Farmaci, al G7 Salute focus sull’emergenza
del traffico illegale

Roma, 6 novembre  – Il counterfeiting farmaceutico, emergenza da tempo nelle agende dei governi di tutto il mondo, è stato uno dei temi caldi del cosiddetto “G7 Salute” a presidenza italiana in corso a Milano, dove si concluderà oggi. E non poteva del resto essere altrimenti, atteso che un’efficace azione di contrasto a un fenomeno in crescita e dalle conseguenze potenzialmente devastanti sulla salute dei cittadini può essere contrastato efficacemente solo con iniziative condivise su scala internazionale. Perché internazionale è la dimensione della rete criminale che, usando il web come strumento operativo (dove meno di un sito su 100, tra quelli che vendono farmaci, è legale) lucra sui bisogni di salute della gente, aggirando con molta velocità e relativa facilità le contromisure delle autorità.

Soltanto in Italia, secondo quanto reso noto dal nucleo recentemente costituito dei carabinieri della nostra agenzia regolatoria, nato con compiti specifici di vigilanza, controllo e intelligence mirati sul settore farmaceutico per monitorare l’intero percorso dei medicinali, il mercato dei farmaci illegali è stimato, per l’anno in corso, in circa 21,6 milioni di dollari, circa 19 milioni di euro.

Una cifra enorme, che certamente è alimentata dalla vendita dei farmaci “performanti”, come quelli per la disfunzione erettile (il 60% del traffico illegale, secondo le stime), ma che ormai vede quote molto significative di farmaci importanti come  oncologici, antidepressivi e antiepilettici. commercializzati al di fuori da ogni controllo medico oppure con la compiacenza (ma sarebbe più appropriato parlare di complicità) di professionisti senza scrupoli.

Sulla dimensione internazionale del fenomeno, e sulla necessità di contrastarlo su identica scala, ha insistito già in apertura di convegno la ministra della Salute Beatrice Lorenzin,  richiamando la necessità di una maggiore cooperazione internazionale, con un lavoro di squadra delle agenzie nazionali e internazionali, a partire  dall’Ema.

L’Italia, in materia, può essere considerata un caposcuola, avendo fin da subito puntato sulla costruzione di una efficace ed estesa rete di sicurezza, mettendo insieme tutte le competenze (Ministero, Aifa, Nas, Agenzia delle Dogane, Ministero dello Sviluppo economico, Antitrust, Guardia di Finanza eccetera) e sulla concertazione e la condivisione tra i Paesi per contrastare il mercato illegale delle medicine, promuovendo iniziative come le varie edizioni di Pangea, l’ultima delle quali (la decima) ha coinvolto  ben 123 Paesi.

Una strada che non va abbandonata ma semmai potenziata, ha ribadito Lorenzin, richiamando la necessità di lavorare su best practice condivise da tutti i Paesi e di individuare nuovi alert e fattori di rischio, come ad esempio la recente “virata” delle organizzazioni criminali cha ha allargato il traffico illegale a medicinali importanti come i già ricordati  antitumorali, antiepilettici e antidepressivi. Una strada che peraltro – ha spiegato la ministra – è l’unica possibile, perché se la scienza compie continui progressi, la criminalità non è da meno e ha la capacità di adattarsi alle novità  con estrema velocità.

Sul fronte delle iniziative di contrasto, l’evento milanese è stato l’occasione per ripercorrere i risultati raggiunti nel nostro Paese, dove dal 2014 fino a settembre 2017 sono state sequestrate 2,4 milioni di confezioni di medicinali illegali, per un totale di quattro milioni tra fiale e compresse. “Tra i crimini più ricorrenti” ha spiegato al riguardo il generale Adelmo Lusi, comandante dei Carabinieri per la tutela della salute “abbiamo registrato commercializzazione di farmaci privi di autorizzazione, ricettazione e incauto acquisto, violazione della normativa sul doping, acquisto in rete di prodotti a base di sostanze psicotrope”.

