Enpaf, positivo il bilancio 2017, continua il confronto sulla riforma

Roma, 26 aprile – Il Consiglio nazionale dell’Enpaf, nella sua seduta del 24 aprile, ha approvato il bilancio consuntivo del 2017, chiuso in territorio positivo: la cassa di categoria segna infatti un attivo di 138 milioni di euro, che andranno a incrementare la riserva legale, a garanzia dell’obbligo di legge di mantenere la stabilità finanziaria dell’ente per un arco temporale di 50 anni, assicurando l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per le pensioni.  Il bilancio consuntivo 2017, che sarà disponibile già nei prossimi giorni sul sito Enpaf, conferma dunque la buona salute gestionale e i conti in ordine della cassa di categoria, che come noto è al centro di un vivace dibattito all’interno della professione, con una generalizzata richiesta di introdurre modifiche all’attuale assetto.

Modifiche sulle quali, ovviamente, i vari segmenti della categoria sono tutt’altro che d’accordo, come ha confermato il giro di audizioni che i vertici della cassa hanno condotto nelle scorse settimane, incontrando singolarmente i rappresentanti di tutte le sigle di categoria (con l’esclusione di Federfarma, che però era stata incontrata nello scorso gennaio,  e Fenagifar, che invece non ha risposto alle pur reiterate convocazioni).

Le consultazioni hanno appunto confermato l’esistenza di profonde differenze sulle direzioni da prendere e i correttivi da adottare per riordinare il sistema pensionistico di categoria, che sono state puntualmente confermate nel corso dell’incontro plenario di tutte le sigle, convocate a Roma il 23 marzo scorso.

Anche in questa occasione, Federfarma e Fenagifar si sono fatte notare per la loro assenza. Il sindacato dei titolari  ha giustificato la propria con la calendarizzazione dell’incontro, ritenuta poco felice, troppo a ridosso dell’edizione 2018 di Cosmofarma, conclusasi il giorno prima a Bologna.  Una “quasi” oncomitanza che avrebbe appunto impedito la presenza anche di un solo delegato all’incontro collegiale, che pure la stessa federazione delle farmacie private aveva più volte sollecitato e richiesto.

Fenagifar, invece, non ha ritenuto di far conoscere i motivi della sua defezione. La sigla dei giovani farmacisti, dopo aver declinato i ripetuti inviti a partecipare al giro di consultazioni  singole (“Per ben tre volte”, ha precisato  Lino Imperatore, componente del CdA Enpaf, molto critico – come si dirà èiù avanti – nei confronti del comportamento mantenuto dalla federazione delle associazioni giovanili), ha semplicemente disertato l’incontro, un comportamento stridente con l’appassionato impegno messo in campo per diffondere tra la fine di gennaio e l’inizio dello scorso febbraio una petizione sull’Enpaf contenente “le principali aspettative dei giovani farmacisti”, ovvero – secondo Fenagifar – coloro che “più hanno ragione di chiedere oggi modifiche che portino a concreti miglioramenti in futuro”.

Come si ricorderà, i contenuti di quel documento, articolato in sette punti e oggetto di un’ampia diffusione pubblica, ebbero un riscontro da parte dell’Enpaf, – anch’esso necessariamente pubblico – nel quale venivano sottolineate  l’approssimazione, l’incoerenza e l’illogicità delle proposte avanzate da Fenagifar. La risposta della cassa di previdenza fu volutamente severa nel merito delle questioni:“Spesso la previdenza è il terreno di iniziative e proposte che, in qualche caso, sono frutto di valutazioni senza sufficiente fondamento tecnico” aveva osservato nell’occasione il presidente Emilio Croce. “Le pensioni si basano su numeri e logiche molto stringenti e, per conseguenza, ogni intervento deve essere estremamente ponderato, se non si vuole destabilizzare il sistema, pubblico o privato che sia”. Tuttavia, il presidente Enpaf concludeva le sue osservazioni con l’invito ai rappresentanti della sigla dei giovani farmacisti a un incontro per chiarire ancora meglio il senso delle precisazioni rese via stampa, nella convizione che ciò potesse tornare utile  “ai giovani farmacisti e a tutti i colleghi per comprendere meglio la complessità delle variabili che bisogna considerare per riformare il nostro ente di previdenza.

