Fand: “Presidi diabetici, gare al ribasso non tutelano i pazienti”

 

Roma, 13 febbraio – Basta con le gare regionali per l’acquisto dei dispositivi medici per le persone con diabete. Glucometri, microinfusori, strisce per la misurazione della glicemia, in un corretto iter della cura personalizzata, dovrebbero essere scelti e consigliati ai pazienti, dopo averne individuato tipo di diabete e stile di vita, dal medico curante, che deve poter scegliere i presidi più adatti caso per caso, avendo a disposizione tutta l’offerta di mercato.

A sostenerlo è Albino Bottazzo, presidente nazionale della Fand, l’Associazione italiana diabetici, che in una lettera-appello ai candidati alle prossime elezioni nazionali e regionali,rilancia una polemica in piedi da tempo, da quando la disponibilità gratuita dei presidi per diabetici, estesa a tutti i pazienti senza alcuna distinzione dalla legge 115 del 1987, si

è incrociata con la revisione del Titolo V della Costituzionale del 2001, che ha di fatto lasciato alle Regioni le mani libere nelle modalità di acquisto e distribuzione degli stessi, con i vincoli alla libertà prescrittiva del medico che inevitabilmente ne derivano.

“Il non garantire la personalizzazione della terapia, impedendo al diabetologo di scegliere le diverse soluzioni tecnologiche avanzate” afferma Bottazzo “costituisce un grave abuso, una violazione del principio di equità nel diritto alla salute, nonché un inutile dispendio economico causato da aumentati accessi al pronto soccorso per ipo- e iperglicemie e per conseguenti ricoveri per complicanze in strutture ospedaliere. Infatti, conti alla mano, solo il 4% dei costi sostenuti dai Servizi sanitari regionali è per i dispositivi del diabete, mentre il 50% dei costi diretti del diabete è legato ai ricoveri per complicanze”.

Fand ribadisce dunque il suo pollice verso nei confronti dell’assegnazione della distribuzione di questi presidi medici tramite bandi di gara, che – oltre a non favorire la concorrenza – non consente ai medici di individuare le nuove tecnologie sul mercato e di esercitare appieno il diritto di prescrizione.

“I bandi vengono vinti da chi fa l’offerta più vantaggiosa, cioè da chi offre strumentazione a minor costo, garantendo solo un marchio CE che non è necessariamente indice di qualità” spiega Bottazzo al riguardo. “Soprattutto comporta costi ‘nascosti’, spesso maggiori dei risparmi ipotizzati. Innanzitutto, adottare ogni volta nuovi glucometri ha un costo: il personale dei centri diabetologici deve educare i pazienti al loro utilizzo, creando malumore e dispetto nelle persone più fragili, abituate all’uso di uno strumento di cui hanno già compreso il corretto uso e nel quale hanno fiducia”.

L’assistenza di qualità, scrive il presidente della Fand,  “deve essere garantita a ciascuna persona con diabete, indipendentemente dalla Regione di residenza, mentre adesso c’è diversità di trattamento sia tra Regioni vicine sia tra Asl della stessa Regione. Dove è finita quindi la tanto decantata centralità della persona prevista nel Piano nazionale per la malattia diabetica licenziato solo quattro anni fa? Esistono forse pazienti di serie A e di serie B?

Non è ammissibile”.

Da qui la richiesta di Fand di chiedere una profonda revisione dell’approccio all’acquisizione del materiale indispensabile al controllo della malattia diabetica, in primis nella Regione Lombardia. Siamo malati certamente” conclude  Bottazzo “ma capaci di discernere tra i decisori oculati e quelli che sono solo alla ricerca di fittizi e temporanei risparmi. Siamo pronti a tutelare i nostri diritti, come abbiamo sempre fatto, in ogni legittimo modo”.