Una capitolo a parte sono i furti di farmaci dagli ospedali, quasi sempre mirati a prodotti ad alto costo, per la cura di tumori e malattie neurodegenerative. Si tratta di furti effettuati prevalentemente su commissione e che – oltre agli esecutori materiali del crimine – implicano l’esistenza di una rete criminale dove c’è chi si occupa della ricettazione, chi del trasporto, chi dell’esportazione dei farmaci rubati in altri Paesi o del loro riciclaggio dei prodotti nei mercati legali. Una fattispecie criminale che, dopo aver raggiunto picchi davvero preoccupanti tra il 2013 il 2014, le iniziative poste in essere dalla rete di contrasto italiano ha ridotto fin quasi ad azzerarla, scoprendo snodi e modalità operative della criminalità. Ultimo esempio al riguardo, l’operazione che lo scorso giugno a Napoli ha consentito di individuare e assicurare alla giustizia una banda di trafficanti, compresi alcuni operatori del settore titolari di un deposito di farmaci.

Ma, per quanti successi possano essere conseguiti,  contro il traffico illegale dei farmaci non si può davvero mai abbassare la guardia, per gli effetti dirompenti della combinazione tra la pervasività del web (e la difficoltà a controllarlo day by day su scala planetaria) e dell’inventiva e intraprendenza della criminalità,  sempre pronta a immettere sul mercato illegale nuovi prodotti, cavalcando le evoluzioni della domanda sanitaria.  “Nel 2016 tra le segnalazioni gestite dall’Aifa ci sono state copie falsificate di prodotti originali contenenti la tossina botulinica” ha esemplificato al riguardo il DG dell’Aifa Mario Melazzinima anche prodotti illegali per il trattamento delle disfunzioni maschili e farmaci presentati comeintegratori alimentari ma in realtà contenenti sostanze farmacologicamente attive”.

Di tutto e di più, insomma. ecco perché l’unico contrasto possibile ed efficace non può che essere quello condotto in rete tra tutti i Paesi, come dimostrano i casi (con l’Italia sempre nelle vesti di protagonista) che in passato hanno portato a stroncare traffici illegali come quello dell’antitumorale Herceptin, a bloccare il sito di vendite on line “121doc.it” e a ridurre ai minimi termini il fenomeno dei furti di farmaci negli ospedali grazie all’operazione Vulcano, coordinata da Aifa, che grazie alle indagini e alla predisposizione di strumenti web che hanno permesso di bloccare i canali di riciclaggio e i canali illeciti ha di fatto chiuso le principali direttrici di smercio dei farmaci rubati, con l’arresto di decine di persone, diventando un paradigma già sottoposto come white paper in sede comunitaria a Bruxelles.
Sull’emergenza del traffico illegali dei farmaci è intervenuto anche Daniel Burke, dell’Ufficio delle investigazioni criminali della Fda, l’agenzia regolatoria federale statunitense, che ha voluto sottolineare come il fenomeno vada considerato guardando anche al settore finanziario parallelo che, sempre sul web, supporta e copre questi crimini. “Se in passato il principio del ‘follow the money’  permetteva di ricostruire con relativa  facilità i movimenti di denaro e individuare i responsabili dei traffici, l’avvento delle monete elettroniche come i bitcoin o litecoin ha reso tutto più difficile e complicato” ha detto Burke, che non ha risparmiato critiche ai giganti del web. “Se molte società di carte di credito ci hanno aiutato a tracciare gli acquisti illegali di farmaci, che risultavano schermati per esempio come acquisti di altri generi, come le scarpe” ha detto il dirigente Fda “va anche detto che  per anni Google o Amazon si sono messi di traverso,  rifiutandosi di fornirci i dati, fino a quando non sono stati costretti a farlo dalla Corte suprema. I cyber-criminali sono agili e veloci, se non lo siamo almeno altrettanto non abbiamo speranze di sgominare questo traffico”.