A quell’invito, però, così come a quelli arrivati successivamente, il presidente di Fenagifar Davide Petrosillo ha sempre risposto negativamente, da ultimo lunedì scorso. Un  comportamento che Imperatore ha voluto appunto stigmatizzare. “Un conto sono i comportamenti sbarazzini ed esuberanti tipici dell’età giovanile, comprensibili anche quando finiscono per sconfinare in qualche intemperanza” afferma il presidente dell’Ordine di Matera. “Un’altra faccenda sono la mancanza di rispetto e di buona creanza, anche istituzionale. Non è certo in discussione il diritto di critica, che ciascuno – in prima fila i giovani – può liberamente e legittimamente esercitare. Ma  la critica, oltre a esigere responsabilità e  un minimo sindacale di conoscenza di ciò di cui si parla, è costruttiva solo quando diventa confronto nel merito e sui contenuti. Gli slogan non bastano e, soprattutto, non servono. E ancora a meno servono i comportamenti capricciosi di chi prima lancia il sasso e poi, non potendo nascondere la mano, pensa di risolvere tutto non facendosi vedere. Da presidente di Ordine, mi sento di dire che forse, nei nostri corsi Ecm, dovremmo inserire anche una riflessione sui doveri della rappresentanza e su come debbano essere responsabilmente esercitati. Alla luce di certi comportamenti, mi sembra ve ne sia davvero un gran bisogno”.

Ma le polemiche su assenti e presenti tutto sono fuorché il cuore del problema. Che era e resta il cosa fare e in quale direzione procedere per dare concretezza alla prospettiva di una riforma dell’Enpaf, che tutta la categoria avverte come una necessità alla quale è giunta ormai l’ora di mettere mano.  Sul punto, come già ricordato, le opinioni sono differenti: la principale linea di confine (e fors’anche di faglia)  è il passaggio dall’attuale sistema a prestazione definita al sistema contributivo. Una prospettiva che lo stesso presidente della cassa di categoria, intervenendo al convegno sul rapporto Adepp sulle casse previdenziali tenutosi lunedì scorso, ha affermato di ritenere ineluttabile.

Al passaggio al contributivo guardano con favore anche i farmacisti delle parafarmacie rappresentati da Lpi, la sigla presieduta da Ivan Ruggiero, il cui principale obiettivo resta quello di perequare le contribuzioni tra titolari di farmacia e titolari di parafarmacia, oggi (almeno a giudizio di Lpi) del tutto a sfavore di questi ultimi. Anche Sinasfa, il sindacato dei farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice, spezza una lancia a favore: “Il sistema contributivo, agganciandola contribuzione al reddito effettivamente prodotto, permetterebbe di tutelare anche le situazioni di maggiore fragilità, come quelle di chi è costretto ad affrontare periodi di disoccupazione o situazioni di attività lavorativa saltuaria, con contratti di breve durata, part time e così via” ha affermato Imperadrice, che ha poi sottolinenato come  – laddove il passaggio al contributivo non si realizzasse – siano comunque necessari e ormai inderogabili correttivi per tutelare gli iscritti più deboli.  

Il Movimento nazionale liberi farmacisti propone invece “una contribuzione retributiva bilanciata, legata per una parte a una quota fissa e per l’altra a reddito”, oltre a ribadire la necessità di  eliminare l’obbligo di iscrizione all’Ente, “slegandolo” da quella all’Ordine provinciale. Richiesta, questa, sostenuta anche da Silvera Ballerini di Conasfa, la federazione delle associazioni non titolari, e dal già ricordato Imperadrice.

Cgil, Cisl e Uil  hanno invece preferito concentrare l’attenzione sulla necessità di affrontare la situazione di emergenza occupazionale che affligge il settore, chiedendo che vengano esclusi in radice interventi che coinvolgano il contributo dello 0,90% a carico delle farmacie, che deve continuare a essere destinato all’intera previdenza di categoria. Opinione diametralmente opposta a quella rappresentata, nonostante l’assenza, dalla Federfarma, che invece punta proprio a rivedere la destinazione dello 0,90% e a intervenire sul contributo soggettivo dei farmacisti titolari, per il quale viene richiesta una sensibile diminuzione. Per l’altro sindacato dei titolari,  Farmacieunite,  è invece necessario assumere misure finalizzate a valorizzare la contribuzione volontaria come strumento per incrementare i trattamenti previdenziali.

Le proposte presentate dalle sigle di categoria toccano ovviamente molti altri punti, anche se il nodo della questione, alla fine, il passaggio o meno al sistema contributivo. “Le posizioni al riguardo delle sigle di categoria, in verità, almeno in qualche caso non sono emerse con la necessaria chiarezza” spiega a RIFday il presidente Croce. “E permangono ancora proposte, come quelle sullo 0,90%, che escono dal perimetro delle competenze regolamentari e possono essere affrontate solo con passaggi legislativi, che sono per definizione problematici nell’istruzione e sempre incerti negli esiti, che possono anche andare in direzione del tutto diversa da quella auspicata. Detto questo, nella speranza che ripeterlo aiuti a caprilo definitivamente e a tenerlo a mente, ripeto quello che è già stato rappresentato dal Consiglio di Amministrazione dell’ente a tutti i rappresentanti di categoria incontrati: l’Enpaf è disponibile a discutere e a intervenire su tutti gli aspetti che rientrano nella sua sfera di competenza, con il solo paletto che non venga pregiudicato l’equilibrio prospettico dei conti”.