Farmaci, conferma dai primi dati 2017: rosso-monstre per la spesa diretta

Roma, 24 luglio –  Più che un buco, una voragine, dentro la quale sprofondano non solo i conti, ma anche le misure per il “riordino” dei tetti di spesa adottate con la manovra 2017 (cfr. RIFday del 12 dicembre 2016): salta il tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti – la vecchia spesa farmaceutica ospedaliera – e salta di brutto, con uno sforamento che nel 2016 è stato pari a1,57 miliardi di euro.

Il rapporto Aifa con il monitoraggio dei dati di spesa farmaceutica del primo trimestre dell’anno in corso (disponibile qui) conferma nella sostanza le previsioni più pessimistiche e registra uno sfondamento del tetto per gli acquisti diretti (fissato come noto nel 6,89% dalla già ricordata manovra 2017) )in tutte le Regioni anche nei primi tre mesi dell’anno, al netto di pay-back e spesa per i farmaci innovativi: il rosso, in soli 90 giorni,  è già arrivato a 554 milioni. Dato che, proiettato su base annua, significa un deficit abbondantemente superiore ai 2 miliardi di euro.

Non basta davvero a riequilibrare le perdite l’andamento lento e sparagnino della spesa farmaceutica convenzionata, che nel 2016 ha segnato 210 milioni meno di quelli preventivati. Un “risparmio” che, letto dal punto di vista delle farmacie, è meno confortante di quanto possa sembrare, perché conferma un’ulteriore “erosione” del ruolo dei presidi territoriali nella distribuzione dei farmaci Ssn.

Il fenomeno (che non ha soltanto effetti economici, ma anche e forse soprattutto  professionali) sembra però registrare una sia pur lievissima inversione di tendenza nel primo trimestre di quest’anno: la spesa farmaceutica convenzionata netta a carico  del Ssn nel periodo gennaio-marzo 2017 si è infatti attestata a 2.145 ml di euro, evidenziando un incremento, rispetto all’anno precedente, pari a + 55 milioni. La lieve crescita registrata nel primo trimestre, annota in ogni caso l’Aifa, “non è costante né nel periodo né in tutte le Regioni”.

Ben dieci Regioni hanno sfondato sensibilmente il budget per gli acquisti diretti, con un’incidenza di questa voce di spesa superiore al 9% contro i 6,89% fissati. Tre hanno addirittura  superato nettamente la soglia del 10%: sono Toscana (con uno scostamento in termini assoluti di +79 milioni, pari a un’incidenza dell’11,38%), Sardegna, (+27 milioni, 10,49%) e Puglia (+60,2 milioni, 10,14%).

Male anche le altre, in ogni caso: soltanto in cinque Regioni lo sfondamento percentuale del tetto del 6,89% si è mantenuto al di sotto del punto percentuale in più: sono Sicilia (7,82%, con un surplus di spesa pari in termini assoluti a 21,3 milioni di euro), Lombardia (7,68%, + 36,8 milioni),  Molise (7,44%, +845mila euro), Trento (7,36%, +1,12 milioni) e Valle d’Aosta, la più virtuosa con un scostamento percentuale minimo (incidenza al 6,97%, appena lo 0,8% in più del tetto prefissato, con 46 mila euro di rosso.

I dati dell’Aifa confermano in modo eloquente la necessità di portare a compimento il prima possibile quella riforma della governance del settore alla quale ministero dello Sviluppo Economico e della Salute, insieme a Regioni, Aifa e le diverse parti interessate dialogano ormai da due-tre anni in appositi tavoli, continuamente ricostituiti e rilanciati senza che però, almeno fin qui, siano arrivati esiti concreti e probanti. Che – per quanto difficile – sarebbe finalmente ora che arrivassero.