Manovra, sì al contributo Enpaf anche per le società di capitali

Roma, 28 novembre – Fumata bianca alla Commissione Bilancio di Palazzo Madama, impegnata nell’esame della legge di bilancio 2017, per l’emendamento (per la cronaca è il n, 45.0.52, nel testo riformulato, a firma dei senatori Andrea Mandelli e Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente e vicepresidente Fofi) che assoggetta le società di capitali, le società cooperative a responsabilità limitata e le società di persone proprietarie di farmacie private, con capitale maggioritario di soci non farmacisti, al versamento all’Enpaf  di un contributo pari allo 0,5% sul fatturato netto Iva, che andrà versato annualmente all’Ente di previdenza dei farmacisti  entro il 30 settembre dell’anno successivo alla chiusura dell’esercizio.

La misura era da tempo oggetto delle reiterate richieste del mondo della farmacia, che aveva provato a chiederne l’inserimento nella stessa legge sulla concorrenza approvata nell’agosto scorso, ovvero il provvedimento che ha sancito il via libera all’ingresso delle società di capitali nella proprietà delle farmacie.

Un tentativo che –  nonostante la fondatezza dell’istanza,  non a caso sostenuta da un ampio e trasversale fronte di schieramenti politici – non era andato a buon fine, contro ogni logica: la professione farmaceutica, infatti, comprensibilmente preoccupata per gli equilibri finanziari del proprio ente previdenziale, non chiedeva altro che venisse adottato per le società di farmacie lo stesso criterio previsto dalla legge 243/04 per tutte le società professionali mediche ed odontoiatriche, in qualunque forma costituite, e le società di capitali operanti in regime di accreditamento con il Ssn, assoggettate appunto al versamento di un contributo pari al 2 per cento del fatturato annuo attinente alle prestazioni specialistiche rese nei confronti del Servizio sanitario nazionale e delle sue strutture operative, senza diritto di rivalsa sullo stesso Ssn.

Ancorché riveduta (il 2% del fatturato è diventato lo 0,5% del fatturato netto Iva) la norma contenuta nell’emendamento alla fine ha ottenuto semaforo verde, grazie anche all’intenso lavoro di sensibilizzazione condotto dagli stessi vertici dell’Enpaf  nei confronti di tutti gli schieramenti politici, con una serie di contatti e incontri diretti. Per tutti, basterà ricordare quello con il responsabile nazionale Sanità del Pd Federico Gelli, che ha subito garantito il convinto sostegno del suo partito.

Sorte meno fortunata per l’emendamento  41.0.51 (testo 2) dedicato alla farmacia dei servizi, anch’esso  firmati da Mandelli e D’Ambrosio Lettieri e oggetto di una riformulazione resasi necessaria per superare il vaglio di ammissibilità. L’emendamento era finalizzato a istituire un Fondo per la farmacia dei servizi “destinato in via esclusiva e diretta a finanziare la remunerazione dei servizi resi dalle farmacie” sulla base di quanto poi disposto dal nuovo accordo convenzionale tra Ssn e farmacie. Al Fondo, alimentato dalle disponibilità dello Stato “per gli interventi strutturali di politica economica, le Regioni avrebbero potuto attingere “nelle more del rinnovo” della stessa convenzione. La proposta correttiva, però, è stata respinta.

Sorte analoga, per restare alle misure di interesse settoriale, ha conosciuto un emendamento a prima firma del senatore  Maurizio Romani (Italia dei valori)  finalizzato ad alleggerire gli oneri di registrazione per i medicinali omeopatici: la misura prevedeva il Ministero della salute, sentita l’Aifa, individuasse entro il 31 gennaio 2018, con proprio decreto, le tariffe relative alle procedure previste anche per i farmaci omeopatici per il rilascio dell’Aic, con importi non superiori al 10% delle somme indicate dall’allegato 1 del decreto del Ministero della Salute 6 dicembre 2016.

Un altro emendamento dello stesso Romani chiedeva invece l’esonero del pagamento del superticket  per gli assistiti con una retribuzione lorda annua che non supera i 35 mila euro, sostituendolo con un contributo  fissato proporzionalmente in base alla classe di reddito di appartenenza. Anch’esso è stato bocciato.

Sempre a proposito del superticket, però, va registrata l’intesa che  governo e maggioranza avrebbero raggiunto sul suo alleggerimento. Secondo quanto riferisce l’agenzia  Askanews, la soluzione è emersa nel corso di un incontro di ieri pomeriggio e prevede “la riduzione dell’incidenza del superticket aumentando le fasce di esenzione a favore delle categorie più deboli”.

Lo ha riferito Giorgio Santini (Pd), aggiungendo che l’emendamento sarà votato oggi  dalla Commissione Bilancio del Senato e prevede “un Fondo con una dotazione iniziale di 60 milioni che poi potrà anche essere incrementata nel passaggio alla Camera”.