Farmaceutica, spesa diretta in rosso di 2 miliardi, la farmacia “risparmia” 500 milioni

Roma, 1 luglio – La spesa farmaceutica ospedaliera (ovvero quello che, con maggiore proprietà, oggi viene definita “per acquisti diretti”) si avvia a registrare, a fine 2017,  un rosso compreso tra i 2 e i 2,3 miliardi. La spesa convenzionata in farmacia, al contrario, sembra destinata a chiudere i conti in territorio positivo, facendo registare un avanzo, a fine anno, compreso tra i 450 e i 550 milioni.

Queste le anticipazioni che – fornendo in anteprima i dati di Quintiles Ims, società leader mondiale nella misurazione e analisi dei mercati farmaceutici- sanità24 fornisce oggi in assoluta anteprima in un articolo di Roberto Turno, per lanciare la loro pubblicazione su Il Sole-24 Ore domani in edicola.

Le stime di Quintiles Ims confermano una tendenza in atto da anni, con la spesa per acquisti diretti in crescita progressiva e sempre oltre il tetto fissato e, per contro, la spesa convenzionata in farmacia stabile o addirittura in contrazione. Un andamento peraltro avvalorato  dai dati Quintiles Ims del primo quadrimestre 2017, che registrano una flessione dello 0,5% della convenzionata lorda da una parte e un balzo in avanti dell’8,7% di quella per gli acquisti diretti,  al netto dei farmaci antiepatite C e oncologici che hanno propri fondi.

I conti “virtuosi” della spesa convenzionata non riguardano però tutte le Regioni: quelle che registrano conti sotto il tetto sono 14 regioni, con “risparmi” che vanno dai 152-186 milioni stimati per l’Emilia Romagna e i 126-155 del Veneto, al  milione nelle Marche. Sei le Regioni che, invece, hanno “sfondato” anche il tetto della spesa convenzianta in farmacia, tutte del Sud: si tratta di Puglia (la peggiore, con un disavanzo che le stime di Quintiles Ims collocano tra i 66 e 80 milioni di rosso) Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria e Sardegna, con “rossi” decrescenti . Quintiles Ims non fornisce invece dettagli sugli sfondamenti regionali della spesa regionale, limitandosi a  prevedere un disavanzo rispetto al tetto complessivo (fissato a 7,7 miliardi di euro) compreso nella già ricordata forbice 2-2,3 miliardi. Disavanzo che – il conto è facile – porterebbe la spesa diretta per farmaci delle Regioni a toccare i 10 miliardi. Con pesanti contraccolpi – annota Turno concludendo il suo articolo –“per le imprese farmaceutiche, su cui pende il ripiano del 50% del deficit”.