Enpaf, Di Piazza: Obbligo contribuzione, per cambiare serve legge

Roma, 18 giugno – È toccata al sottosegretario al Lavoro Stanislao Di Piazza  (nella foto) l’incombenza di rispondere ieri all’interrogazione  della deputata dem Chiara Gribaudo sulla presunta fuga di  iscritti dall’Enpaf a causa di contribuzioni eccessivamente onerose. Ai quesiti posti dalla parlamentare del Pd aveva già fornito una ricca serie di precisazioni lo stesso ente di previdenza di categoria, già all’indomani della presentazione dell’atto di sindacato ispettivo, che risale  alla fine dello scorso mese di gennaio. L’Enpaf ha poi ribadito le stesse, circostanziate informazioni – che destituiscono di ogni fondamento l’asserito calo di iscritti – nella giornata di ieri, via stampa.

Tornando alla risposta dell’esponente di governo, Di Piazza ha in primo luogo premesso che l’Enpaf – trasformato in fondazione di diritto privato ai sensi del decreto legislativo n. 509 del 1994 – è un ente di previdenza che assicura non solo i liberi professionisti titolari di farmacia, ma anche coloro che esercitano la professione sotto forma di lavoro subordinato, i quali sono obbligati al versamento contributivo dell’intera annualità non frazionabile (4.541 euro per il 2020) e, al contempo, sono obbligatoriamente assicurati presso la gestione Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld) dell’Inps. Nello specifico, l’articolo 3 dello Statuto Enpaf prevede che “Sono iscritti d’ufficio all’Ente e tenuti al versamento dei relativi contributi, a norma dell’articolo 21 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 13 settembre 1946, n. 233, ratificato con legge 17 aprile 1956, n. 561, tutti gli iscritti agli Albi professionali dei farmacisti”.
L’ordinamento dell’Ente prevede, peraltro, un’attenuazione dell’imposizione contributiva intera a favore dei farmacisti dipendenti:
riduzione del 33,33 per cento, del 50 per cento o dell’85 per cento del contributo previdenziale intero, con proporzionale rimodulazione del trattamento pensionistico spettante. In caso di temporanea ed involontaria disoccupazione, tale riduzione spetta per un periodo massimo complessivo di 5 anni contributivi; dal 2004, il farmacista dipendente o disoccupato ha facoltà di versare, in luogo della contribuzione previdenziale obbligatoria, esclusivamente un contributo di solidarietà pari al 3 per cento del contributo previdenziale intero che, però, non è utile ai fini del riconoscimento di prestazioni pensionistiche.

Inoltre occorre sottolineare che, a decorrere dal 2004, non è più prevista la restituzione dei contributi per coloro che non hanno maturato i requisiti vigenti presso l’Enpaf e, pertanto, tali somme restano acquisite alla gestione, senza la possibilità di essere utilizzate dagli interessati tramite gli istituti della totalizzazione, del cumulo e della ricongiunzione dei periodi assicurativi, in quanto coincidenti con quelli maturati presso l’Inps.
Dunque, le questioni oggetto del presente atto relative all’obbligatorietà dei versamenti contributivi e alla impossibilità di cumulare o totalizzare la contribuzione versata dai farmacisti silenti implica una revisione dell’attuale rapporto contributivo obbligatorio tra l’Enpaf e i propri iscritti che trae origine da una norma di rango primario e cioè l’articolo 21 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 13 settembre 1946, n. 233, richiamato nello Statuto.
Pertanto, non posso che evidenziare che la risoluzione delle problematiche sollevate potrà essere affrontata eventualmente attraverso un intervento normativo. “Nelle more dello stesso” ha concluso il sottosegretario “assicuro un’attenta vigilanza ministeriale a tutela di tutti gli iscritti alla categoria”.

L’on. Gribaudo, ringraziando il sottosegretario, si è dichiara parzialmente soddisfatta della risposta, dalla quale apprende che il Governo intende impegnarsi nella soluzione del problema segnalato. L’urgenza di un intervento normativo, secondo la parlamentare piemontese,  è dimostrata dalla discrasia che si è determinata tra la legislazione vigente, ormai risalente nel tempo, e le nuove condizioni di mercato, che penalizzano, in modo particolare, i farmacisti dipendenti, spesso giovani, costretti, oltre tutto, a una doppia contribuzione non giustificata, dal momento che i trattamenti pensionistici che saranno loro liquidati saranno al limite della sussistenza.