Farmacap, mobilitazione “fisica e stanziale” contro i vertici aziendali

Roma, 26 maggio – Si fanno sempre più tesi i rapporti tra i vertici di Farmacap  e i sindacati dei lavoratori dipendenti, che le vicende legate all’emergenza Covid – con le sue fortissime implicazioni in termini di misure per la sicurezza dei lavoratori – non hanno davvero contribuito ad appianare.

Secondo i sindacati, anzi, il comportamento dell’azienda nei confronti delle richieste legittimamente avanzate, anche alla luce dei decreti emergenziali come il Dpcm del 26 aprile (che prevedeva tra gli altri punti  l’attivazione di un comitato aziendale per l’applicazione, la verifica e l’aggiornamento, del “Protocollo nazionale di regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid-19”), è stato largamente deficitario, nonostante tre incontri tra le parti tenutisi a maggio.  “L’azienda non ha accolto parti consistenti delle nostra proposta” denunciano in un comunicato stampa le  rappresentanze aziendali Filcams, Fisascat, UilTucs e Usi “come quelle riguardanti le procedure di sanificazione; la fornitura di Dpi, adeguati al livello di rischio ‘alto’ nelle farmacie (così come considerato dal documento tecnico Inail del 25 aprile scorso), come le mascherine Ffp2 senza valvola, e le procedure di tutela dei lavoratori cosiddetti fragili”.

“L’azienda non sembra capace di garantire le migliori misure di sicurezza e prevenzione per i lavoratori e le lavoratrici, se ne occuperanno gli organi competenti” è il minaccioso annuncio delle rappresentanze sindacali aziendali, che continuano a stigmatizzare il “comportamento poco responsabile” tenuto dall’azienda anche nella fase 2, “dopo la gestione arrogante tenuta per tutta la fase 1 dell’epidemia, infatti: le nostre richieste d’incontro, formulate già dal 10 marzo, sono state ignorate; l’aggiornamento del Dvr, per la gestione del rischio da Sars-Cov 2, è stato realizzato senza consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls); le lettere di ‘contestazione disciplinare’ ai direttori delle farmacie ‘rei’ di aver mantenuto l’erogazione del servizio farmaceutico a battenti chiusi, proprio per la carenza di protezioni adeguate; le diverse omissioni in merito alla gestione dell’emergenza, nelle sedi istituzionali; l’invito ‘a meritarsi’ le prime mascherine (inadeguate) fornite dalla Protezione civile.

A tutto questo,  mentre era in corso il confronto nel Comitato aziendale per l’applicazione delle misure anti-Covid previste dai decreti  emergenziali, a cui partecipano anche i Rls, si sono aggiunti due fatti: il primo è la pubblicazione da parte del direttore generale ad interim dell’azienda di un parere cosiddetto pro-veritate proprio sulla questione dei responsabili dei lavoratori per la sicurezza, che smentisce quanto precedentemente verbalizzato dallo stesso dirigente, nel gennaio 2020, presso l’Osservatorio comunale del Lavoro. In quell’occasione, infatti, il direttore aveva accolto le tesi sindacali della necessità di una presenza in azienda di cinque Rls, commisurata a una realtà aziendale fatta di 45 farmacie sul territorio. Numero che ora, invece, il parere pro veritate richiesto dalla direzione interinale ridimensiona. “Sarebbe importante sapere se e quanto è costato tale ‘parere’, e se la persona che lo ha formulato eserciti ancora la professione di avvocato” è il velenoso commento al riguardo delle Rsa.

Il secondo fatto è l’esito della procedura disciplinare avviata nei confronti dei direttori di farmacia ‘rei’ di aver continuato ad assicurare il servizio a battenti chiusi, nel pieno dell’emergenza, contravvenendo alla diversa indicazione della direzione generale dell’azienda. La questione è stata chiusa – riferiscono i sindacati – con un provvedimento disciplinare di  lieve entità, il  “rimprovero verbale”, che – per quanto  leggero è in ogni caso, almeno a giudizio delle Rsa, “un’ulteriore conferma dell’arroganza gestionale in atto” da parte del DG che (cosa che agli occhi del sindacato rappresenta un’aggravante) è un ex collega direttore di farmacia e che, ciò nonostante, non ha voluto “tenere conto delle 193 firme di colleghi e colleghe che ne avevano chiesto l’archiviazione”.

Il comunicato sindacale chiama in causa però anche le responsabilità dell’amministrazione capitolina, e segnatamente quelle della presidente della Commissione Pari opportunità, Gemma Guerrini, il cui tentativo di mediazione tra le parti, secondo le Rsa,  ha finito per rivelarsi “un maldestro tentativo di sostenere i vertici aziendali, avendo ignorato completamente la nostra richiesta preliminare di ritiro delle lettere di contestazione disciplinare”.

“Il tempo è quindi per noi, scaduto, come dovrebbe essere scaduta da un pezzo la nomina ad interim dell’attuale DG, che va sostituito con una figura esterna di comprovata esperienza formativa e curriculare” conclude il comunicato sindacale, annunciando la ripresa della mobilitazione anche fisica, in forma stanziale, “anche per prevenire  brutte sorprese sul futuro aziendale, che possano scaturire dalla relazione di revisione dei bilanci Farmacap (2013-2019)”.  Bilanci che, per la cronaca, il commissario straordinario Farmacap Marco Vinicio Susanna è tenuto a presentare entro la scadenza ormai vicinissima del 31 maggio.