alle medie nazionali, che sono  rispettivamente del 28,3% e 19,9%. I consumi sono decisamente inferiori al Centro (25,9% a unità e 18,4% a valori) e praticamente si dimezzano nelle Regioni del Sud (20,8% a unità e 14,6% a valori).

Ammonta a 817 milioni la quota versata come differenziale di prezzo dai cittadini che hanno pagare di tasca propria per ritirare in farmacia il farmaco branded al posto dell’equivalente: l’incidenza maggiore a livello regionale si registra in Sicilia (14,3%, per complessivi 83 milioni) e nel Lazio (14,2% pari a 103 milioni di euro). L’incidenza più bassa – e comunque in calo col passare dei mesi – in Lombardia, dove il differenziale versato di tasca propria dai cittadini quota il 10,8% della spesa regionale SSN nel canale retail.

Nel canale ospedaliero, infine, i prodotti equivalenti hanno assorbito nei primi nove mesi dell’anno il 24,5% del mercato a volumi e il 5,8% del mercato a valori, performance  decisamente contenuta a fronte della predominanza assoluta dei prodotti in esclusiva, titolari del 39,7% dei volumi e dell’87,2% del giro d’affari di settore.

Anche per i biosimilari i primi nove mesi dell’anno sono stati positivi, almeno secondo quanto attestano i dati del report dell’Italian Biosimilars Group, il gruppo autonomo di Assogenerici che rappresenta l’industria dei farmaci biosimilari in Italia. Le nove molecole del segmento attualmente in commercio hanno assorbito il 18% del loro mercato di riferimento – rappresentato da Epoetine, Filgrastim, Somatropina, Follitropina Alfa, Infliximab, Insulina Glargine, Etanercept, e dal nuovo arrivato Rituximab –  contro il 13% registrato nel 2016, per un totale di 7,07 milioni di unità di consumo a fronte dei 31,16 milioni di unità dei corrispondenti originator che controllano l’82% dello stesso mercato.

Avanzata vigorosa, in particolare, per tutte le quattro molecole biosimilari in commercio da oltre 3 anni: le Epoetine, che tra gennaio e settembre hanno totalizzato il 66 % a volumi e il 58% a valori; il  Filgrastim, che detiene il   92% del mercato sia a volumi e a valori; la Somatropina che assorbe il 28% a volumi e il 25% a valori; l’Infliximab che detiene il 54% a volumi e il 51% a valori del proprio mercato di riferimento.

Ritmi diversi,  ma comunque positivi, per la  performance delle molecole di più recente registrazione, che risentano chiaramente della temporalità delle gare ospedaliere: il biosimilare dell’etanercept, lanciato nell’ottobre 2016,  a circa un anno dalla  commercializzazione assorbe il 9% a volumi ed il 6% a valori del mercato nazionale della molecola; l’Insulina Glargine, in commercio da febbraio 2016, quota invece il 13% a volumi e il 12% a valori.

Per quanto riguarda i consumi di biosimilari  a livello regionale, l’analisi condotta per le quattro molecole in commercio da almeno tre anni trova al primo posto, a pari merito, la Valle d’Aosta e il Piemonte, con una incidenza dei biosimilari sul mercato di riferimento pari all’82,38%. A Seguire i Trentino (70,46%), la Liguria (68,66%), il Veneto (67,10%).

All’estremo opposto i consumi più bassi si registrano in Calabria (14,00%), Abruzzo e Molise (33,51 entrambe), Marche (39,29%).