Eradicazione dell’epatite C, obiettivo possibile entro i prossimi due anni

Roma, 20 ottobre – Epatite C prossima all’addio? L’eradicazione dell’infezione da Hcv non solo  è possibile, grazie all’arrivo sul mercato di nuovi farmaci, ma potrebbe anche essere molto vicina, al punto da diventare realtà entro i prossimi due anni.

A sostenerlo, a margine del Congresso Nazionale di Salerno della Simit, la Società italiana di Malattie infettive e tropicali, è Massimo Andreoni, ordinario di Malattie infettive all’Università Tor Vergata di Roma (nella foto). “Abbiamo dei farmaci talmente efficaci, da utilizzare in maniera semplice, con brevi periodi e con una sola pasticca al giorno, che si pensa sia possibile trattare un numero sufficientemente ampio di persone per raggiungere questo obiettivo” spiega Andreoni.

“Circa il 90% delle nuove infezioni colpisce persone che fanno uso di sostanze in via endovenosa, Inevitabilmente, quindi, in termini epidemiologici, dobbiamo iniziare a concentrarci su questi soggetti, perché si possa evitare di mantenere vivo questo focolaio epidemico in Italia”.

Secondo studi recenti, che hanno coinvolto anche la Regione Lazio, alcune campagne finalizzate a test rapidi condotti in questa tipologia di pazienti hanno dimostrato che più del 30% dei soggetti si sono dimostrati positivi all’Hcv. Questo sistema aiuta a far emergere il sommerso e potrebbe funzionare. Un altro dato interessante è che anche i soggetti che fanno uso di sostanze per via endovenosa hanno percentuali di risposta positiva al trattamento del 90%, virtualmente equivalenti a quelle della popolazione.

“Questi risultati ci fanno capire che dobbiamo andare verso questa direzione” sostiene Andreoni “e che servono campagne mirate all’individuazione di infetti appartenenti a questo gruppo. è importante, inoltre, creare dei modelli di esempio e di riferimento che stimolino questi individui a sottoporsi al trattamento. La loro decisione di aderire correttamente alla terapia è infatti piuttosto scarsa. Ma prestando una particolare attenzione” conclude l’infettivologo “si potrebbe giungere finalmente all’eradicazione della malattia”.

Nel 2016, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, l’incidenza dell’infezione da Hcv è stata pari a 0,2 per 100mila. Non sono stati osservati casi nella fascia d’età 0-14 anni, mentre l’incidenza maggiore si ha nella classe di età 25-34 anni: 0,3 x 100mila abitanti. La diminuzione di incidenza ha interessato in particolar modo i soggetti d’età compresa fra i 15 e i 24 anni. L’età dei nuovi casi è in aumento, e già da tre anni la fascia di età maggiormente colpita è stata quella di mezzo tra i 35 e i 54 anni.

In coloro che manifestano clinicamente sintomi, l’esordio della malattia è insidioso con anoressia, nausea, vomito, febbre, dolori addominali e ittero. Un decorso fulminante fatale si osserva assai raramente (0,1%), mentre un’elevata percentuale dei casi, circa l’85%, arriva alla cronicizzazione. Il 20-30% dei pazienti con epatite cronica C sviluppa, nell’arco di 10-20 anni, cirrosi e, in circa l’1-4%, successivo epatocarcinoma. Il periodo di incubazione va da 2 settimane a 6 mesi, per lo più è compreso fra 6 e 9 settimane.

“Da gennaio 2015 a oggi abbiamo trattato in Italia più di 94mila pazienti con i nuovi farmaci antiretrovirali, con un alto tasso di successo, con un numero di casi che non ha risposto alle cure che si assesta intorno al 3-5%” conclude Andreoni. “Prevediamo di trattare nei prossimi due anni altri 160mila pazienti, perché questa è la disponibilità che l’Agenzia italiana del farmaco ha dato ai clinici italiani per trattare questa patologia. Stiamo procedendo in maniera rapida ed efficace”.