Farmacap, i sindacati: “Sicurezza di nuovo a rischio, DG va rimosso”

Roma, 31 marzo – Pressioni e intimidazioni per scoraggiare e far desistere i dipendenti dalle misure di sicurezza (su tutte l’erogazione del servizio a battenti chiusi) applicate in Farmacap per proteggere lavoratori e lavoratrici dal rischio epidemiologico da Covid-19, misure assunte  (dopo le reiterate pressioni dei sindacati dei lavoratori) anche a tutela dell’utenza, in coerenza con quanto disposto dai provvedimenti governativi per contrastare l’emergenza sanitaria in corso.

Questa la  denuncia, molto grave, messa nero su bianco in un comunicato stampa dalla Rsa dell’azienda speciale che gestisce le farmacie comunali della Capitale. I rappresentanti sindacali  non hanno davvero remore nell’attribuire alla direzione di Farmacap, affidata ad interim a Emiliano Mancini, ordini di servizio perlomeno discutibili, come quello di disporre la riapertura a battenti aperti delle farmacie e di ridurre sensibilmente le modalità di “lavoro agile” per il settore sociale, anch’esse adottate a protezione dei dipendenti e degli utenti in conformità alle disposizioni governative.

Si tratta di decisioni che, a giudizio del sindacato, non sono compatibili  con le prioritarie necessità di sicurezza e che sono state  assunte nonostante  il servizio svolto a battenti chiusi sia stato “largamente apprezzato dai come misura di tutela della salute” scrive la Rsa. “Il ripristino dei battenti aperti significa una frequenza di sede nell’ordine di centinaia di persone al giorno, in luoghi affatto facilmente areabili”.

La denuncia della rappresentanza sindacale è pesante: “Al settore sociale, capace di svolgere 10.000 telefonate in 10 giorni, a più di 1000 anziani e di svolgere un importante intervento di rete, coordinando l’utenza, con Protezione Civile, Croce rossa e le associazioni per la consegna di farmaci e spesa a domicilio, viene intimato di fare consegna farmaci, solo muniti di guanti e mascherine, senza mezzi adeguati e indicazioni delle modalità operative, nonché di svolgere improbabili consulenze psicologiche de visu, ma con mascherina” scrive infatti la Rsa. Ma è ancora più grave la precisazione successiva, secondo la quale  – di fronte alla “legittima e straordinaria resistenza”  dei dipendenti Farmacap, decisi  a mantenere i provvedimenti di tutela della sicurezza faticosamente ottenuti – “non si sono fatte attendere le pressioni e le intimidazioni, addirittura paventando possibili provvedimenti di carattere disciplinare”.

Tutto questo avverrebbe in presenza di  “una drammatica carenza gestionale dell’Azienda” che sarebbe comprovata da numerose evidenze, come la volontà espressa da parte della direzione generale di voler attivare procedure di solidarietà (RIFday ne ha riferito ieri), in netta controtendenza con l’attuale momento d’emergenza, durante il quale, sostengono i sindacati, “tutti i servizi di Farmacap dovrebbero essere attivi e pubblicizzati, per il ruolo pubblico e sociale svolto”.  In questo quadro, a giudizio della Rsa, “la richiesta di ammortizzatori sociali serve solo a fare cassa, per giustificare le perdite pregresse aziendali. Tra l’altro l’azienda non fornisce i dati di fatturato, a sostegno di questa scelta, alle rappresentanze sindacali aziendali e alle organizzazioni sindacali”.

“Ci chiediamo come sia possibile” scrive al riguardo la Rsa “che l’Assemblea capitolina, gli assessori competenti e la sindaca Raggi possano continuare a permettere questo scempio del diritto e della prevenzione della salute, condividendo la scelta per l’attivazione degli ammortizzatori sociali, senza intervenire”. Quindi l’affondo finale, che si sostanzia in due esplicite richieste: l’immediata rimozione del direttore generale e la nomina di uno nuovo, che deve però essere “verificata finalmente in termini di legittimità e regolarità”  dal Consiglio comunale “con le proprie prerogative”.

Questo per creare una soluzione di continuità nella gestione dell’azienda e impedire che essa,  continuando a essere gestita “in modo marcatamente privatistico” (e ciò, sottolinea il sindacato, quando nello statuto “sono previsti invece ben altri strumenti di coinvolgimento delle/gli utenti, lavoratrici/ori”)  vada incontro al suo de profundis.