Ddl Milleproroghe, emendamento rivede i tetti di spesa dei farmaci

Roma, 5 febbraio – Come già anticipato dal nostro giornale lo scorso 24 gennaio, con un intervento sul disegno di legge di conversione del Decreto Milleproroghe il Governo prova a “riequilibrare” i tetti della spesa farmaceutico, limando quello della convenzionata (dall’attuale al 7,96% al 7,52%) e incrementando per contro quello della spesa per acquisti diretti (ospedaliera, diretta e Dpc), che dall’attuale 6,69% salirebbe al 7,13%.

A segnalare l’avvenuto deposito dell’emendamento governativo in Commissione Bilancio a Montevcitorio è stata un’anticipazione di quotidianosanita.it pubblicata ieri. La misura, che lascerà intatto il tetto complessivo della spesa farmaceutica (14,85% del Fsn), va  incontro alle richieste avanzate dalle sigle dei produttori, che la sollecitavano di tempo, alla luce del maggiore incremento, negli ultimi anni, della spesa per acquisiti diretti, dovuta in particolare ai medicinali ospedalieri (motivazione puntalmente ripresa dalla relazione tecnica alla proposta emendativa).

In buona sostanza, si tratta di una specie di applicazione del principio dei vasi comunicanti, uno spostamento di risorse finalizzato a “rimodulare gli effetti dello sforamento del tetto della spesa per gli acquisti diretti e, conseguentemente, rivedere il tetto della spesa convenzionata”, come spiega ancora la relazione tecnica all’emendamento. A qualcuno il ritocco potrebbe anche apparire modesto, essendo inferiore al mezzo punto percentuale (0,44%, per l’esattezza, in diminuzione per la convenzionata e in aumento per la diretta) ma in realtà vale circa 500 milioni.

Mezzo miliardo di euro che  – se l’emendamento passasse – non saranno più nella disponibilità della spesa che “passa” attraverso le farmacie di comunità pubbliche e private.  Ora, per quanto sia vero – conti alla mano – che la spesa convenzionata resta ormai da anni ben al di sotto del suo tetto (fissato ai tempi nei quali la maggior parte dei farmaci, e con essi la relativa spesa, venivano dispensati in farmacia),  con avanzi che lo scorso anno hanno addirittura toccato i 670 milioni, è evidente che l’indicazione prospettica che emerge dall’emendamento non è di quelle che autorizzino all’ottimismo. Una delle strade obbligate per la sostenibilità del servizio farmaceutico assicurato capillarmente dalle farmacie territoriali, infatti, passa proprio attraverso il ritorno nei loro scaffali dei molti farmaci (e delle relative quote di spesa) che sono stati progressivamante “sottratti” nel tempo, depauperando non solo l’economia ma anche il ruolo e la funzione professionale dei farmacisti territoriali.

L’emendamento governativo in parola, ancorchè “provvisorio” (la misura vale infatti solo per il 2020, in attesa che un decreto del ministero della Salute da adottarsi entro il 30 giugno 2020, individui i “criteri utili al legislatore alla eventuale rideterminazione dei nuovi tetti della spesa farmaceutica”, tenendo in considerazione anche la revisione del prontuario farmaceutico), solleva il legittimo timore che la volontà politica vada in direzione del tutto opposta e che – al netto di impegni e assicurazioni varie rese in diverse sedi e occasioni – non ci sia davvero l’intenzione di sottrarre qualcosa alla spesa diretta. Gli stessi impegni sulla revisione periodica del Prontuario da parte di Aifa, chiamata a redigere l’elenco dei farmaci rimborsabili dal Ssn “sulla base dei criteri di costo e di efficacia, in modo da assicurare su base annua il rispetto dei livelli di spesa programmati” di fatto non garantiscono alcunchè: alla luce del ruolo giocato dalle Regioni in questa partita, è  davvero difficile credere che il livello di governo regionale acconsenta di buon grado a sforbiciare le liste dei farmaci della diretta a beneficio della farmacia.

Può essere che si tratti di considerazioni improntate a un eccesso di pessimismo e la speranza, ovviamente, è quella di essere smentiti. Ma per ora il dato di realtà è che l’emendamento governativo viaggia indiscutibilmente in direzione del rafforzamento della primazia della spesa per acquisti diretti sulla convenzionata.  E non è davvero la direzione auspicata.