Enpaf, D’Ambrosio Lettieri si dimette dall’incarico in CdA

Roma, 22 dicembre – Con una lettera inviata al presidente e al CdA dell’Enpaf  il 20 dicembre, il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, vicepresidente della Fofi (nella foto), si è dimesso dal Consiglio di Amministrazione della cassa di categoria, nell’immediata vigilia della seduta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che avrebbe dovuto pronunciarsi sui profili di compatibilità tra la carica di senatore e quella di amministratore di ente previdenziale.

Pronuncia sulla quale, alla luce delle dimissioni di D’Ambrosio, la Giunta ha ovviamente  finito per soprassedere: la vicepresidente della Giunta Stefania Pezzopane, nella sua qualità di coordinatrice del Comitato per l’esame delle cariche rivestite dai senatori, ha informato del passo indietro del senatore pugliese  dalla carica di componente del Consiglio di amministrazione dell’Enpaf, e la Giunta non ha fatto altro che prenderne  atto.

Nella sua lettera di dimissioni, D’Ambrosio, a proposito dell’incompatibilità (questione,  è il caso di ricordarlo, espressamente sollevata dal ministero del Lavoro, uno dei dicasteri che vigilano sulla cassa di categoria) si limita ad affermare di non aver apprezzato le polemiche sollevate sul caso, nonostante “le argomentazioni apportate a conforto dell’assenza di incompatibilità tra le funzioni…. né la sentenza del Tar Lazio relativa alla titolarità delle valutazioni di merito”.

Il senatore esprime quindi il disagio provocatogli dalla dichiarazione con la quale, nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale, il presidente dell’Enpaf Emilio Croce aveva espresso qualche preoccupazione in ordine al rischio che la vicenda, “al di là delle problematiche giuridiche sottese alla compatibilità o meno dell’incarico conferito”, potesse assumere “i contorni di un conflitto con gli organi di vigilanza e con le altre forze politiche di diversa estrazione”.

Da qui la decisione di D’Ambrosio di rassegnare le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione, nonostante tutti gli sforzi fin lì sostenuti, con il pieno sostegno della Fofi, per proporre e affermare la sua candidatura.

Sforzi che, nello scorso mese di settembre, erano culminati nella decisione di ricorrere in via d’urgenza al Tar Lazio contro la decisione, obbligatoriamente assunta dall’Enpaf  per  ottemperare a una precisa indicazione in tal senso del ministero del Lavoro, di convocare il primo dei non eletti al posto del vicepresidente Fofi, in ragione della presunta  sussistenza, asserita dallo stesso Ministero,  di “una situazione di incompatibilità normativa tra l’incarico di componente dell’organo di amministrazione (…)  e lo status di membro del parlamento della Repubblica italiana”.

Il ricorso aveva prodotto prima una sospensione della decisione di sostituire D’Ambrosio con il primo dei non eletti (decreto presidenziale del Tar Lazio n. 4619/17 del 12 settembre) e quindi, nel successivo mese di ottobre, una sentenza degli stessi giudici amministrativi laziali che rimetteva la questione dell’incompatibilità alla competenza della Giunta delle elezioni del Senato.

E proprio quest’organo avrebbe appunto dovuto pronunciarsi sul caso nelle sedute del 20 e 21 dicembre, se il senatore D’Ambrosio – con una decisione tutt’altro che in linea con l’impegno tenace e la ferma determinazione fin lì posti per portare all’interno del CdA Enpaf , con la sua presenza,  la “volontà riformatrice del comitato centrale della Federazione degli Ordini” – non avesse comunicato le sue dimissioni dalla cassa previdenziale di categoria.

Per completezza di informazione, è doveroso aggiungere che, alla vigilia della pronuncia della Giunta delle elezioni sul caso, i rumors provenienti dai diversi gruppi politici convergevano su un ineluttabile esito, quello della incompatibilità. Rimasta in canna solo per effetto della tempestiva lettera di dimissioni di D’Ambrosio.